La Cina e le due Coree: scenari che cambiano

Pubblicato il 2 giugno 2019 alle 11:15 in Asia Cina

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Il ruolo della Cina sulla penisola coreana sta cambiando, come conseguenza dell’aumento della sua influenza marittima a livello globale e della diminuzione di quella degli Stati Uniti sull’Asia-Pacifico. Questo sta accadendo anche se nell’ultimo periodo si è assistito a un dialogo diretto tra Usa e Corea del Nord con i due vertici tra Kim Jong-un e Trump senza la mediazione di Pechino, l’ultimo dei quali, il 28 febbraio 2019, si è concluso senza grande successo.

Sembra, dunque, che il ruolo della Cina nel processo di graduale e pacifica denuclearizzazione della Corea del Nord auspicato dagli Stati Uniti stia diminuendo. Una prima dimostrazione di tale realtà è anche la scelta di Kim Jong-un, dopo l’ultimo vertice con Trump, di incontrare il presidente russo Vladimir Putin e non quello cinese, Xi Jinping, che aveva precedentemente visto 4 volte nell’arco di un solo anno. La seconda dimostrazione si riscontra nella morte di fatto dei Negoziati a Sei Parti in cui Pechino aveva un ruolo preponderante, giunti a uno stop quasi totale nel maggio 2009, dopo la ripresa dei test nucleari da parte della Corea del Nord.

Se esiste la possibilità che la Corea del Nord sia disponibile a barattare il suo nucleare che fa ora da deterrente in cambio di cibo, energia e moneta chiederebbe comunque delle importanti garanzie per la sopravvivenza del regime. Quali Paesi potrebbero offrire tali garanzie? Sicuramente la Corea del Sud e gli Stati Uniti e non la Cina. Il presidente sudcoreano, Moon Jae-in sta portando avanti una strategia di dialogo pacifico tra le due Coree, mentre Washington ha acconsentito a ridurre le esercitazioni militari congiunte con Seoul, considerate da Pyongyang come preparativi per un’invasione militare. Tali atteggiamenti possono essere considerati come le premesse per fornire garanzie di sopravvivenza al regime nordcoreano. Qual è, dunque, ora il ruolo della Cina?

Il sostegno di Pechino a Pyongyang si basa su tre principi: la denuclearizzazione della penisola, il mantenimento di pace e stabilità e la risoluzione pacifica dei principali problemi attraverso il dialogo tra le due Coree. È evidente però che tali principi non sono stati sufficienti per far allineare Kim Jong-un agli interessi cinesi, per questo Xi Jinping ha dovuto modificare il suo atteggiamento nei confronti delle due Coree e del Nord in particolare. La riduzione dell’influenza cinese e del ruolo della Cina come mediatore nei rapporti tra Usa e Corea del Nord è stata in parte dovuta anche all’imprevedibilità politica di Donald Trump.

Se la Cina vuole recuperare la sua importanza sulla penisola coreana, dovrà provare a guardare alla questione coreana dalla prospettiva di Seoul e di Pyongyang e andare oltre ai suoi interessi nazionali di tutela del confine dall’influenza americana. Pechino dovrebbe comprendere, secondo l’analisi di TheDiplomat, che il suo nuovo ruolo di super potenza le richiede di andare oltre la sua visione nazionale e di avere un approccio basato sulle regole condivise sotto l’egida dell’Onu.

La Cina dovrebbe cambiare approccio e ripartire da zero per far fronte ai continui cambiamenti di linea del presidente Trump, a una Corea del Nord sempre meno pronta a cooperare e a una Corea del Sud che cerca di essere più autonoma rispetto agli Usa. Pechino dovrebbe, dunque, essere pronta ad adattare le sue politiche ala situazione coreana che è in continuo mutamento e favorire l’approccio pro-dialogo e distensivo di Moon Jae-in, soprattutto alla luce dell’aumento della sua influenza e del suolo ruolo di super potenza nell’Asia Orientale e al conseguente declino della presenza Usa nella regione.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

 

di Redazione

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