Afghanistan: leader talebano promette lotta fino a raggiungimento obiettivi

Pubblicato il 1 giugno 2019 alle 11:06 in Afghanistan Asia

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Il leader dei talebani, sabato 1 giugno, ha promesso che il gruppo islamista continuerà a combattere finché non saranno raggiunti i loro obiettivi,  e non si è detto ancora pronto ad avviare le trattative con il governo di Kabul, sostenuto dei Paesi occidentali.

In occasione del suo discorso annuale in vista della celebrazione dell’ Id al-fitr, che segna la fine del mese di digiuno del ramadan, e che quest’anno cade il 4 giugno, Mullah Haibatullah Akhundzada, capo del gruppo talebano, ha tenuto a rassicurare i cittadini afghani che il suo movimento desidera la fine al conflitto, che perdura da decenni, e un governo che faccia sentire tutto il popolo ugualmente rappresentato. Tuttavia, Akhundzada non si è mostrato propenso ad accettare una tregua o un avvio di negoziati diretti con il governo di Kabul, reputato dal gruppo come regime illegittimo imposto al Paese dalle forze internazionali. Il leader talebano non ha neppure parlato dell’ipotesi di ripetere una tregua di tre giorni in vista delle celebrazioni, cosa che era invece accaduta nel 2018, in cui, per la prima volta dallo scoppio del conflitto, si erano documentate scene in cui i talebani e i civili festeggiavano insieme e si abbracciavano nelle strade del Paese.

“Nessuno dovrebbe aspettarsi che verseremo acqua fredda sui caldi fronti di combattimento del Jihad, né che dimenticheremo i nostri 40 anni di sacrifici, prima di raggiungere i nostri obiettivi”, ha dichiarato Akhundzada, aggiungendo che il suo gruppo mira alla “fine dell’occupazione e all’instaurazione di un sistema islamico”. Poi, egli ha affermato: “L’emirato Islamico non deve prestare attenzione a simili sforzi futili e ostruzioni diplomatiche che vengono create per il dialogo inter-afghano”. Infine, nel suo discorso Akhundzada ha assicurato alla popolazione che i talebani non cercano il monopolio sul potere nel Paese, e intendono rispettare tutti i diritti di uomini e donne afghani e sviluppare fronti quali l’istruzione, i commerci, l’occupazione e il benessere nazionale. Tuttavia, il leader del gruppo islamista non si è pronunciato in merito all’intenzione di accettare o meno l’attuale cornice costituzionale vigente nella Repubblica Islamica dell’Afghanistan, o imporre l’Emirato Islamico, nome del sistema caldeggiato dai talebani. “L’Emirato Islamico intende instaurare un governo sovrano, islamico e inclusivo, che accetti tutti gli afghani nella nostra amata patria”, ha esternato Akhundzada.

Lo scorso 28 maggio, a Mosca, i talebani, guidati dal capo negoziatore Mullah Baradar Akhund, avevano incontrato diversi politici afghani, tra cui alti dirigenti regionali e vari candidati che sfideranno il presidente Ashraf Ghani alle prossime elezioni presidenziali di quest’anno. Tuttavia, dopo l’incontro, un ufficiale talebano ha affermato che nonostante siano stati fatti interessanti progressi, saranno necessari ulteriori colloqui. Inoltre, i talebani hanno ribadito che le forze internazionali devono innanzitutto lasciare l’Afghanistan per rendere effettivo qualsiasi accordo di pace.

Il 9 maggio si erano conclusi i negoziati di pace tra Stati Uniti e talebani a Doha, in Qatar. Da quel momento, le due parti continuano ad apparire in evidente contrasto sulla questione chiave del ritiro delle forze straniere dall’Afghanistan, principale tema di discussione agli incontri svoltisi dall’1 al 9 maggio. Si è trattato del sesto round di negoziati tra talebani e USA. Tali colloqui hanno tentato di porre fine alla più lunga guerra degli Stati Uniti.

negoziati tra le parti risultano particolarmente importanti in questo periodo, caratterizzato da una crescente conflittualità nel Paese. Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. 

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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