Sudan: protesta civile. Interviene l’esercito. Almeno 12 morti

Pubblicato il 3 giugno 2019 alle 10:16 in Africa Sudan

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Sono almeno 12 i morti e numerosi i feriti nella capitale del Sudan, Khartoum, a seguito dell’intervento delle forze di sicurezza nazionale, avvenuto  lunedì 3 giugno, nella città che ha visto migliaia di dimostratori tenere un sit-in per richiedere il trasferimento del potere ad un governo civile.

Le forze di sicurezza nazionale avrebbero inizialmente utilizzato del gas lacrimogeno, per poi impiegare granate stordenti per disorientare gli attivisti. A quel punto, i militari avrebbero iniziato a sparare con armi da fuoco, ha affermato Mohammed Alamin, giornalista presente sul luogo, che ha aggiunto sui militari: “hanno ora il controllo della maggior parte dell’area del sit-in ed hanno raso al suolo i punti di rifugio improvvisati. Gran parte degli attivisti è ora dispersa. Le truppe stanno ostacolando l’accesso all’area del sit-in con veicoli militari al fine di impedire il ritorno degli attivisti sul luogo della protesta”.

Le parole di Alamin sono state confermate da Mohammed Elmunir, uno degli attivisti, che ha aggiunto: “Le persone sono ora molto arrabbiate. Non sanno cosa potrebbe accadere successivamente. Gli attivisti si sono sparsi per le vie della città e stanno bloccando le strade dei loro quartieri. Chiediamo che i rivoluzionari di tutti i quartieri, villaggi, città e cittadine del Sudan scendano nelle strade ed inizino a marciare, bloccando strade, ponti e porti. Chiediamo una disobbedienza civile che sia finalizzata a far cadere il governo militare e che completi la nostra rivoluzione”.

Le proteste in Sudan sono scoppiate il 19 dicembre 2018 e hanno causato enormi sconvolgimenti nel Paese. Dopo 16 settimane di proteste di piazza, l’11 aprile di quest’anno l’esercito è riuscito a espellere l’ex presidente Omar al-Bashir, al potere da trent’anni.  Dopo tale evento, le truppe sudanesi hanno dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, a capo del quale venne insediato Al-Burhan, in passato ispettore generale delle forze armate. L’uomo ha fin da subito incontrato i manifestanti nelle strade della capitale per avviare un dialogo e ascoltare le loro richieste. Da metà aprile, sono stati inoltre avviati una serie di negoziati tra la parte civile e quella militare per favorire la formazione di un governo misto. Tali colloqui, tuttavia, sembrano bloccati e le manifestazioni sono diventate più frequenti da quando è iniziato il mese sacro musulmano del Ramadan, il 6 maggio. La tensione è altissima. Gli attivisti hanno fatto sapere che le proteste continueranno finché non verrà formato un governo di transizione regolare, come sancito dalla Dichiarazione della Libertà e del Cambiamento firmata da vari gruppi politici e professionali a gennaio 2019.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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