Vertici della Mecca: il Qatar rifiuta le dichiarazioni finali

Pubblicato il 3 giugno 2019 alle 12:14 in Medio Oriente Qatar

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Il Qatar ha rifiutato le dichiarazioni finali dei vertici straordinari del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) e della Lega Araba, tenutisi il 30 e il 31 maggio a La Mecca, in Arabia Saudita. Nello specifico, il ministro degli Esteri qatarino, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman al-Thani, ha dichiarato che alcuni punti sono contrari alla politica estera del suo Paese.

Le dichiarazioni sono giunte all’emittente televisiva al-Jazeera, domenica 2 giugno. Il ministro qatarino ha espresso riserve circa i comunicati finali prodotti ai margini dei vertici della Mecca ed ha sottolineato che il suo Paese non è d’accordo sui punti riguardanti la questione palestinese. Inoltre, a detta dello sceicco, le richieste della delegazione palestinese sarebbero state ignorate.

Mohammed al-Thani si è poi chiesto se è davvero possibile parlare di unità nella regione del Golfo, alla luce del perpetrarsi del blocco verso il Qatar, sottolineando che i Paesi fautori del blocco, ovvero Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain ed Egitto, hanno fatto pressione su altri membri della regione affinché partecipassero all’embargo. A tal proposito, la Somalia sarebbe stata punita per aver intrapreso relazioni con il Qatar.

Secondo quanto dichiarato, i due comunicati finali dei vertici hanno adottato la politica di Washington contro l’Iran, senza però tener conto degli altri Paesi del Golfo. Inoltre, Teheran sarebbe stata accusata senza alcun cenno ad una politica moderata finalizzata al dialogo. Sul workshop di Manama del prossimo 24 e 25 giugno, il ministro qatariota si è detto favorevole, ed ha evidenziato l’importanza di unire aspetti politici ad aspetti economici. Tale evento, dal titolo “Peace to Prosperity”, è stato indetto dalla Casa Bianca e si tratta di un incontro di carattere economico in cui il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, potrebbe presentare il cosiddetto “accordo del secolo”.

Circa la situazione in Yemen, lo sceicco Mohammed al-Thani, ha dichiarato che il Qatar condanna tutti gli attacchi rivolti ai civili, sia da parte Houthi sia dalla coalizione a guida saudita. Pertanto, ha invitato le parti coinvolte a porre fine immediatamente al conflitto, sottolineando che una soluzione alla crisi politica può essere trovata sedendosi al tavolo dei negoziati.

In risposta alle dichiarazioni del ministro qatariota, il ministro per gli Affari Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash, ha dichiarato: “Sembra che l’accordo iniziale durante il vertice ed il successivo passo indietro da parte del Qatar sia frutto di pressioni sui più deboli o di una mancanza di sovranità, volontà o credibilità”.

Il ministro degli Esteri del Bahrein, lo sceicco Khalid bin Ahmed Al Khalifa, ha evidenziato una partecipazione “debole” e “poco produttiva” da parte del Qatar durante i vertici ed ha specificato che, nell’accordo di difesa congiunta, è stata ribadito il principio di sicurezza per tutti i membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo, in quanto unità indivisibile. Lo sceicco ha poi dichiarato: “Non abbiamo alcun interesse nel prolungare l’embargo verso il Qatar e la conseguente crisi del Golfo. Il popolo qatariota rimarrà parte integrante della società del Golfo, con cui condivide un destino comune”.

I vertici della Lega Araba e del GCC sono stati promossi dall’Arabia Saudita, alla luce dell’escalation di eventi nella regione, scaturiti in particolare dagli attriti tra Stati Uniti e Iran. In primo luogo, sono state condannate le “operazioni di sabotaggio” per mano della milizie Houthi contro navi saudite ed emiratine, verificatesi il 13 maggio a largo delle coste dell’emirato di Fujairah, nei pressi dello Stretto di Hormuz. Altro attacco risale al 14 maggio, in cui gli Houthi hanno lanciato una serie di bombardamenti con droni contro un oleodotto in Arabia Saudita.

Una seconda questione ha poi preso in esame le continue offensive con missili balistici da parte iraniana contro territori sauditi, l’ultimo risalente al 26 maggio, ed il sostegno di Teheran alle milizie Houthi in Yemen.

Pertanto, durante i vertici è stata ribadita la necessità di opporsi all’ingerenza iraniana nel Golfo e di rafforzare le proprie capacità nel dissuadere Teheran da altre offensive. I Paesi partecipanti hanno altresì espresso la propria unità di fronte agli interventi iraniani. Tuttavia, il principio alla base del comunicato finale resta la sicurezza dei paesi del Golfo, considerata il presupposto fondamentale per la stabilità della regione.

La cosiddetta “crisi del Golfo” ha avuto inizio il 5 giugno 2017, data in cui è stato imposto su Doha un embargo diplomatico, economico e logistico, accusandola di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. Da parte sua, il Qatar, ha respinto le accuse, pur rimanendo in una condizione di isolamento che ha comportato la chiusura dei confini aerei, marittimi e terrestri, l’espulsione dei cittadini qatarini dai Paesi fautori dell’embargo e la chiusura dell’emittente televisiva

Negli ultimi tempi, Kuwait, Oman e Stati Uniti hanno provato a favorire uno scioglimento della crisi. Non da ultimo, il 13 gennaio 2019, il Segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, si è recato a Doha ed ha evidenziato l’importanza di superare la questione per salvaguardare l’integrità ed il ruolo dell’Alleanza Strategica in Medio Oriente (Mesa). Quest’ultima consiste in un patto politico-militare, chiamato anche “NATO araba”, proposto per la prima volta il 20 maggio 2017 dal presidente della Casa Bianca con l’obiettivo di favorire una maggiore sicurezza e stabilità nella regione, alla luce della crescente minaccia iraniana.

Tuttavia, sebbene i tentativi di mediazione, fino ad ora, non abbiano portato a risultati concreti, sembra che anche dal GCC arrivino segnali di un minimo avvicinamento tra Riad e Doha.

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di Redazione

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