Sudan: aumentano i morti, esercito trova accordo con attivisti

Pubblicato il 4 giugno 2019 alle 9:19 in Africa Sudan

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Il capo del Consiglio militare di transizione del Sudan, il generale Abdel Fattah al-Burhan, ha annunciato di aver trovato un accordo con la principale coalizione di opposizione, al fine di andare ad elezioni entro nove mesi. “Il Consiglio militare ha deciso di interrompere la negoziazione con l’Alleanza per la Libertà e il Cambiamento”, il gruppo che rappresenta gli attivisti nel processo negoziale, “di annullare quanto concordato fino ad ora e di andare ad elezioni entro nove mesi”, ha annunciato il generale.

La dichiarazione, rilasciata martedì 4 giugno, segue l’intervento delle truppe nella capitale del Paese, Khartoum, dove le forze di sicurezza nazionale hanno utilizzato armi da fuoco al fine di reprimere il sit-in organizzato all’esterno del Ministero della Difesa dagli attivisti che chiedevano il trasferimento del potere a un governo civile. L’intervento delle milizie aveva causato almeno 12 morti e numerosi feriti.

Stando però a quanto riportato dagli attivisti, il bilancio delle morti potrebbe risultare differente. I dimostratori, organizzati nell’Associazione dei Professionisti Sudanesi, hanno a tal proposito stimato che le vittime possano essere almeno 35, mentre i feriti possano essere svariate centinaia. Gli attivisti hanno anche riportato che i corpi dei caduti sembrerebbero essere stati dispersi nel Nilo, vicino al luogo scelto per il sit-in, definendo la condotta delle truppe “un massacro sanguinoso”. In tale contesto, hanno dichiarato di ritenere “responsabile il Consiglio militare di transizione” per quanto accaduto.

Anche le Nazioni Unite si sono espresse a riguardo dei fatti del 3 giugno. Il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha dichiarato a tal proposito di essere “allarmato” dai report ricevuti in merito alla condotta delle truppe, specie in riferimento al fuoco utilizzato all’interno di un ospedale di Khartoum. Il giudizio dell’ONU non è tardato ad arrivare. “Ciò che ci è chiaro è che ci sia stato un uso eccessivo della forza contro i civili da parte delle forze di sicurezza nazionale”, ha dichiarato il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, constatando che “alcune persone sono morte, altre sono state ferite”.

Per tale ragione, Guterres ha chiesto alle autorità sudanesi di avviare di investigazioni indipendenti sui fatti, assicurandosi che i responsabili paghino le loro colpe. Il segretario ha inoltre ribadito la necessità di una transizione pacifica verso un governo civile. Secondo quanto riportato da alcuni testimoni, l’area del sit-in sembrerebbe essere stata sgomberata.

Le proteste in Sudan sono scoppiate il 19 dicembre 2018 e hanno causato enormi sconvolgimenti nel Paese. Dopo 16 settimane di proteste di piazza, l’11 aprile di quest’anno l’esercito è riuscito a espellere l’ex presidente Omar al-Bashir, al potere da trent’anni.  Dopo tale evento, le truppe sudanesi hanno dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, a capo del quale venne insediato Al-Burhan, in passato ispettore generale delle forze armate. L’uomo ha fin da subito incontrato i manifestanti nelle strade della capitale per avviare un dialogo, ma tali colloqui sembrano bloccati e le manifestazioni sono diventate più frequenti. Nel corso della protesta del 3 giugno, le forze di sicurezza nazionale avrebbero inizialmente utilizzato del gas lacrimogeno, per poi impiegare granate stordenti per disorientare gli attivisti. A quel punto, i militari avrebbero iniziato a sparare con armi da fuoco, provocando almeno 12 morti e numerosi feriti.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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