Libia: tre bombardamenti, colpito l’aeroporto di Mitiga

Pubblicato il 6 giugno 2019 alle 18:01 in Africa Libia

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L’aeroporto di Mitiga è stato bersaglio di alcuni raid aerei nella mattinata del 6 giugno. Gli attacchi, provenienti dalle forze dell’esercito nazionale libico (LNA) di Khalifa Haftar, non sembrerebbero aver inflitto danni a civili.

Non è la prima volta che tale aeroporto, l’unico funzionante di Tripoli, è nel mirino dell’aviazione di Haftar. Secondo quanto sostenuto dal governo di Tripoli, riportato da ANSAmed, l’obiettivo del bombardamento sembrerebbe essere stato un vecchio aereo militare, il MiG, situato nella sezione militare dell’aeroporto.

In particolare, “il bombardamento dell’aeroporto è avvenuto quando stava per partire un aereo diretto a Ghat per il trasporto di aiuti e scorte di emergenza riservate alle persone colpite dalle alluvioni nella regione”, ha riportato su Twitter il profilo “Operation Volcano of Anger”, gestito dal Governo guidato da al-Serraj (GNA).

Secondo quanto riportato dall’Ufficio media dell’Esercito di Liberazione Nazionale di Haftar, invece, l’obiettivo sembrerebbe invece essere stato un drone turco che era da poco effettuato l’atterraggio presso l’aeroporto. Il motivo di tale attacco sembrerebbe far riferimento al bombardamento subito dalle forze di Haftar poco prima. L’LNA avrebbe ritenuto che l’attacco fosse stato inflitto da parte del drone turco.

L’aeroporto di Mitiga ha in ogni caso dichiarato di aver continuato a funzionare normalmente, dal momento che l’area riservata ai civili non aveva subito alcun danno.

Dopo qualche ora, ha riportato il Libya Observer, il Paese è stato teatro di un ulteriore bombardamento da parte delle forze di Haftar, questa volta contro l’ospedale della regione del Swani, a Sud di Tripoli, ferendo alcuni medici e infermieri.

L’esercito di Haftar ha infine effettuato un terzo bombardamento a Nord-Est della città di Zawiya, ad Est di Tripoli, nei pressi del circolo ippico di Joudaim, ferendo alcuni cavalli.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con Khalifa Haftar. L’Esercito Nazionale Libico di Haftar gode del sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Russia, mentre il Qatar e la Turchia appoggiano il governo di al-Serraj, riconosciuto a livello internazionale.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA. Sino ad ora, il bilancio delle vittime causate da tale operazione è di 510 persone, a cui si aggiungono circa 75.000 civili costretti a fuggire dalle proprie case.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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