La Spagna sta prendendo il posto dell’Italia? Il declino del Belpaese nell’arena internazionale

Pubblicato il 31 maggio 2019 alle 14:54 in Italia Spagna

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Francia e Germania hanno guidato tutte le mosse importanti nella storia dell’integrazione europea, a cominciare dalla creazione della CECA, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, il 18 aprile 1951. Inclusa tra i Paesi fondatori, l’Italia, per le sue dimensioni e per l’impegno verso il progetto europeo, ha spesso mantenuto un ruolo guida nella gestione dell’Unione. Negli ultimi anni, è stato l’unico Paese a mantenere due delle cinque presidenze delle istituzioni europee: Mario Draghi alla guida della BCE, la Banca centrale europea, e Antonio Tajani al Parlamento europeo. Le altre tre posizioni di vertice, capo della Commissione, del Consiglio europeo e dell’Eurogruppo dei ministri delle finanze, sono andate rispettivamente a Lussemburgo, Polonia e Portogallo.

Mentre i leader europei iniziano a contrattare sulle prossime scelte in merito a chi dovrà ricoprire i posti d’onore dell’UE, l’influenza dell’Italia sembra però calare. La Spagna, d’altro canto, appare in ascesa. Il presidente francese Emmanuel Macron, probabilmente il leader più importante d’Europa dopo l’annunciato ritiro della tedesca Angela Merkel, ha dato il via al suo giro di incontri per individuare chi sarà più adatto a ricoprire il posto che la Germania potrebbe lasciare libero. Mentre il presidente di Parigi ha intrattenuto una cena privata con il premier spagnolo Pedro Sanchez, il 26 maggio, la sua controparte italiana, ovvero il primo ministro Giuseppe Conte, non ha partecipato ad alcun incontro rilevante al di là del summit informale dell’UE tenutosi il 28 maggio al cospetto di pochi altri Paesi europei.

In questo momento di corsa alle nomine, con la Merkel che chiede tempi brevi per decidere sui posti chiave, il declassamento dell’Italia potrebbe diventare più evidente alla BCE. Il nostro Paese attualmente detiene i due seggi più importanti della Banca: la presidenza generale e la presidenza del Consiglio di vigilanza unico (che sovrintende alle banche della zona euro). Il governo sta chiedendo che, una volta che Draghi si dimetterà, verso la fine di ottobre, uno dei sei seggi del Consiglio esecutivo della BCE vada di nuovo a un italiano, come è sempre stato. Ma pochi a Bruxelles sembrano disposti a soddisfare questa richiesta.

Aggiudicarsi le sedie migliori in seno alla Commissione sarà un altro test per Roma. Il governo italiano vuole una delle posizioni economiche chiave, perché ciò potrebbe aiutarlo a piegare a suo favore le regole di bilancio e quelle sugli aiuti di Stato. Il problema è che i due partiti attualmente al governo in Italia contano a malapena nella gestione del nuovo Parlamento europeo, che influisce sulla selezione dei commissari. Sia Lega sia Movimento 5 stelle andranno infatti a riempire le coalizioni di minoranza in seno all’organo parlamentare.

A livello nazionale poi, i 5 stelle hanno subito una dura sconfitta mentre la Lega ha trionfato guadagnando più di un terzo dei voti. Nonostante il successo elettorale in Italia, il partito avrà comunque difficoltà a trasformare i suoi voti in posizioni di influenza nell’Ue. Tra l’altro, il presidente della Commissione dovrà venire dalla maggioranza pro-Europa.

Nel frattempo, la Spagna di Sanchez sarà la più grande delegazione nazionale del gruppo socialista, con il PSOE del premier che ha ottenuto 20 seggi in seno al Parlamento. Il primo ministro spagnolo vorrebbe che Josep Borrell, il suo ministro degli Esteri ed ex presidente del Parlamento europeo, diventasse il vicepresidente responsabile delle questioni economiche. Paradossalmente, questo posto potrebbe essere molto più facile da ottenere se il prossimo presidente della Commissione fosse il conservatore tedesco Manfred Weber, rivale sia di Sanchez sia di Macron, perché a quel punto la Commissione avrebbe bisogno di riequilibrarsi verso sinistra.

Se Madrid riuscisse a sostituire Roma come terza forza politica della zona euro, potrebbe seguire un decennio di grandi performance economiche per la Spagna. Nel 2008, il prodotto interno lordo pro capite della Spagna era l’87% di quello dell’Italia. Adesso è il 94%.

È vero che la Spagna ha beneficiato di un programma di salvataggio europeo quando ha chiesto aiuto per sistemare le banche, ma i successivi governi di Madrid sono stati in grado di attuare un programma di riforme particolarmente audace e coerente, in particolare nel mercato del lavoro. Di conseguenza, la crescita economica della Spagna ha registrato una media superiore al 2,7% in ciascuno degli ultimi cinque anni, mentre quella dell’Italia è stata inferiore all’1%.

Ciò non toglie che Madrid continui ad avere suoi problemi. Sanchez ha ancora bisogno di formare un nuovo governo dopo che non è riuscito a conquistare la maggioranza nelle recenti elezioni nazionali. Le turbolenze in Catalogna sono diminuite per ora, ma il separatismo rimane una delle principali minacce per l’economia e per la posizione internazionale del Paese.

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Chiara Gentili

di Redazione

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