USA, Pentagono: missili dell’Arabia Saudita finanziati dalla Cina

Pubblicato il 6 giugno 2019 alle 12:17 in Arabia Saudita Cina USA e Canada

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Il governo americano avrebbe, secondo un’esclusiva CNN, ricevuto informazioni dai servizi segreti in merito al finanziamento da parte della Cina del programma balistico dell’Arabia Saudita.

La notizia, diffusa mercoledì 5 giugno, pone una minaccia al tentativo americano di limitare la proliferazione dei missili in Medio Oriente. Secondo quanto riportato dalla CNN, l’amministrazione di Trump non aveva inizialmente condiviso l’informazione con i membri del Congresso. Tale decisione, tuttavia, sembrerebbe aver irritato i membri del partito democratico, i quali avrebbero ricevuto le informazioni da fonti non ufficiali. Di fronte all’omissione da parte del presidente, i democratici avrebbero concluso che le informazioni fossero state occultate di proposito, essendovi stati “numerosi briefing in cui potevano essere divulgate”.

In particolare, le informazioni sembrerebbero riguardare l’espansione dell’infrastruttura balistica dei sauditi, in termini di quantità e di livello tecnologico, possibile grazie ai finanziamenti della Cina. Sebbene il fine ultimo dei sauditi non sia stato reso noto dalle informazioni dell’intelligence americana, le fonti hanno avanzato l’ipotesi che l’espansione missilistica potesse essere un segnale di avanzamento dei sauditi nel loro potenziale programma nucleare militare. Il principe saudita, in riferimento a ciò, aveva espresso che “qualora l’Iran avesse sviluppato una bomba nucleare, l’Arabia Saudita avrebbe fatto lo stesso”.

In tale contesto, la preoccupazione dei membri del Congresso in riferimento ad una potenziale corsa agli armamenti in Medio Oriente sembrerebbe essersi intensificata, insieme al dubbio che l’omessa divulgazione potesse nascondere il tacito consenso da parte di Trump, nel tentativo di contrastare l’Iran. Nel clima di impegno alla lotta alla proliferazione balistica in Medio Oriente professato da Washington, inoltre, le informazioni dell’intelligence sembrerebbero mettere in dubbio l’effettivo impegno, da parte dell’amministrazione Trump, in tale ambito, insieme alla reale conoscenza, da parte del Congresso, delle misure di politica estera adottate.

I dubbi sorgono in un momento di crescente tensione tra il Congresso e la Casa Bianca in materia di Arabia Saudita. L’amministrazione Trump, venerdì 24 maggio, aveva informato i comitati del Congresso americano che avrebbe venduto armi all’Arabia Saudita, agli Emirati Arabi Uniti e alla Giordania per un valore superiore agli 8 miliardi di dollari, contrastando il parere del Congresso che per mesi aveva bloccato le vendite di armi a tali Paesi, a causa di preoccupazioni in materia di possibili violazioni dei diritti umani.

Di fronte a tale annuncio, un gruppo di 7 senatori particolarmente influenti all’interno del Congresso ha dichiarato, mercoledì 5 giugno, che avrebbe forzato le votazioni su 22 risoluzioni, al fine di bloccare la vendita delle armi ai Paesi del Golfo indicati da Trump. Secondo le intenzioni del Capo di Stato, infatti, il Congresso non avrebbe votato per via della dichiarazione dello stato di emergenza nazionale dovuto alle crescenti tensioni con l’Iran, Paese che, per Trump, andrebbe contrastato con la vendita di armi ai tre Paesi del Golfo.

Non si tratta della prima volta che il Congresso e Trump hanno avuto opinioni divergenti in merito alla politica strategica mediorientale. In particolare, all’inizio del 2019, sia la Camera dei Rappresentanti sia il Senato avevano votato a favore della fine del supporto militare americano nella campagna in Yemen, ma il presidente ha posto il veto sulla risoluzione.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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