Perù: la lotta contro l’estrazione illegale di oro

Pubblicato il 3 giugno 2019 alle 6:10 in America Latina Perù

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La lotta contro l’estrazione illegale di oro in Perù è entrata in una nuova fase con l’istituzione di basi militari nell’Amazzonia peruviana. L’idea delle autorità di Lima è di pattugliare i giacimenti auriferi e impedire operazioni minerarie illegali.

Il paese occupa il sesto posto nel mondo e il primo in America Latina nella classifica dell’estrazione di oro; tuttavia, circa un quarto del volume totale dell’oro estratto è illegale. L’aumento dei prezzi dell’oro e l’aumento della domanda hanno portato a una significativa riduzione della superficie forestale. La deforestazione in Perù è triplicata dal 2008 a oggi: 12.000 ettari di foresta in meno solo nel dipartimento di Madre de Dios.

L’estrazione illegale, infatti, è concentrata nell’area di La Pampa, nel dipartimento di Madre de Dios, nel sud-est del Perù, circa 300 chilometri a est di Cusco, una zona dove non c’è altro modo di guadagnarsi da vivere che non sia lavorare alle miniere d’oro, legali o meno. Secondo alcune stime, i profitti superano le entrate derivanti dal traffico di droga, cosicché gli imprenditori locali non intendono rinunciare a questo tipo di attività.

All’inizio di febbraio è stata lanciata dalle forze di sicurezza peruviane una maxi-operazione, con 1200 poliziotti e 300 soldati, contro i minatori illegali. Le operazioni precedenti si erano concluse con un fallimento: proprio quando i militari sono comparsi sul campo, i minatori sono fuggiti per tornare più tardi nei siti di estrazione. Proprio per questa ragione Lima ha deciso di stabilire basi militari nell’Amazzonia, come seconda fase della maxi-operazione.

Per secoli il modo di estrarre l’oro, in Perù, non è mai cambiato. Per prima cosa i cercatori scavano un buco sulle rive del fiume dove viene pompata l’acqua. Poi si filtra il fango che ne fuoriesce con uno spesso tappeto sintetico. Le particelle d’oro mescolate alla sabbia rimangono sul tappeto. Questo composto viene messo in una botte, vi si aggiunge il mercurio e il tutto viene mescolato con i piedi senza alcuna protezione. Il mercurio agglutina le particelle d’oro e le converte in palline. Alla fine i minatori riscaldano questi palline e il mercurio evapora, lasciando l’oro puro. A causa di questo processo, tutte le fonti d’acqua circostanti sono avvelenate dal mercurio, i pesci muoiono, decine di migliaia di ettari di foresta sono stati distrutti e la popolazione locale soffre le conseguenze dell’avvelenamento da mercurio, o diretto perché lavorano senza protezione, o indiretto perché bevono acqua o mangiano pesce con altissime quantità di mercurio.

Nonostante condizioni di lavoro così pericolose, molte persone si trasferiscono in questa regione da altre zone del paese per guadagnarsi da vivere anche a rischio della propria vita. Effetto collaterale di questa migrazione interna è la tratta delle donne. Le donne sono spesso attratte nella zona con false promesse di lavoro e quindi sfruttate sotto la minaccia dello sfruttamento sessuale. Nel quadro della maxi-operazione lanciata a febbraio, 44 donne sono state liberate dalle forze dell’ordine.

La polizia sta effettuando regolari incursioni e arrestando i minatori illegali, ma questi stanno abbandonando i loro siti e stanno cercando nuove aree per estrarre l’oro, lasciandosi alle spalle “un panorama di rovine”, secondo la denuncia del presidente Martín Vizcarra, che il 18 maggio scorso ha visitato Madre de Dios, lanciando un appello per la salvaguardia dell’Amazzonia peruviana.

L’operazione lanciata dal governo di Lima dovrebbe protrarsi almeno fino al 2021.

 

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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