Salvini, Di Maio e la politica estera del governo Conte

Pubblicato il 4 giugno 2019 alle 10:41 in Il commento Italia

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L’Italia rappresenta un attore importante del mutamento internazionale. Negli ultimi cent’anni, ha dato vita a movimenti politici che hanno talvolta cambiato i rapporti tra gli Stati, dopo avere affascinato milioni di persone nel mondo. Il fascismo nacque in Italia nel 1919 e Mussolini affascinò Hitler. Il primo giunse al potere nel 1922; il secondo tredici anni dopo, nel 1933. Dopo la prima guerra mondiale, l’Italia pose le premesse politico-culturali per il grande mutamento delle relazioni internazionali in Europa, poi sfociato nella guerra. Nel 1994, l’Italia è tornata a stupire. Questa volta con il liberalismo. Silvio Berlusconi, un ricco imprenditore carismatico dotato di un grande potere televisivo, fondava Forza Italia, con cui conquistava il governo del Paese in poche settimane. Forza Italia fu fondata il 18 gennaio 1994 e vinse le elezioni il 27 marzo, diventando il primo partito italiano in due mesi. Trump, per alcuni aspetti importanti, è un “clone politico” di Berlusconi e il trumpismo è, per aspetti altrettanto importanti, un derivato del berlusconismo. L’Italia è tornata a stupire l’opinione pubblica internazionale in anni recenti. Beppe Grillo, un comico lanciato dalla televisione, fondava il Movimento 5 Stelle che, in poco tempo, conquistava il governo, il 4 marzo 2018. L’Ucraina è stato il primo Paese europeo a imitare la parabola di Grillo: Zelensky, un comico e presentatore televisivo, è diventato presidente con il 73% dei consensi. Il suo partito ha lo stesso nome della fiction televisiva che lo ha reso celebre, “Servitore del popolo”,  in cui un professore entusiasma gli studenti con discorsi demagogici contro i “cattivi” che rovinano il Paese. Le sue invettive, come quelle di Grillo, sono state pubblicate su youtube e, diventate virali, hanno conquistato l’Ucraina, il 31 marzo 2019.

Tutte le volte che un movimento politico senza storia conquista la guida di un Paese, le relazioni internazionali vengono scosse per due ragioni fondamentali. La prima è che gli Stati stranieri non sanno che cosa aspettarsi; la seconda è che i capi del nuovo movimento, giunti rapidamente al potere, non sanno che cosa fare. Non avendo una storia, non hanno esperienza. Dal momento che le relazioni internazionali sono la parte più complessa e pericolosa della vita politica, perché portano sempre con sé il pericolo potenziale della guerra – sia essa militare o commerciale – ne scaturisce spesso una grande confusione che si traduce in una crescita della tensione. Berlusconi fece eccezione perché si circondò di ottimi professori universitari e di alcuni politici navigati, da cui ebbe la cautela di farsi guidare nella fase dell’ascesa. Così però non è accaduto con il Movimento 5 Stelle, al punto che non sono ancora chiari i suoi orientamenti internazionali. Un’incertezza che si ripercuote su tutto il governo Conte. Anche questo fenomeno è comprensibile: siccome la conquista di un Paese, in pochi mesi, richiede uno sforzo immane per conquistare milioni di elettori, il nuovo movimento si occupa soltanto di politica interna. A ciò bisogna aggiungere che i movimenti che nascono “dal basso” si compongono di capi che vengono “dal basso”, dove non alberga niente di elevato, come la conoscenza. La Lega avrebbe dovuto compensare le mancanze del movimento 5 Stelle, ma così non è stato perché, pur essendo più antico, è diventato il primo partito con una velocità tale da stupire persino Salvini. E così, vinte le elezioni europee, Salvini ha provato a creare un gruppo parlamentare sovranista con l’Ungheria di Orban e il partito pro-Brexit di Nigel Farage, dai quali è stato respinto. La conseguenza è che il primo partito italiano, guidato da colui che sarà quasi certamente il prossimo premier, non sa come collocare l’Italia nell’arena internazionale nel momento in cui è vitale saperlo. Non soltanto perché il futuro della Libia è in parte legato alle alleanze internazionali dell’Italia, ma anche perché la crescita del debito pubblico, per dare impulso alla domanda interna, dovrà essere sostenuta da qualche alleato europeo per evitare le sanzioni della Commissione. Che Salvini abbia ricevuto il “no” di Orban dopo il voto, e non prima, conferma l’analisi e certifica l’incertezza. Ecco perché molti Stati stranieri osservano l’Italia con preoccupazione. S’interrogano, senza molte risposte, sul modo in cui i repentini cambiamenti in politica interna si ripercuoteranno sul piano internazionale. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano in Italia sulla politica internazionale

Articolo apparso sul “Messaggero” nella rubrica Atlante di Alessandro Orsini. Per gentile concessione del direttore

Foto Messaggero

di Alessandro Orsini

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