Inizia una nuova fase politica in El Salvador: s’insedia Nayib Bukele

Pubblicato il 3 giugno 2019 alle 7:57 in America Latina America centrale e Caraibi

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Nayib Bukele si è insediato come presidente di El Salvador per il periodo 2019-2024 in una cerimonia nella piazza Capitán General Gerardo Barrios, nel centro storico della capitale San Salvador.

Bukele ha giurato nelle mani del presidente dell’Assemblea legislativa, Norman Quijano, che successivamente gli ha imposto la fascia presidenziale davanti a centinaia di persone, tra cui sei leader latino-americani e moltissimi comuni cittadini.

A 37 anni, l’ex sindaco della capitale è diventato il più giovane presidente della tappa democratica salvadoregna e il sesto presidente di prendere l’esecutivo dopo la firma degli accordi di pace, che conclusero dodici anni di guerra civile tra i guerriglieri marxisti del Fronte Farabundo Martí di Liberazione Nazionale, l’esercito salvadoregno e gli squadroni della morte di estrema destra (1980-1992).

Dopo Bukele, sempre nelle mani di Quijano ha giurato il nuovo vicepresidente, Felix Ulloa, ex magistrato del Tribunale Supremo Elettorale (TSE).

Con questo atto, il piccolo paese centroamericano ha completato la sua seconda transizione politica nella fase democratica. La prima avvenne nel 2009 con l’arrivo al potere di Mauricio Funes, promo esponente della ex guerriglia del Fronte Farabundo Martí di Liberazione Nazionale (FMLN) ad assumere la presidenza, dopo 20 anni di governi di destra.

Con l’insediamento di Bukele si consuma la rottura del sistema bipartitico, con l’alleanza nazionalista repubblicana di destra (Arena) e il partito di sinistra FMLN, il partito che espulse Bukele nel 2017, che si sono contesi il governo del paese per oltre trent’anni. 

Inizia, dunque, una nuova fase politica. Bukele, alla guida della Grande Alleanza per l’unità nazionale (GANA), formazione liberale di centro-destra, assume la guida del paese tra le grandi aspettative della popolazione: porre fine alla violenza delle bande, smantellare la corruzione e migliorare la situazione economica. Questi problemi hanno portato il suo predecessore, l’ex comandante della guerriglia del FMLN Salvador Sánchez Cerén, a concludere il suo mandato come il presidente più impopolare fra le ultime cinque amministrazioni, secondo un sondaggio pubblicato di recente.

Hanno partecipato all’evento i presidenti della Bolivia, Evo Morales, dalla Colombia, Iván Duque, dal Costa Rica, Carlos Alvarado, di Panama, Juan Carlos Varela, dalla Repubblica Dominicana, Danilo Medina, e dal Guatemala, Jimmy Morales, nonché dal segretario generale del Fronte Polisario del Sahara Occidentale, Brahim Gali.

Erano presenti inoltre i vicepresidenti dell’Ecuador e del Paraguay, Otto Sonnenholzmer e Hugo Velázquez, nonché delegazioni di numerosi paesi, tra cui quella degli Stati Uniti, guidata dal segretario al Commercio Wilbur Ross, e della Spagna, guidata da Manuel Cruz, presidente della Senato .

Con una decisione che segna sin dall’inizio le intenzioni del nuovo capo dello stato in politica estera i capi di stato dell’Honduras, Juan Orlando Hernandez, del Nicaragua, Daniel Ortega, e del Venezuela, Nicolás Maduro, definiti come “dittatori” da Bukele, non sono stati invitati.

A comunicarlo lo stesso presidente lo scorso 10 aprile su twitter: “L’informazione è corretta – scriveva Bukele quando si è incontrato con i diplomatici stranieri per discutere della cerimonia d’insediamento –  Hernández, Ortega e Maduro non sono stati invitati”. La decisione di rompere con Caracas è particolarmente significativa. Durante i governi di Funes e Sánchez Cerén, la vicinanza politica tra il Fronte Farabundo Martí e il chavismo, aveva garantito al paese centroamericano petrolio a prezzi di favore. In cambio San Salvador ha sostenuto Caracas in tutti le istanze internazionali, dall’ONU all’Organizzazione degli Stati Americani.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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