Costa d’Avorio: attivista gira un video rap, scappa in Galles per paura di morire

Pubblicato il 5 giugno 2019 alle 18:15 in Africa Costa d'Avorio

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Un richiedente asilo ivoriano, Joseph Gnagbo, ha dichiarato di essere dovuto fuggire dal proprio Paese per via di un video rap che aveva girato nel 2011 con alcuni attivisti, a supporto dell’allora presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, il quale non accettava la vittoria di Ouattara, attuale capo di Stato, alle elezioni presidenziali del 2010.

A seguito della pubblicazione del videoclip, dal titolo “rimaniamo vigili”, “Attention, Vigilance” in lingua originale, Gnagbo è divenuto un ricercato per i ribelli del governo, supportati dalla Francia. “In quel momento ho deciso di fuggire”, ha rivelato, nonostante avesse ricevuto supporto dai suoi connazionali quando presentò il brano musicale in pubblico ad Abidjan, la città più grande del Paese, circondata dai ribelli. All’interno di Abidjan, secondo quanto riportato dalla BBC, i sostenitori dell’allora presidente Gbagbo si sentivano al sicuro di poter protestare ed esprimere i propri sentimenti.

Proprio in occasione della presentazione del singolo, tuttavia, alcune persone tra il pubblico erano rimaste impassibili, nel tentativo di osservare i dettagli e memorizzare i volti. Non appena i ribelli hanno assediato la cittadina, quelle stesse persone hanno indicato chi fossero i sostenitori di Gnagbo. Da quel momento, l’attivista ha iniziato a nascondersi nelle case dei concittadini, “mantenendo un profilo basso e spiando dalla finestra l’eventuale presenza di uomini armati”.

“Vivevamo in territorio di guerra”, ha aggiunto il richiedente asilo, “E’ lì che ho vissuto i bombardamenti. Vedi i muri tremare e credi che l’intero appartamento possa crollarti addosso”. Durante la guerra, ha raccontato il superstite, “talvolta ci si sentiva sfiorare dai proiettili, si sentiva la morte davvero vicina”.

Dopo essere fuggito, Gnagbo si era inizialmente recato in Marocco, prima di ottenere da parte del Galles l’approvazione della sua richiesta d’asilo, avvenuta nel 2018.

La Costa d’Avorio, Paese dell’Africa occidentale, è stato teatro di una guerra civile durata più di 10 anni, in cui sono morte circa 3.000 persone. Il conflitto scoppiò il 19 settembre 2002, in seguito ad un fallito attentato per spodestare l’ex presidente, Laurent Gbagbo. I combattimenti hanno portato la Costa d’Avorio a dividersi tra ribelli e alleati del governo. Da allora persistono fratture profonde, soprattutto all’interno dell’esercito che è composto da ex ribelli e combattenti lealisti. Gbagbo è stato costretto ad abbandonare il potere nel 2011, dopo essersi rifiutato di accettare la vittoria del presidente Alassane Ouattara alle elezioni presidenziali del 2010.

Il 15 luglio del 2017, alcuni uomini armati hanno attaccato due basi militari in Costa d’Avorio. Il primo assalto ha avuto luogo presso la città di Abidjan, una delle più importanti del Paese; il secondo, invece, si è verificato a Korhogo, nella zona settentrionale del Paese. Secondo quanto riportato da alcune fonti militari, i responsabili appartenevano ai ribelli che in passato avevano tentato di destabilizzare la Costa d’Avorio. L’attacco ha rievocato nel Paese gli anni della guerra civile.

In virtù di tali tensioni, molti giovani ivoriani emigrano in cerca di maggiori opportunità lavorative. Nel 2018, l’Asylum Information Database ha stimato che l’Italia ha ricevuto 1.668 richieste di protezione da parte di cittadini provenienti dalla Costa d’Avorio.

La Costa d’Avorio dispone di una delle economie più prospere del continente africano, la quale, tuttavia, risulta fragile perché basata principalmente sull’esportazione di materie prime. In tale contesto, si rivela particolarmente preziosa la scoperta di alcuni giacimenti di oro nel Paese, confermata martedì 4 giugno 2019.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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