Esercito Nazionale Libico: “Tripoli è in mano alla Turchia e al terrorismo”

Pubblicato il 31 maggio 2019 alle 6:33 in Libia Turchia

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L’esercito fedele al generale Khalifa Haftar ha pubblicato un video che mostra addestratori turchi che istruiscono i soldati del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, guidato da Fayez Al-Serraj. Il governo di Tobruk denuncia il supporto della Turchia e lancia l’allarme terrorismo. 

La notizia è stata riportata dal quotidiano emiratino, Al-Arabiya English. Secondo una dichiarazione ufficiale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato da Haftar, il filmato è stato trovato nel telefono di un soldato del governo di Tripoli, catturato in battaglia. È necessario specificare che, nel complesso quadro libico, le forze armate di Haftar ricevono il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e, in parte, Francia e Stati Uniti. Invece, il Qatar e la Turchia e l’Unione Europea appoggiano il governo di Tripoli e le sue truppe. Il 4 aprile l’LNA ha lanciato un attacco contro la capitale libica, dove gli scontri sono ancora in corso.  

Nel video pubblicato dai soldati di Haftar si sente una persona parlare in turco, mentre addestra uomini libici all’utilizzo di materiale proveniente dalla Turchia. Tuttavia, il quotidiano emiratino specifica che non è chiaro, dal filmato, se la persona in questione sia un ufficiale turco o un istruttore militare privato. Al-Arabyia sottolinea poi la preoccupazione del governo di Tobruk rispetto all’infiltrazione di estremisti islamici tra le milizie che sostengono il governo di Tripoli. Tra questi, vi sarebbe stato Mohamed Ben Dardaf, noto anche come Babur, un terrorista ricercato dal Procuratore Generale di Tobruk per il suo presunto ruolo nell’omicidio dell’ambasciatore statunitense, Chris Stevens, in un attacco contro il consolato americano di Bengasi, avvenuto l’11 settembre 2012. La notizia della morte di Ben Dardaf è stata riportata dal sito d’informazione vicino ad Haftar, Al Marsadche ha rifeirito che il miliziano combatteva nella Brigata Somoud, guidata da Salah Badi, che sostiene il governo di Tripoli. 

In passato, Salah Badi si era opposto alla creazione dello GNA, avvenuta tramite gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e aveva osteggiato qualsiasi tipo di soluzione politica alla crisi libica. Badi combatte per il governo di Tripoli da quanto il generale Haftar ha attaccato la capitale. Inoltre, il Dipartimento del Tesoro statunitense aveva imposto alcune sanzioni contro il leader miliziano libico, il 19 novembre 2018. Similmente, le Nazioni Unite avevano inserito Badi nella lista degli individui da sanzionare, a seguito della Risoluzione 2213 (2015) del Consiglio di Sicurezza. Ciò aveva comportato il congelamento dei beni del militante e una serie di limitazioni di movimento.

Era già noto che la Turchia aveva inviato un carico di veicoli corazzati e armi alla coalizione di forze armate libiche che sostengono lo GNA. I soldati di Tripoli avevano pubblicato su Facebook alcune immagini e filmati che mostravano dozzine di veicoli corazzati BMC Kirpi, fabbricati in Turchia, e alcune casse piene di armi. “Il Governo sta accrescendo le sue forze per difendere Tripoli con veicoli blindati, munizioni e armi di qualità”, ha riferito un portavoce delle forze armate fedeli a Serraj. La nave mercantile “Amazon”, battente bandiera moldava, aveva scaricato il suo carico nel porto della capitale alle 12, ora locale, di sabato 18 maggio. La nave era partita dalla costa turca del Mar Nero.

Il carico di materiale turco non includeva materiale offensivo, secondo le fonti di Tripoli, quindi non rientrava nella categoria di merci sottoposte alle sanzioni dell’ONU. Tuttavia, data la situazione di aperto conflitto nella capitale, è chiaro che tali mezzi verranno utilizzati nella contro-offensiva. Tuttavia, il quotidiano emiratino ha sottolineato, anche in questo caso, l’allarme terrorismo, evidenziando presunti collegamenti tra le milizie di Tripoli e gruppi islamici estremisti. I movimenti citati erano quelli di Ansar al-Sharia, al-Qaeda e ISIS. Da parte sua, il premier di Tripoli nega tali accuse e ha fortemente condannato Haftar per aver causato una tale escalation delle violenze nel Paese.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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