Sri Lanka: si dimettono i ministri di fede musulmana, è protesta

Pubblicato il 4 giugno 2019 alle 16:44 in Asia Sri Lanka

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Tutti i ministri di fede musulmana dello Sri Lanka hanno rassegnato le proprie dimissioni dopo aver accusato il governo di non essere riuscito a garantire la sicurezza della comunità musulmana in seguito agli attentati della domenica di PasquaTali attentati avevano fatto insorgere una forte paura tra i musulmani dello Sri Lanka, i quali temevano ulteriori vendette da parte dell’ISIS dopo l’attacco alle moschee in Nuova Zelanda.

La decisione dei ministri arriva a seguito della dura linea dei monaci buddisti del Paese, i quali avevano imposto un ultimatum al governo affinché dimettesse i governatori provinciali e un ministro, tutti di fede musulmana. Ad animare tali richieste, uno dei monaci, Galagoda Aththe Gnanasara Thero, il quale era stato accusato di aver istigato reati contro i fedeli musulmani. Gnanasara era stato rilasciato su amnistia presidenziale lo scorso 22 maggio.

Le richieste dei monaci si erano diffuse tra i cittadini del Paese, al punto tale da causare lo scoppio, lunedì 3 giugno, di alcune proteste nella città di Kandy, a 115 chilometri ad Est dalla capitale, Colombo. “Se i nostri incarichi sono d’intralcio, siamo pronti a rassegnare le dimissioni per la sicurezza della comunità da noi rappresentata”, ha dichiarato in risposta il leader del Congresso musulmano del Paese, Rauff Hakeem, aggiungendo che la comunità musulmana stava pagando un caro prezzo a causa dei crimini commessi da alcuni individui.

Gli ormai ex ministri, ha dichiarato Hakeem, continueranno la loro attività da parlamentari, rinunciando ad ogni incarico ministeriale. “Continueremo a supportare questo governo, ma gli diamo un mese di tempo per completare le loro indagini”, ha affermato il leader musulmano.

Le indagini erano state avviate da parte del governo nei confronti di alcuni politici di fede islamica, sospettati di essere affiliati delle milizie estremiste presenti nel Paese. “Se chiunque di noi dovesse venire giudicato colpevole, saremo pronti ad affrontare qualunque pena, ma gli innocenti non devono essere puniti”, ha dichiarato Hakeem. In risposta alle accuse dei buddisti, a partire dal giorno degli attentati di Pasqua, i fedeli musulmani erano infatti stati vittime di molestie e di attacchi, nonché di incendi dolosi scoppiati all’interno delle loro attività commerciali e abitazioni.

Il 21 aprile 2019, il giorno di Pasqua, lo Sri Lanka è stato teatro di una serie di attacchi terroristici che hanno causato la morte di almeno 290 persone e il ferimento di altre 500. Si è trattato di uno dei peggiori attentati dall’11 settembre 2001. Il ministro della Difesa dello Sri Lanka, Ruwan Wijewardene, ha dichiarato che gli attacchi sono stati una vendetta contro l’attacco alle moschee in Nuova Zelanda dello scorso 15 marzo, in cui il suprematista 28enne Breton Tarrant ha ucciso 50 persone a colpi di arma da fuoco. L’ISIS ha rivendicato le stragi in Sri Lanka tramite l’agenzia Amaq News Agency.

In tale contesto, il monaco buddista Athuraliya Rathana aveva iniziato, sabato 1 giugno, uno sciopero della fame, finalizzato ad ottenere le dimissioni forzate di tre politici musulmani, accusati dallo stesso di essere affiliati del gruppo terroristico degli attentati di Pasqua. A sostegno dello sciopero, alcuni locali commerciali del Paese sono rimasti chiusi nella giornata di lunedì 3 giugno e alcune linee di autobus non hanno prestato servizio.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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