Libia: una donna e un bambino morti in mare, 25 i dispersi

Pubblicato il 3 giugno 2019 alle 12:08 in Immigrazione Libia

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Una donna ed un bambino sono affogati a largo della costa della Libia, domenica 2 giugno, mentre i dispersi ammontano a circa 25, a fronte dei 73 migranti tratti in salvo dalla Guardia Costiera libica a seguito dell’allarme lanciato da un peschereccio.

L’imbarcazione su cui erano a bordo i migranti, ha spiegato il portavoce della marina militare del Paese, Ayoub Kacem, è stata assaltata da ignoti e lasciata priva del motore. Si trovava a circa 14 miglia da Garabulli, ad Est dalla capitale, quando ha iniziato ad imbarcare acqua, per poi affondare.

Tra i 73 migranti tratti in salvo vi erano 40 uomini, 25 donne e 8 bambini, provenienti da Costa d’Avorio, Kenya, Nigeria e Sudan. La Guardia Costiera libica, sulla base delle testimonianze dei superstiti, ha aggiunto che si stima che l’imbarcazione trasportasse tra le 80 e le 100 persone, portando ad un massimo di 25 i migranti dispersi.

Secondo quanto riportato da Al-Arabiya English, la Libia è uno dei principali punti di partenza per i migranti che cercano di raggiungere le coste europee. Nell’ultimo anno, circa 20.000 persone hanno attraversato il Mar Mediterraneo, mentre i morti e i dispersi superano le 500 persone, secondo le stime dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano, Enzo Moavero Milanesi, ha espresso la posizione del Paese sull’immigrazione, affermando di essere “convinto che i corridoi umanitari per i rifugiati siano l’unica soluzione. I rifugiati che hanno diritto all’asilo non possono essere lasciati nelle mani dei trafficanti di esseri umani. D’altronde nessuno dovrebbe essere lasciato nelle mani di queste organizzazioni criminali”. In merito al rapporto con la Libia, Milanesi ha aggiunto: “Grazie al supporto concreto dell’ambasciata a Tripoli che è aperta e operativa, ed è rimasta sempre aperta operativa, noi abbiamo dato sostegno alle organizzazioni internazionali e in collaborazione con loro che abbiamo attivato i corridoi umanitari”.

Il ministro degli Esteri ha poi commentato l’instabilità in Libia, sottolineando che “non si può pensare che un solo Paese, per quanto vicino, possa portare la stabilizzazione”. In merito a ciò, ha aggiunto: “La situazione in Libia è di estrema difficoltà, probabilmente l’azione necessita di una pazienza notevole, ma soprattutto di una collaborazione internazionale più vasta. Occorre in particolare un impegno molto più attivo e visibile dell’Unione europea”.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a completare una transizione democratica e, ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo con sede a Tripoli, guidato dal premier Fayez al-Serraj, è appoggiato da Onu, Italia, Turchia e Qatar. Il secondo governo ha sede a Tobruk, ed è appoggiato da Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Francia. Il suo uomo forte è il generale Khalifa Haftar, capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). L’assenza di una guida politica unitaria in grado di controllare efficacemente le coste e l’intero territorio nazionale ha fatto sì che, negli ultimi anni, la Libia sia diventato il principale porto di partenza dei migranti intenzionati a raggiungere l’Europa.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

 Jasmine Ceremigna

 

di Redazione

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