Afghanistan: autobomba colpisce convoglio americano, talebani responsabili

Pubblicato il 31 maggio 2019 alle 9:54 in Afghanistan Asia

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Un’autobomba lanciata contro un convoglio americano è esplosa, venerdì 31 maggio, nella capitale afgana di Kabul ferendo 4 agenti e provocando un numero ancora indefinito di vittime. Si tratta del secondo attacco avvenuto nella città nel giro di due giorni. Ieri, giovedì 30 maggio, un attentatore suicida si è fatto esplodere all’entrata di un centro di addestramento militare di Kabul uccidendo almeno 6 persone e ferendone altre. L’attacco è stato in seguito rivendicato dai capi dell’ISIS, che hanno pubblicato l’immagine di un uomo segnalato come colui che ha commesso il colpo. La responsabilità dell’esplosione di oggi, invece, è da attribuire al gruppo dei talebani, i quali hanno direttamente rivendicato l’attentato.

Un portavoce delle forze armate statunitensi stanziate in Afghanistan ha dichiarato che l’autobomba ha colpito un convoglio americano e che 4 membri del servizio hanno subito lesioni lievi, ma non ha aggiunto altri dettagli. Ci sono invece testimonianze contrastanti sul numero delle vittime causate dall’esplosione. Un funzionario della sicurezza afghano, che ha parlato in condizioni di anonimato, ha riferito che 9 persone sono state uccise e 6 ferite, mentre il portavoce principale dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha affermato che l’attentato ha causato 10 morti e la distruzione di due veicoli.

L’esplosione si è verificata sulla trafficata strada di Jalalabad, nell’est della città, un’area con diverse grandi strutture di sicurezza, coinvolte da ripetuti attacchi nel corso degli anni. Kabul è in stato di allerta, con i checkpoint rinforzati in tutta la città.

L’attacco di venerdì, avvenuto in prossimità dell’Id al-fitr, la festività in cui si celebra la fine del Ramadan, è stato condotto nel mezzo di un periodo di trattative tra i funzionari talebani e la delegazione di politici afghani, incontratisi a Mosca tra il 27 e il 29 maggio per discutere di un possibile processo di pace e per cercare di porre fine a 18 lunghi anni di guerra. Sono diversi mesi poi, che i talebani discutono con i diplomatici statunitensi per concordare il ritiro di oltre 20.000 soldati della coalizione USA e NATO in cambio di un accordo che assicuri che l’Afghanistan non venga utilizzato come base per gli attacchi dei militanti.

Le violenze però non si arrestano. I continui scontri, soprattutto negli ultimi mesi, sottolineano i lenti progressi del processo di pace e le debolezze in materia di sicurezza emerse nei negoziati di Doha, in Qatar, iniziati l’1 maggio e terminati il 9 dello stesso mese. In tali incontri gli Stati Uniti hanno tentato di trovare un accordo con i talebani per portare la pace nel Paese. Tuttavia, le due parti continuano ad apparire in evidente contrasto sulla questione chiave del ritiro delle forze straniere dall’Afghanistan, tema principale discusso durante gli incontri. I negoziati dovrebbero mettere fine alla guerra più lunga condotta degli Stati Uniti, iniziata nel 2001, con un accordo per il ritiro americano dal territorio.

I colloqui di Doha hanno rappresentato il sesto round di incontri tra talebani e USA. Benché siano stati considerati da entrambe le parti positivi e costruttivi, i progressi procedono lenti e risultano aggravati dalla crescente frustrazione per l’inarrestabile violenza che continua a minare la sicurezza del Paese.

Da parte sua, la NATO ha reso noto che le sue truppe rimarranno in Afghanistan fino a quando non sarà raggiunta una pace duratura. Tale dichiarazione è arrivata a seguito della richiesta dei talebani di fornire una data precisa per il ritiro completo delle forze straniere dal Paese. Nicolas Kay, rappresentante della NATO per l’Afghanistan, ha dichiarato che l’alleanza vuole assicurarsi della stabilità nell’area, prima di pensare ad un ritiro delle proprie forze.

negoziati tra le parti risultano particolarmente importanti in questo periodo, caratterizzato da una crescente conflittualità nel Paese. Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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