Argentina: il prezzo dell’inflazione

Pubblicato il 6 giugno 2019 alle 6:30 in America Latina Argentina

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Negli ultimi anni a Buenos Aires la banconota da cento pesos è diventata una “barriera psicologica” che rifletteva l’impatto dell’inflazione sul consumo quotidiano. Ormai non è sufficiente comprare un chilo di yerba mate, l’infusione tipica dell’Argentina, né una dozzina di brioches, né un menu dei fast food. Ora arrivava il turno del pane: in alcune panetterie della città il chilo ha già superato il tetto dei cento pesos. Dal settore della panificazione si dice che è dovuto alla pressione generata dall’inflazione e dal dollaro sul valore della farina e dicono anche che continuerà ad aumentare con i nuovo aumenti del prezzo della farina.

Cento pesos equivalgono a circa 2 euro al cambio del 6 giugno 2019.

Sui social network serpeggia già il malcontento degli abitanti di Buenos Aires. Diverse persone hanno pubblicato foto e commenti su Twitter. “Alla fine il chilo di pane è arrivato a tre cifre nella panetteria del mio isolato” – ha scritto un utente sul suo account.

Dal settore hanno anche spiegato che il valore del chilo di pane varia in base alle zone. Vicino al centro e nei quartieri più cari, come Recoleta o Palermo, il pane “francese” può raggiungere i 110 pesos. Tuttavia, in altri quartieri più popolari, il pane può ancora essere pagato tra 80 e 90 pesos.

Le fonti consultate dal quotidiano bonaerense Clarín affermano che il valore della farina è la causa diretta dell’aumento del prezzo di un chilo di pane. I panettieri acquistano la farina a 1.000 pesos al sacco. E con una borsa, che contiene 50 chili di farina, si possono produrre circa 55 chili di pane. In media, un panificio ha bisogno di 100 borse (in soldo, 100.000 pesos), per garantire la sua produzione.

José Álvarez, presidente del Centro Industriale dei Panificatori di Buenos Aires, sostiene che i mulini sono responsabili di questo aumento. “È vero che hanno più spese a causa dell’aumento dei prezzi della nafta e dei servizi. Tuttavia, loro a noi fanno pagare la logistica, il trasporto, il prezzo più IVA, mentre loro, quando vanno a comprare il grano, che trasportano su camion, non pagano il nolo e lo caricano al produttore”.

Ávarez inoltre diffida quando i mulini, che producono la farina, assicurano che si stanno adeguando al prezzo internazionale, che è in dollari. “Noi, che viviamo nel paese produttore, paghiamo farina più costosa di quella che si vende negli Stati Uniti, che importa la nostra farina”. 

Da parte sua, Mario Véliz, ex vicepresidente della Federazione argentina dell’industria del pane e affini (FAIPA), ha spiegato che quest’anno la farina è aumentata del 100% e che le panetterie hanno aumentato il prezzo del pane tra il 15% e il 17% . L’uomo d’affari ha spiegato che questo aumento è dovuto alla pressione fiscale, che “sta uccidendo le industrie” e all’aumento generalizzato del prezzo dei servizi. Ha anche spiegato che il prezzo del pane è composto dai valori che seguono: “il 35% del valore della materia prima, il 45% delle tasse e il resto appartiene alla forza lavoro”.

Il prezzo del pane è emblematico in un paese che ha la terza inflazione più alta del mondo. A marzo l’indice dei prezzi al consumo in Argentina era salito del 51,3% rispetto al 2018, un aumento secondo solo a quello dello Zimbabwe (59,4%) e a quello, ormai fuori controllo, del Venezuela, che supera i due milioni percento. Per fare un paragone, l’inflazione media annuale nella regione, Venezuela escluso, è di circa il 3%. Solo nel mese di aprile l’inflazione in Argentina è stata del 3,2%, secondo i dati ufficiali del governo.

Alla fine del 2018, un’inchiesta del quotidiano Clarín aveva svelato che numerosi panifici dei quartieri di Palermo, Colegiales, Recoleta, San Telmo e Barracas, i quartieri centrali e altoborghesi di Buenos Aires, non tenevano esposti i prezzi del pane, semplicemente perché il prezzo aumentava troppo spesso nel giro di brevi periodi di tempo.

Il paniere dei prezzi di una famiglia media di Buenos Aires al di sopra della soglia di povertà, senza calcolare l’affitto, ha raggiunto quasi i 30.000 pesos (596€ al cambio di oggi, 6 giugno). Secondo l’Ufficio Statistico e del Censo della città di Buenos Aires, ad aprile una famiglia tipo (coppia e due figli) ha avuto bisogno di spendere 29.304,12 pesos per non scivolare nella povertà. È il 57,6% (o 10.706,96 pesos) più di un anno fa. Nel frattempo, il limite di indigenza della famiglia è aumentato molto di più, il 61,1% rispetto ad aprile 2018, cioè è passato da 8.914,92 a 14.365,68 pesos.

 

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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