Israele: previsti colloqui con il Libano per definire i confini marittimi

Pubblicato il 5 giugno 2019 alle 10:25 in Israele Libano

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Un alto funzionario israeliano, martedì 4 giugno, ha dichiarato che il proprio Paese prevede l’avvio di colloqui con il Libano tra qualche settimana. Tale incontro sarà mediato dagli Stati Uniti e avrà lo scopo di stabilire i confini marittimi tra le due parti.

Secondo quanto dichiarato, il meeting si terrà probabilmente nel Sud del Libano, in un compound delle Forze di Pace delle Nazioni Unite. Tuttavia, Beirut non ha ancora confermato la propria presenza mentre gli USA si sono detti pronti a mediare per risolvere la controversia.

Sin dal 1948, il Libano ha spesso contestato i confini di demarcazione stabiliti nell’area Mediterraneo orientale. Al centro della disputa vi sono 860 km2 di territorio marittimo ricco di idrocarburi, a Sud del Libano. In tale area, negli ultimi anni sono stati ritrovati almeno due giacimenti di gas naturale, elemento che ha alimentato ulteriormente le tensioni.

A tal proposito, il 19 marzo 1978, è nata la missione UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) con la Risoluzione 425 adottata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a seguito dell’invasione del Libano da parte di Israele nello stesso mese. Da parte israeliana, le condizioni poste da tale missione non sono state sempre accettate, fino a quando gli USA non sono intervenuti come mediatori. Washington ha svolto un ruolo di mediazione sin dal 2011 e grazie alla “diplomazia della spola” messa in atto dall’attuale assistente segretario di Stato degli Stati Uniti per gli Affari del Vicino Oriente, David Satterfield, sono stati fatti passi in avanti. Nel 2012, un diplomatico statunitense, Frederic Hof, aveva avanzato una proposta su una possibile linea di demarcazione di confine, secondo la quale il Libano avrebbe ottenuto circa due terzi e Israele un terzo del territorio marittimo conteso.

In tale contesto, inizialmente, da parte libanese erano stati evidenziati elementi positivi circa l’aiuto fornito dal delegato americano, considerato una necessità economica e finanziaria sia per Israele sia per il Libano. Al terzo viaggio di Satterfield, Beirut aveva però espresso riserve a riguardo, sottolineando in particolare l’assenza di un legame tra le negoziazioni e qualsiasi altro dossier aperto, come ad esempio la fornitura di armi ad Hezbollah. Beirut aveva altresì evidenziato un mancato progresso nelle operazioni di pace con Israele, soprattutto in riferimento all’iniziativa di pace araba, intrapresa col vertice arabo di Beirut del 2002.

Come evidenziato da al-araby al-jadeed, l’accordo raggiunto in tale sede si basava sui risultati delle negoziazioni tenutesi sotto l’egida delle Nazioni Unite. Nello specifico, era stata discussa la demarcazione dei confini marittimi, che prima erano confini terrestri in parte legati alla Siria, soprattutto nell’area delle fattorie di Shebaa, ai confini tra il Libano e le Alture del Golan occupate da Israele.

Secondo il funzionario israeliano, che ha richiesto l’anonimato, tra le proposte temporanee avanzate al momento da Israele e Libano, vi sarebbe un sondaggio sismologico sull’area contesa condotto probabilmente dalle compagnie energetiche di ambe le parti operanti nella zona. Tuttavia, il funzionario ha altresì affermato che, nel caso di colloqui, questi riguarderebbero solo i confini marittimi.

La scorsa settimana, il ministro dell’Energia iraniano, Yuval Steinitz, ha dichiarato che il suo Paese è aperto ai negoziati mediato dagli Stati Uniti. Dal canto suo, Satterfield al momento viaggia tra Israele e Libano, nel tentativo di allentare le tensioni, risultate da dispute riguardanti altresì i confini terrestri.

Alcuni deputati libanesi, vicini al presidente del Parlamento, Nabih Berri, hanno confermato che sono stati fatti progressi nell’ambito degli sforzi profusi per risolvere la disputa sui confini. Inoltre, sembra che il Libano sia in attesa risposte dopo aver espresso la propria posizione unitaria sulla questione.

Da parte sua, Israele ha aperto gare d’appalto su 19 zone speciali ad aziende di esplorazione e produzione ma ha evitato di includere in tali gare zone vicine all’area contesa.

I rapporti tra Israele e Libano sono divenuti più tesi tra il 2017 ed il 2018, nell’ambito di esplorazioni di gas naturale nel blocco 9, un’area marittima ricca di gas naturale rivendicata sia da Israele sia dal Libano, dal momento che si trova al confine tra le acque territoriali dei due Paesi, non nettamente definito. Il 14 dicembre 2017, il ministro dell’Acqua e dell’Energia libanese, Cesar Abi Khalil, aveva annunciato che un consorzio, formato da 3 società petrolifere, ovvero l’azienda italiana Eni, quella francese Total e quella russa Novatek, aveva vinto una gara d’appalto per iniziare le esplorazioni volte alla ricerca di gas e petrolio offshore. Uno dei blocchi interessati dalle esplorazioni è il numero 9. In merito all’appartenenza dell’area marittima, il 31 gennaio 2018, il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, aveva definito la gara d’appalto “molto provocatoria” e aveva esortato le aziende internazionali a non partecipare alla gara.

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di Redazione

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