Idlib: una tragedia che si ripete

Pubblicato il 6 giugno 2019 alle 18:35 in Medio Oriente Siria

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15 civili sono le vittime complessive di un nuovo attacco avvenuto mercoledì 5 giugno, a Idlib, nel Nord-Ovest della Siria. Tra i responsabili, sia bombardieri russi sia aerei del regime siriano.

In concomitanza col secondo giorno dell’Eid al-Fitr, ovvero la “festa dell’interruzione” del digiuno, celebrata alla fine del mese sacro di Ramadan, la zona cuscinetto istituita da Russia e Turchia è stata interessata nuovamente da un’esclation di violenza. Aerei del regime siriano, il 4 giugno, avevano già colpito la città di Khan Shaykhun, situata nel Sud del governatorato di Idlib. Il nuovo attacco ha invece interessato il villaggio di Kafr Oweid.

Come specificato dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, durante il mese di Ramadan, 26.500 attacchi aerei e via terra da parte russa e del regime siriano hanno causato la morte di circa 300 civili, tra cui 115 bambini. Negli ultimi giorni, dopo un breve periodo di tregua, aerei russi e siriani hanno ripreso a sorvolare i cieli siriani, portando ad almeno 61 il numero di raid che hanno colpito i villaggi dell’area meridionale di Idlib, Latakia e Hama. Inoltre, secondo i dati dell’Osservatorio, dal 30 aprile, data di inizio della nuova ondata di violenza ad Idlib, le vittime sarebbero 1116, tra cui 346 civili e 82 bambini.

In tale scenario, al-Jazeera evidenzia che la situazione di Idlib sembra somigliare all’“olocausto” di Aleppo del 2016 e del Ghouta dello scorso anno. Si tratterebbe del perpetrarsi di una tragedia verso cui la comunità internazionale resta in silenzio ed impotente, anche di fronte alla morte di bambini, ai bombardamenti di ospedali e allo sfollamento di civili.

Nonostante le gravi perdite in termini di vite umane, le scene di guerra in Siria non sono più condannate come in passato, e le ONG hanno perso la speranza di una mobilitazione da parte della comunità internazionale. A tal proposito, il rappresentante della coalizione delle ONG siriane, Mohamed Zahid al-Masri, ha affermato: “Il mondo sta osservando il massacro in corso e resta in silenzio. Le Nazioni Unite non hanno mosso un dito”.

Nella cornice del conflitto in Siria, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011, i dissidenti del regime controllano gran parte della provincia Nord-occidentale. Qui vivono circa 3 milioni di persone ma la metà è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar al- Assad. Nell’autunno 2018, Damasco sembrava voler dare inizio ad un’avanzata verso tale zona, ma la sua campagna è stata frenata dall’accordo raggiunto tra Ankara e Mosca il 17 settembre.

In tale data, Turchia, Russia, Iran e Siria, a Sochi, avevano raggiunto un’intesa, con l’obiettivo di scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti e i civili evacuati dalle altre città. Con tale accordo era stata istituita un’area di 15 – 20 km in cui queste persone, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano.

Con la nuova ondata di violenza di aprile 2019, lo scopo del regime di Damasco, coadiuvato dalle forze russe, è riprendere il controllo di tali territori attraverso una campagna lenta e sanguinosa che si prevede segnerà l’ultima fase della guerra.

Lunedì 27 maggio, è stato registrato il più alto numero di vittime nella regione da quando Damasco ha aumentato gli attacchi. In tale data, 27 civili sono morti in seguito a un attacco contro uno storico sito cristiano nella provincia di Idlib, causando altresì numerosi danni. David Swanson, dell’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite (OCHA) ha riferito che: “Tra l’1 febbraio e il 28 aprile 2019 oltre 32.500 persone si sono spostate tra i governatorati di Aleppo, Idlib e Hama”. Il bilancio totale delle vittime causate dalla guerra civile sarebbe di circa 370.000 persone, oltre a milioni di sfollati.

 

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Consultazione delle fonti arabe e redazione a cura di Piera Laurenza

 

di Redazione

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