Migliaia di iraniani in piazza: No all’accordo del secolo

Pubblicato il 31 maggio 2019 alle 18:56 in Iran Israele Palestina

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La capitale iraniana Teheran, venerdì 31 maggio, è stata testimone di manifestazioni in occasione della Giornata internazionale di Gerusalemme. Lo slogan di quest’anno: “No all’accordo del secolo”.

Tale giornata è stata istituita nel 1979 dal defunto fondatore della Repubblica Islamica, l’imam Khomeini, e ricorre l’ultimo venerdì del mese di Ramadan, il mese sacro per i musulmani, dedicato al digiuno, alla preghiera e alla meditazione. L’obiettivo è quello di mostrare il proprio sostegno alla causa e al popolo palestinese, rivendicando la liberazione dei territori occupati da Israele, oltre a condannarne i crimini commessi.

Quest’anno, a Teheran gli striscioni portano la scritta “No all’accordo del secolo”, con riferimento al piano di pace promosso dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Tale patto mira a risolvere il conflitto israelo-palestinese, anche se ancora non sono noti i dettagli del contenuto. Probabilmente, verranno annunciati dopo la fine del mese di Ramadan, il prossimo 4 giugno. Sembrerebbe che alcune clausole includano il controllo permanente di Israele sulla Valle del Giordano e una presenza militare israeliana a lungo termine nella Cisgiordania occupata. È altresì probabile che la realizzazione del piano richieda miliardi di dollari, devoluti in aiuti finanziari ai palestinesi, da parte degli Stati del Golfo.

I manifestanti iraniani hanno denunciato le politiche israeliane e americane in Palestina, respingendo le decisioni dell’amministrazione statunitense su Gerusalemme. Inoltre, con tale protesta, i partecipanti vogliono invitare tutti i Paesi arabi ad unirsi per difendere la causa palestinese e contrastare le politiche volte alla sua eliminazione.

Le marce hanno interessato anche altre 950 città del Paese. La tv locale ha mostrato filmati di manifestanti con cartelli con slogan come “Gerusalemme, la capitale eterna della Palestina” e “Morte agli USA”. Simili proteste sono state organizzate in Iraq e Libano.

Il piano di pace è stato delineato dal genero di Trump, Jared Kushner, i cui stretti legami con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, hanno accresciuto i sospetti palestinesi. A tal proposito, per la Palestina l’accordo rappresenterebbe una negazione di quanto discusso fino ad ora su alcune questioni riguardanti la propria causa, tra cui la soluzione a due Stati ed il ritorno dei rifugiati. Il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, durante il vertice del 30 maggio alla Mecca, ha ribadito il suo assoluto rifiuto verso i tentativi americani di piegare il diritto e la legittimità internazionale con tale accordo. Il presidente ha altresì chiarito che l’Autorità palestinese si rifiuta di sostituire il principio di “territori in cambio della pace” con il principio “prosperità in cambio della pace” per risolvere la questione palestinese.

L’Imam Khamenei, attuale Guida della Rivoluzione islamica dell’Iran, nell’ottobre del 2011 aveva dichiarato: “La soluzione che propone la Repubblica Islamica dell’Iran per risolvere la questione della Palestina e per rimarginare questa vecchia ferita, è una proposta chiara e logica, basata sulla saggezza politica. Noi non proponiamo né la guerra classica con gli eserciti dei Paesi islamici né di gettare a mare gli ebrei immigrati, e nemmeno l’intervento dell’Onu o di altre organizzazioni. Noi proponiamo un referendum per la nazione palestinese, che, come ogni altra nazione, ha il diritto di scegliere il proprio governo e i propri rappresentanti. Il governo che si insedierà allora deciderà della sorte degli immigrati. Questa è una proposta ragionevole che è accettabile dei governi e dai popoli indipendenti. “

In tale contesto, il leader di Hamas nella Striscia di Gaza, Yahya Sinwar, il 30 maggio, ha ringraziato l’Iran per aver fornito alla sua organizzazione i razzi necessari per resistere contro Israele, riferendosi al weekend di violenza, iniziato il 2 maggio scorso.

Il sostegno ad Hamas da parte iraniana si è intensificato a partire dal 2004, dopo la morte dell’ex presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Yasser Arafat, l’11 novembre 2004. Con la vittoria alle elezioni del 2006 di Hamas e la conseguente riduzione di aiuti stranieri, Teheran ha poi cominciato ad inviare aiuti economici all’organizzazione, sull’orlo della bancarotta.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

di Redazione

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