Dazi USA per punire il Messico per l’immigrazione illegale

Pubblicato il 31 maggio 2019 alle 8:29 in Messico USA e Canada

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Donald Trump ha annunciato una dazio generale del 5% su tutti i prodotti importati dal Messico a partire dal 10 giugno. Questa tassa, ha detto il presidente statunitense, aumenterà gradualmente, fino al 25%, finché non percepisce un miglioramento nel controllo dell’immigrazione clandestina, una questione per cui il presidente degli Stati Uniti si è scontrato a suo tempo con il governo di Enrique Peña Nieto e ora con quello di Andrés Manuel López Obrador. Se materializzato, la misura sarebbe un duro colpo per il commercio tra Messico e USA, il cui volume di scambi è tra i maggiori del mondo, e rappresenterebbe un serio problema per l’economia del paese latinoamericano.

Trump aveva precedentemente minacciato un’altra misura dannosa per l’economia, anche quella statunitense, tanto che finora nessuno ha osato applicarla: chiudere il confine. Ha anche usato i dreamers, il nome colloquiale con cui ci si riferisce ai giovani migranti che sono arrivati negli Stati Uniti da bambini e sono cresciuti come statunitensi, come moneta di scambio. Aveva inoltre già avvertito che avrebbe usato la guerra delle tariffe per costringere il Messico ad adottare misure più radicali contro il flusso di immigrati privi di documenti che fuggono, soprattutto, dalla miseria dell’America Centrale. Ma non è stato fino a giovedì quando ha lanciato ufficialmente la sfida alle autorità messicane, attraverso una messaggio molto duro. “Se l’immigrazione illegale viene ridotta attraverso misure adottate dal Messico, qualcosa che determineremo a nostra discrezione e secondo i nostri criteri, le dazi saranno rimossi, se la crisi persiste, tuttavia, saliranno al 10% dal 1 luglio” – ha detto il presidente USA, per continuare a dettagliare l’escalation: il 15% dal 1 agosto, 20% da settembre e 25% da ottobre.

“Per anni, il Messico non ci ha trattato in modo equo, ma ora stiamo difendendo i nostri diritti come nazione sovrana” – ha affermato Trump nel suo intervento. Nonostante le tensioni, lo scambio commerciale tra i due paesi è migliorato negli ultimi mesi, fino al punto in cui a gennaio e febbraio il Messico è diventato il principale partner commerciale degli USA, superando la Cina.

L’esecutivo messicano ha avvertito che “la reazione naturale e istintiva” sarebbe quella di rispondere “occhio per occhio: con una tariffa speculare del 5% su tutte le importazioni dagli Stati Uniti. Tuttavia ciò significherebbe la legge della giungla, quando vogliamo andare verso qualcosa buono” – ha detto il viceministro degli esteri con delega al Nord America, Jesus Seade, riferendosi al nuovo trattato commerciale tra USA, Messico e Canada.

Poche ore dopo, López Obrador ha inviato una lettera al presidente statunitense per evitare il confronto e chiedendo di ricorrere al dialogo, “agendo con prudenza e responsabilità”. “I problemi sociali non si risolvono con balzelli e misure coercitive” – scrive il presidente messicano, che ha inviato a Washington il ministro degli esteri Marcelo Ebrard con la missione di “intavolare un dialogo”.

Il peso messicano ha subito pesanti perdite in borsa dopo l’annuncio di Donald Trump.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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