Vertice OIC: Paesi islamici su Gerusalemme, Alture del Golan, Rohingya e islamofobia

Pubblicato il 1 giugno 2019 alle 11:44 in Israele Medio Oriente

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L’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC) si è riunita e si è pronunciata su temi quali il riconoscimento di alcuni Paesi ed enti internazionali di Gerusalemme come capitale di Israele, l’occupazione israeliana delle Alture del Golan palestinesi, la crisi umanitaria dei Rohingya e la recente ventata globale di islamofobia.

Sabato 1 giugno, durante il vertice dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC) alla Mecca, i Paesi membri hanno commentato diversi punti all’ordine del giorno. Nelle dichiarazioni finali rilasciate dopo il summit, si legge che l’OIC condanna qualsiasi posizione di sostegno, adottata da organismi internazionali, circa la prolungata occupazione israeliana dei territori palestinesi, ivi inclusa la decisione statunitense di riconoscere Gerusalemme quale capitale legittima di Israele. Inoltre, l’organizzazione si oppone a qualsivoglia misura israeliana illegale volta a cambiare lo status quo nella regione, e minare, così facendo, la “soluzione dei due Stati” progettata per porre fine al conflitto israelo-palestinese. Inoltre, l’OIC ha esortato tutti i suoi Stati membri a “prendere le misure appropriate” contro i Paesi che sposteranno la propria ambasciata a Gerusalemme.

L’organizzazione islamica ha altresì rifiutato di accettare qualunque proposta di pacificazione che non rispetti i diritti legittimi e inalienabili dei palestinesi, sottolineando l’importanza di sovvenzionare, attraverso la raccolta di fondi internazionali, il budget del governo palestinese, affinché esso continui a portare avanti efficacemente il suo operato.

Anche in merito alle Alture del Golan siriane, recentemente riconosciute da Washington come territorio dello Stato sovrano di Israele, la dichiarazione dell’OIC si è opposta a qualunque cambiamento legale e demografico dello status attualmente vigente per la regione.

Quanto alla crisi dei Rohingya, etnia di minoranza musulmana del Myanmar, l’organizzazione ne ha condannato la “situazione disumana” e ha lanciato un appello alla cessazione delle violenze, ricordando al governo burmese che ha la responsabilità di proteggere tutti i suoi cittadini.

Un altro punto affrontato durante la riunione di sabato verteva sulla costatazione di una crescente islamofobia a livello globale. L’OIC ha definito l’islamofobia come “una forma contemporanea di razzismo e discriminazione religiosa” che continua a crescere “in molte parti del mondo”, come si evince dall’aumento di “incidenti basati sull’intolleranza religiosa, sulla stereotipizzazione negativa, e sull’odio e la violenza contro i musulmani”.

In ultima istanza, durante il vertice, i Paesi dell’OIC hanno lanciato un appello agli Stati Uniti, affinché essi rimuovano il Sudan dalla lista degli Stati che sostengono il terrorismo.

L’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC) è un’organizzazione internazionale fondata a Rabat, in Marocco, il 25 settembre 1969, e il suo scopo primario è la tutela degli interessi e lo sviluppo delle popolazioni musulmane nel mondo. Attualmente, l’OIC gode dello status di osservatore presso l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove ha una delegazione permanente, e rappresenta 57 Stati dell’Europa, Vicino Oriente, Medio Oriente, America meridionale, Africa, Asia centrale e del Subcontinente indiano

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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