Spagna: consultazioni al via, la Navarra chiave per la formazione del nuovo governo

Pubblicato il 6 giugno 2019 alle 8:25 in Europa Spagna

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La formazione dell’esecutivo regionale della piccola Navarra, 640.000 abitanti nel nord della Spagna, potrebbe condizionare la formazione del governo nazionale.

L’Unione del Popolo Navarro (UPN), formazione regionalista di centro-destra e socio di maggioranza della coalizione Navarra Suma con Partito Popolare e Ciudadanos, che conta due deputati al Congresso, non scartare di sostenere l’investitura del socialista Pedro Sánchez alla guida del governo se questi si impegna a stabilire una sorta di cordone sanitario attorno al movimento indipendentista basco e a quello catalano. La domanda dovrebbe essere soddisfatta in due scenari: il primo, nella stessa Navarra, dove Sánchez dovrebbe incoraggiare il sostegno del Partito Socialista a un governo di Navarra Suma e respingere l’accordo con nazionalisti e indipendentisti e, il secondo, a scartare qualsiasi patto nazionale che renda il governo centrale dipendente dai secessionisti catalani.

In Navarra dove i socialisti sono seconda forza con 11 seggi, Navarra Suma ha vinto le elezioni con 20 seggi, ma non hanno possibili alleati, mentre i nazionalisti di GeroaBai, 8 seggi, l’estrema sinistra indipendentista di Bildu con 7 seggi, Podemos (2 seggi) e la sinistra (1 seggio) potrebbero favorire la formazione di un esecutivo a guida socialista.

Javier Esparza, presidente di UPN, ha spiegato al re Felipe VI, durante il suo incontro nel round di consultazioni per investire il nuovo presidente del governo, che Navarra Suma è stata formata da UPN, Partito Popolare e Ciudadanos per affrontare il separatismo e far sì nella regione non ci sia più un governo nazionalista e indipendentista, come quello uscente di Uxue Barkos, di GeroaBai, formazione nazionalista dominata dal Partito Nazionalista Basco. “Difendiamo una Navarra leale con un progetto comune che è la Spagna” – ha detto Esparza al Re.

Per questo motivo, l’UPN ritiene “dannoso essere alla mercé delle decisioni del movimento indipendentista basco o catalano”. “Non possono decidere sul futuro di tutti gli spagnoli” – ha sottolineato.

L’UPN, ha aggiunto, è aperta a “esplorare possibili accordi che implicano che il movimento indipendentista non governi in Spagna”. A questo proposito, Esparza non ha escluso la possibilità di sostenere o agevolare l’investitura di Sánchez con un’astensione o votando a favore, ma con una linea rossa, che non vi sia alcun patto tra Partito Socialista, Podemos, Geroa Bai e l’estrema sinistra indipendentista Bildu in Navarra. Inoltre Esparza chiede a Sánchez di non far dipendere il governo centrale dalle formazioni indipendentiste catalane.

Il re Felipe VI ha iniziato il 5 giugno la prima serie di consultazioni per la formazione del nuovo governo. Il 28 aprile scorso il Partito Socialista del premier uscente Sánchez ha conquistato 123 seggi, i popolari 66, i liberali di Ciudadanos 57, la sinistra radicale Unidas Podemos e i suoi alleati regionali 42, la destra radicale di Vox 24, Sinistra Repubblicana di Catalogna 15, Junts per Catalunya 7, il Partito Nazionalista Basco 6, Bildu 4, Coalición Canaria e Navarra Suma 2 ciascuno, il Partito Regionalista della Cantabria e Compromís, formazione regionalista di sinistra di Valencia, 1 ciascuno.

Unidas Podemos chiede di entrare in un governo di coalizione con i socialisti, governo che dovrebbe tuttavia appoggiarsi ad almeno una formazione indipendentista. Pedro Sánchez preferisce governare in solitario con accordi puntuali, ma con 123 seggi gliene mancano 53 per la maggioranza assoluta. Se Sánchez si garantisce il voto favorevole di Unidas Podemos, di Compromís e del Partito Regionalista della Cantabria, le astensioni del PNV, di Coalición Canaria e di Navarra Suma basterebbero a farlo Presidente senza il concorso degli indipendentisti catalani. Ecco perché i due seggi di Navarra Suma diventano di grande importanza.

Importanti settori della società spagnola, gli imprenditori primi fra tutti ma non solo, tuttavia, premono per un’alleanza tra socialisti e liberali, l’unica che garantirebbe una maggioranza assoluta stabile e indipendente da partiti regionalisti, nazionalisti e indipendentisti.

Negli ultimi mesi, Albert Rivera, leader di Ciudadanos ha criticato ferocemente Pedro Sánchez, ritenendo che il suo partito sarebbe cresciuto fino a diventare la formazione egemone del centrodestra. Non è stato così, nonostante il tracollo subito ad aprile (-3,5 milioni di voti, -71 seggi) il Partito Popolare ha superato nettamente Ciudadanos alle europee, alle regionali e alle comunali del 26 maggio. La coalizione tra Rivera e Sánchez dovrebbe offrire a Ciudadanos importanti posti di potere al governo, nei comuni e nelle regioni autonome. I socialisti hanno già offerto ai liberali il comune di Madrid per evitare che Ciudadanos stringa un patto con i popolari e con Vox.

Sia Sánchez che Rivera temono tuttavia i contraccolpi elettorali di un’eventuale alleanza. Ciudadanos teme che un appoggio a Sánchez potrebbe provocare reazioni e rappresaglie di una parte sostanziale del corpo elettorale che ha abbandonato il PP per sostenere Rivera alle ultime elezioni, per cui il leader liberale esita, sebbene abbia abbandonato l’intransigenza pre-elettorale. Sánchez al contempo teme che alleandosi con Rivera si esporrebbe a una dura opposizione “di sinistra” da parte delle formazioni indipendentiste e soprattutto di Podemos, che dopo la serie di sconfitte elettorali subite tra aprile e maggio, potrebbe riconquistare un ruolo di alternativa a sinistra e non di semplice stampella del potere locale e nazionale socialista.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.