Vertice della Mecca: l’Iran non deve interferire nelle questioni interne dei Paesi arabi

Pubblicato il 31 maggio 2019 alle 12:32 in Arabia Saudita Iran

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Nel comunicato finale del vertice della Mecca, che ha avuto inizio il 30 maggio, sono state evidenziate alcune questioni alla base delle tensioni nella regione del Golfo degli ultimi mesi.

Il vertice è stato promosso dall’Arabia Saudita, alla luce dell’escalation di eventi nella regione, scaturiti in particolare dagli attriti tra Stati Uniti e Iran. In primo luogo, sono state condannate le “operazioni di sabotaggio” per mano della milizie Houthi contro navi saudite ed emiratine, verificatesi il 13 maggio a largo delle coste dell’emirato di Fujairah, nei pressi dello Stretto di Hormuz. Altro attacco risale al 14 maggio, in cui gli Houthi hanno lanciato una serie di bombardamenti con droni contro un oleodotto in Arabia Saudita.

Una seconda questione ha poi preso in esame le continue offensive con missili balistici da parte iraniana contro territori sauditi, l’ultimo risalente al 26 maggio, ed il sostegno di Teheran alle milizie Houthi in Yemen.

Altre accuse, emerse durante l’incontro, riguardano il sostegno dell’Iran ai gruppi terroristici in Bahrein, l’ingerenza di Teheran negli affari interni della Siria e “l’occupazione” delle tre isole emiratine. Quest’ultima questione risale al 30 novembre 1971, poco dopo l’istituzione dello Stato degli Emirati Arabi Uniti, ma è tuttora oggetto di frizioni diplomatiche. Le “isolette” di Greater Tunb, Lesser Tunb e Abu Musa sarebbero state occupate dall’Iran in seguito al ritiro degli inglesi nel 1971. Da quel momento, gli Emirati hanno considerato l’occupazione iraniana illegale, ne hanno reclamato la sovranità e hanno cercato, nel corso degli anni, di risolvere la questione in modo pacifico e diplomatico, cercando altresì l’appoggio di altri Stati e della Lega Araba.

Il vertice della Mecca ha poi volto lo sguardo alla questione palestinese, ribadendo l’adempienza degli Stati partecipanti a rispettare gli impegni presi ai vertici della Lega Araba di Dhahran, città saudita, e Tunisi, tenutisi rispettivamente il 22 aprile 2018 ed il 31 marzo 2019, tra cui la creazione di un fondo di sostegno per la Palestina.

A tal proposito, il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, ha ribadito il suo assoluto rifiuto verso i tentativi americani di piegare il diritto internazionale e la legittimità internazionale con il cosiddetto “accordo del secolo“, il piano di pace dell’amministrazione statunitense, con a capo Donald Trump, per risolvere il conflitto israelo-palestinese. Abbas ha sottolineato che la Palestina non parteciperà al workshop di Manama, indetto dalla Casa Bianca per il 25 e il 26 giugno in Bahrain. Il presidente ha chiarito che l’Autorità palestinese si rifiuta di sostituire il principio di “territori in cambio della pace” con il principio “prosperità in cambio della pace” per risolvere la questione palestinese.

Il sovrano dell’Arabia Saudita, Salman Abdul Aziz, sin dall’apertura del vertice, ha invitato gli Stati partecipanti a prendere una posizione risoluta contro le operazioni iraniane, definite “terroristiche”. A tal proposito, il re Salman ha dichiarato che l’Iran commette atti terroristici in modo diretto o per procura, violando i trattati delle Nazioni Unite, al fine di minare la sicurezza dei Paesi arabi. L’assenza di una posizione ferma di fronte alle operazioni iraniane, secondo il sovrano, avrebbe causato il persistere della situazione attuale. Pertanto, è necessario impedire all’Iran di interferire nelle questioni interne di ciascun Paese.

Circa la causa palestinese, il sovrano saudita ha ribadito che questa continuerà ad essere una delle priorità del Paese, fino a quando i palestinesi non otterranno i propri diritti e stabiliranno uno Stato indipendente con capitale Gerusalemme Est, secondo le relative risoluzioni internazionali e l’iniziativa di pace araba. Quest’ultima è un’iniziativa di pace globale per il conflitto arabo-israeliano, proposta nel 2002 al vertice di Beirut della Lega Araba, e approvata al vertice di Riyadh nel 2007. Tra i punti vi è il ritiro da parte israeliana da tutti i territori occupati dal 1967 in poi, tra cui le Alture del Golan siriane, il raggiungimento di una soluzione per il problema dei rifugiati palestinesi, e l’istituzione di uno Stato palestinese indipendente e sovrano sui territori occupati, con capitale Gerusalemme Est.

Durante il vertice del 30 maggio, anche il presidente tunisino, Beji Caid Essebsi, ha condannato gli attacchi verificatisi nei pressi dello Stretto di Hormuz e contro città saudite sicure, sottolineando che è inaccettabile trascinare la regione verso nuove tensioni.

Il segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, ha ribadito l’interesse da parte degli Stati membri a salvaguardare la stabilità della regione, sottolineando che le minacce alla sicurezza marittima, dei corridoi marittimi e delle rotte commerciali, rappresenta un pericolo. Aboul Gheit ha poi dichiarato che gli attacchi alle rotte marittime da parte delle milizie Houthi, sostenute dall’Iran, sono pericolosi. Secondo il segretario, i ribelli avrebbero respinto ogni compromesso e non esitano a minare la sacralità religiosa in Arabia Saudita.

Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha sottolineato che gli attacchi contro l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti sono attacchi terroristici che necessitano di una condanna internazionale e rappresentano un’occasione per ribadire l’impegno dei Paesi arabi in un’azione congiunta. Secondo al-Sisi, per i Paesi arabi non è possibile cooperare con chi mina la propria sicurezza ed è altresì inaccettabile la presenza di forze di occupazione straniera sul suolo arabo.

Il re della Giordania, Abdullah II, ha dichiarato che il vertice della Mecca giunge in un momento in cui il mondo arabo necessita di una posizione unitaria ed ha sottolineato che anche il suo Paese rifiuta l’ingerenza da parte esterna negli affari interni degli Stati arabi, così come chi mina la sicurezza regionale. Tuttavia, il sovrano giordano ha ribadito che non è possibile raggiungere la stabilità senza una soluzione giusta e duratura della questione palestinese.

Da parte irachena, vi è stata la dichiarazione del presidente Barham Salih, secondo cui l’Iran è un Paese vicino ed è necessario preservarne la sicurezza. Per tale motivo, l’Iraq farà tutto il possibile per aprire la porta a un dialogo costruttivo e per contrastare la violenza. Il presidente iracheno ha altresì condannato qualsiasi azione ostile volta a minare la sicurezza degli Stati del Golfo o di qualsiasi altro Paese arabo ed islamico, sottolineando che salvaguardare la sicurezza del regno dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti e dei Paesi del Golfo significa salvaguardare la sicurezza dell’Iraq.

In tale quadro, nella relazione finale del vertice è stato ribadito che i principi di buon vicinato e di non interferenza restano alla base delle relazioni di cooperazione tra il mondo arabo e l’Iran.

Da parte sua, l’Iran, venerdì 31 maggio, ha criticato l’Arabia Saudita, dichiarando che, attraverso il vertice, il Paese ha creato una spaccatura. Nello specifico, il Paese ha rifiutato le accuse rivolte, definite infondate, ed ha evidenziato che quanto scritto nella dichiarazione finale non rappresenta le opinioni di tutti gli Stati partecipanti al vertice. Il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Abbas Mousavi, ha poi dichiarato che l’Arabia Saudita si è unita agli sforzi profusi da Stati Uniti ed Israele per mobilitare l’opinione pubblica nella regione contro Teheran. Secondo il portavoce, Riyadh ha utilizzato il vertice della Mecca per condannare l’Iran senza approfittare di tale opportunità per difendere i diritti del popolo palestinese.

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di Redazione

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