Qatar: a 2 anni dall’inizio del blocco, intensificare le relazioni con l’Iran

Pubblicato il 5 giugno 2019 alle 16:59 in Iran Qatar

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Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, e l’emiro qatarino, lo sceicco Tamim bin Hamad al-Thani, hanno discusso della politica dei Paesi del Golfo a livello regionale, nel corso di una conversazione telefonica di mercoledì 5 giugno, a 2 anni esatti dall’inizio dell’embargo imposto sul Qatar da Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Bahrein ed Egitto.

In particolare, lo sceicco qatarino ha evidenziato il suo desiderio di rafforzare ulteriormente le relazioni bilaterali con l’Iran, in diversi ambiti. Precedentemente, il 3 giugno, Doha aveva già mostrato il suo appoggio a Teheran nel rifiutare le dichiarazioni finali dei vertici della Mecca tenutisi il 30 e 31 maggio, considerando alcuni punti contrari alla politica estera del Paese. Durante tali incontri, i Paesi della Lega Araba e del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) avevano ribadito la necessità di opporsi all’ingerenza iraniana nel Golfo e di rafforzare le proprie capacità nel dissuadere Teheran da altre offensive, oltre alla volontà di far fronte comune contro gli interventi iraniani.

La cosiddetta “crisi del Golfo” ha avuto inizio il 5 giugno 2017, data in cui è stato imposto su Doha un embargo diplomatico, economico e logistico, accusandola di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. Da parte sua, il Qatar, ha respinto le accuse, pur rimanendo in una condizione di isolamento che ha comportato la chiusura dei confini aerei, marittimi e terrestri, l’espulsione dei cittadini qatarini dai Paesi fautori dell’embargo e la chiusura dell’emittente televisiva.

Dopo 2 anni esatti, la crisi continua e il primo ministro del Qatar, Abdullah bin Nasser al-Thani, ha dichiarato che l’unica soluzione è il dialogo. Nello specifico, in un tweet ha affermato che la crisi ha creato una “nuova realtà”, portando altresì nuove crisi che il Paese è riuscito a superare, compiendo passi in avanti verso la realizzazione dei propri progetti ed obiettivi. Il premier ha inoltre ribadito la fermezza della posizione qatarina e dei propri principi.

In tale contesto, la portavoce del Ministero degli Esteri del Qatar, Lulwah al-Khater, in un’intervista ad al-araby al-jadeed ha avvertito che la crisi nel Golfo potrebbe minare il GCC, un attore fondamentale nella disputa delle crisi regionali, e renderebbe le violazioni dei diritti umani un nuovo status quo. Al-Khater ha altresì affermato che tra gli obiettivi dei Paesi fautori dell’embargo, vi sarebbe quello di arrecare danni economici al Qatar e ai propri progetti di sviluppo. Tuttavia, nonostante i diversi tentativi, tali Paesi hanno fallito.

A detta della portavoce, il Qatar non vuole rompere i propri legami con gli altri Stati della regione, in quanto legami “familiari”, ed ha evidenziato l’impegno del proprio Paese a collaborare in ambito militare e di sicurezza, in una cornice di cooperazione araba, islamica ed internazionale. Il Qatar avrebbe di fronte a sé molteplici opzioni tra cui scegliere e starebbe valutando strategie che esulino da una dipendenza dagli altri Paesi della regione. Tuttavia, come riportato da Lulwah al-khater, Doha continua ad essere aperta ad un dialogo costruttivo, nel rispetto della sovranità di ciascun Stato.

Il fratello dell’emiro qatarino, lo sceicco Joaan bin Hamad bin Khalifa Al Thani, ha dichiarato che il Qatar è un Paese che, fin dalla propria istituzione è stato orientato alla crescita e alla costruzione, e proprio i 2 anni di crisi hanno rappresentato uno dei migliori periodi per lo sviluppo in diversi settori. A tal proposito, lo sceicco ha sottolineato che il Paese è al primo posto nell’indice dei Paesi che hanno registrato una crescita economica maggiore negli ultimi 20 anni.

In tale cornice, negli ultimi tempi, Kuwait, Oman e Stati Uniti hanno provato a favorire uno scioglimento della crisi del Golfo. Non da ultimo, il 13 gennaio 2019, il Segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, si è recato a Doha ed ha evidenziato l’importanza di superare la questione per salvaguardare l’integrità ed il ruolo dell’Alleanza Strategica in Medio Oriente (Mesa). Quest’ultima consiste in un patto politico-militare, chiamato anche “NATO araba”, proposto per la prima volta il 20 maggio 2017 dal presidente della Casa Bianca con l’obiettivo di favorire una maggiore sicurezza e stabilità nella regione, alla luce della crescente minaccia iraniana.

Tuttavia, sebbene i tentativi di mediazione, fino ad ora, non abbiano portato a risultati concreti, sembra che anche dal GCC arrivino segnali di un minimo avvicinamento tra Riad e Doha.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

di Redazione

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