Siria: ancora morti e feriti a Idlib

Pubblicato il 4 giugno 2019 alle 12:16 in Medio Oriente Siria

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Aerei del regime siriano, martedì 4 giugno, hanno continuato a colpire diverse città e villaggi nell’area di Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, causando diversi feriti e la morte di un civile.

Tale attacco coincide con il primo giorno dell’Eid al-Fitr, ovvero la “festa dell’interruzione” del digiuno, celebrata alla fine del mese sacro di Ramadan. Come dichiarato da fonti del fronte di difesa ad al-araby al-jadeed, è la città di Khan Shaykhun, situata nel Sud del governatorato di Idlib, ad essere stata colpita. Un simile bombardamento avrebbe poi interessato un villaggio nell’area di Jabal Zawiya, anch’essa situata nella stessa zona.

Lunedì 3 giugno, le forze del regime aveva colpito con 14 missili anche la città di Kafr Nabl, città appartenente amministrativamente al Governatorato di Idlib e al distretto di Ma’arrat al-Numan, nel Nord-Ovest della Siria, causando gravi danni all’ospedale e ad una panetteria della zona. Al momento, la città è rimasta priva di servizi sanitari. Nella stessa giornata, aerei russi hanno bombardato il mercato della città di Ma’arrat al-Numan, causando la morte di 3 civili, tra cui una donna, e 10 feriti.

Tali notizie giungono in concomitanza con il divieto da parte russa del 3 giugno, verso la promulgazione della dichiarazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu contro la campagna militare intrapresa dal regime siriano. Tale dichiarazione non sarebbe “equilibrata”, in quanto non prende in considerazione le città di Hajin e di Al-Baghuz, situate nella Siria orientale, dove un gran numero di civili è vittima degli scontri tra le forze sostenute dagli Stati Uniti e l’ISIS. La dichiarazione era stata proposta in sede Onu da Kuwait, Belgio e Germania, in seguito a due riunioni di emergenza del Consiglio e alla luce dell’ondata di violenza nella zona controllata dalle fazioni dell’opposizione. In particolare, tutte le parti erano state invitate a tornare al pieno rispetto dell’accordo di cessate il fuoco siglato tra Russia e Turchia il 17 settembre 2018, sottolineando la necessità di “consegnare alla giustizia i trasgressori del diritto internazionale”.

Turchia, Russia, Iran e Siria, il 17 settembre 2018 a Sochi, avevano raggiunto un’intesa, con l’obiettivo di scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti e i civili evacuati dalle altre città. Con tale accordo era stata istituita un’area di 15 – 20 km in cui queste persone, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano del presidente Bashar al-Assad.

Nella cornice del conflitto in Siria, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011, i dissidenti del regime controllano gran parte della provincia Nord-occidentale. Qui vivono circa 3 milioni di persone ma la metà è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive di Assad. Nell’autunno 2018, Damasco sembrava voler dare inizio ad un’avanzata verso tale zona, ma la sua campagna è stata frenata dall’accordo raggiunto tra Ankara e Mosca il 17 settembre.

Tuttavia, a partire dal mese di aprile 2019, una nuova ondata di violenza ha cominciato ad interessare Idlib e la regione circostante. Lo scopo del regime di Damasco, coadiuvato dalle forze russe, è riprendere il controllo di tali territori attraverso una campagna lenta e sanguinosa che si prevede segnerà l’ultima fase della guerra. Il 9 maggio le forze di Assad sono giunte nella città di Qalaat al-Madiq, situata a 80 km da Idlib. Tale azione ha costituito un ulteriore passo in avanti verso la riconquista dell’ultimo territorio siriano dominato dai ribelli. Come riferito dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, questi ultimi si sono ritirati dopo essere stati quasi circondati dall’esercito di Assad.

Lunedì 27 maggio, è stato registrato il più alto numero di vittime nella regione da quando Damasco ha aumentato gli attacchi. In tale data, 27 civili sono morti in seguito a un attacco contro uno storico sito cristiano nella provincia di Idlib, causando altresì numerosi danni. David Swanson, dell’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite (OCHA) ha riferito che: “Tra l’1 febbraio e il 28 aprile 2019 oltre 32.500 persone si sono spostate tra i governatorati di Aleppo, Idlib e Hama”. Il bilancio totale delle vittime causate dalla guerra civile sarebbe di circa 370.000 persone, oltre a milioni di sfollati.

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di Redazione

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