Libia: “Migranti sempre più a rischio, smantellare i centri di detenzione”, l’appello di MSF a Italia ed Europa

Pubblicato il 5 giugno 2019 alle 11:27 in Immigrazione Italia Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Medici Senza Frontiere (MSF) ha lanciato un appello all’Italia e all’Europa per effettuare uno smantellamento immediato del sistema dei centri di detenzione in Libia e per attuare un meccanismo di ricerca e soccorso in mare adeguato.

È quanto ha dichiarato il capomissione di MSF per la Libia, Sam Turner, di ritorno da Tripoli, durante una conferenza stampa a Roma, martedì 4 giugno. A suo dire, in Libia sono presenti 5.849 persone detenute arbitrariamente, tra cui bambini, minori non accompagnati e donne che, talvolta, sono costrette a partorire all’interno delle strutture senza ricevere l’assistenza necessaria. “A due mesi di distanza dall’inizio del conflitto a Tripoli, non cessa l’emergenza umanitaria in Libia, dove i combattimenti hanno interessato 10.000 persone, di cui 3.000 migranti e rifugiati che sono bloccati nei centri di detenzione vicino alla linea del fronte”, ha chiarito Turner, il quale ha aggiunto che, lavorando in Libia a capo della missione di MSF, lui e il suo staff hanno potuto documentare le difficili condizioni degli stranieri. A loro avviso, tali luoghi non sono adatti per viverci, in quanto non ci sono né acqua potabile né cibo a sufficienza, accompagnati da condizioni igieniche “terribili”.

Alla conferenza stampa era presente anche il capomissione di MSF a Misurata e Khoms, Julien Raickman, il quale ha riferito che in Libia, nell’area di Misurata, sono presenti strutture dove i migranti, tra cui bambini, vivono in meno di un metro quadrato. Oltre al rischio di epidemie, lo staff teme per la salute mentale dei detenuti, i quali sono costretti a vivere in tali condizioni per mesi e, talvolta, per anni.

Nonostante MSF riconosca l’impegno di alcuni governi, tra cui quello italiano, nell’organizzare corridoi umanitari per far giungere in Italia ed in altri Paesi europei i migranti in maniera legale, tale misura, al momento, ha riguardato un numero troppo limitato di persone, pari a circa 300. Questo quadro preoccupante, dichiara MSF, conferma “il fallimento dei Paesi europei e delle istituzioni nel gestire la situazione in Libia”. Alla luce di ciò, l’organizzazione umanitaria chiede all’Italia e all’Europa di intervenire per smantellare immediatamente i centri di detenzione libici.

Nel frattempo, la UN Refugee Agency (UNHCR) ha reso noto che, sempre martedì 4 giugno, 96 migranti di origine somala, eritrea ed etiope, sono stati ricollocali dal centro di detenzione di Zintan, presso un luogo di raccolta più sicuro. L’agenzia dell’Onu sta fornendo loro cibo, acqua, sostegno psicologico e assistenza medica, insieme a vestiti, kit per l’igiene e lenzuola. Gli stranieri rimarranno presso la nuova collocazione in attesa di essere evacuati definitivamente dalla Libia. Anche la UNHCR ha fatto presente le condizioni critiche in cui versano gli stranieri nei centri di detenzione, i quali sono tutti sovraffollati. Per tali ragioni, le tensioni tra i detenuti stanno aumentando. A Zintan, ad esempio, rimangono ancora 645 rifugiati.

Dal momento che Tripoli, a causa del conflitto in corso, non costituisce un luogo sicuro e adatto per ospitare i migranti, la UN Refugee Agency chiede alla comunità internazionale di effettuare ulteriori evacuazioni dalla capitale. Nel solo mese di maggio, secondo le stime dell’agenzia, la Guardia Costiera libica ha soccorso in mare 1.224 migranti che ha poi riportato in Libia.

Secondo quanto riportato dal quotidiano libico Libya Observer, nella giornata di domenica 2 giugno, sono stati soccorsi dalle Marina libica 158 migranti irregolari in due operazioni separate al largo della costa occidentale. Nella prima operazione, una pattuglia ha individuato 73 migranti, di cui 40 uomini, 25 donne e 8 bambini, insieme a un corpo, il cui gommone è naufragato a 14 miglia da Garabulli. In 25 risultano dispersi. I superstiti sono originari di Sudan, Kenya, Nigeria e Costa d’Avorio. Nella seconda operazione, la Marina libica ha soccorso 85 persone, tra cui 75 uomini, 5 donne e 5 bambini, al largo di Khoms, originari di Sudan, Ciad, Bangladesh, Egitto, Niger, Somalia, Burkina Faso e Libia. A causa dei combattimenti in corso nella capitale, riporta la testata libica, è attesa una nuova ondata di migranti in Europa.

Dopo aver conquistato il Sud del Paese con una campagna antiterrorismo avviata a gennaio, il capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Haftar, il 4 aprile, ha iniziato un assalto a Tripoli, dove le offensive sono ancora in corso. Le autorità tripoline, con a capo il premier Fayez Serraj, hanno risposto all’attacco di Haftar, il 7 aprile, con l’operazione “Vulcano di Rabbia”. Ad oggi, il bilancio delle vittime causate da tale operazione è pari a 150, mentre il numero di sfollati risulta essere 75.000. tale situazione di instabilità e in sicurezza, oltre a costituire un pericolo per i residenti, mette a rischio anche i migranti presenti nel Paese nordafricano all’interno dei centri di detenzione.

Secondo le stime del Ministero dell’Interno italiano, dal primo gennaio al 4 giugno 2019, sono sbarcati sulle coste italiane complessivamente 1.859 migranti. Tale cifra costituisce una diminuzione di oltre l’86% rispetto ai dati registrati nello stesso periodo del 2018, quando giunsero via mare 13.775 stranieri. Le prime cinque nazionalità dei migranti sbarcati sono tunisina, pakistana, algerina, irachena e bengalese. Al 3 giugno, i minori non accompagnati risultano essere 251.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.