Talebani: progressi ai colloqui di Mosca ma ancora lontani dall’accordo di pace

Pubblicato il 30 maggio 2019 alle 17:43 in Afghanistan Asia

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Un ufficiale talebano ha affermato che sono stati fatti interessanti progressi in occasione dei colloqui dei giorni scorsi a Mosca con una delegazione di alti politici afghani, ma non ci sono stati ripensamenti in merito alla loro offerta di porre subito fine a 18 anni di lunga guerra. Da quanto emerso, sembra che saranno dunque necessari ulteriori colloqui.

I talebani, guidati dal capo negoziatore Mullah Baradar Akhund, hanno incontrato diversi politici afghani il 28 maggio, tra cui alti dirigenti regionali e vari candidati che sfideranno il presidente Ashraf Ghani alle prossime elezioni presidenziali di quest’anno. “Siamo soddisfatti, abbiamo negoziato con successo e speriamo di continuare con questo ritmo in futuro”, ha riferito ai giornalisti Mohammad Sohail Shaheen, principale portavoce della delegazione talebana. Shaheen ha altresì rivelato che durante l’incontro sarebbe stata discussa una proposta di cessate il fuoco, ma non sono stati forniti ulteriori dettagli.

I talebani hanno ribadito che le forze internazionali devono lasciare l’Afghanistan per rendere effettivo qualsiasi accordo di pace. “Saremo fermi: ritirate le truppe straniere, e saremo fermi sul fatto che ci sarà un governo stabile in Afghanistan e che tutti gli afghani parteciperanno al futuro governo”, ha detto il portavoce. I talebani hanno parlato per mesi con i diplomatici degli Stati Uniti per concordare il ritiro di oltre 20.000 truppe internazionali dall’Afghanistan in cambio di garanzie che il Paese non verrà utilizzato come base per gli attacchi dei militanti. Ma finora il gruppo si è rifiutato di trattare direttamente con il governo del presidente Ashraf Ghani, che considera un regime illegittimo nominato dagli stranieri.

Dall’altro lato, vi sono diffusi sospetti tra molti esponenti governativi e tra diversi gruppi della società civile che qualsiasi accordo con i talebani possa provocare un passo indietro rispetto ai progressi che sono stati fatti in ambiti come i diritti umani e lo status delle donne da quando i talebani sono stati rovesciati nel 2001. Fawzia Koofi, importante attivista per i diritti delle donne ed ex membro del Parlamento, che ha partecipato all’incontro a Mosca, ha scritto su Twitter: “La fine di ogni guerra è la pace ma questo non significa che bisogna arrendersi agli Emirati islamici talebani”.

Anche durante gli incontri, un attacco suicida ha colpito un campo di addestramento militare di Kabul e ha ucciso almeno 6 persone, dimostrando che la violenza continua senza sosta in tutto il Paese.

Il 9 maggio si sono conclusi i negoziati di pace tra Stati Uniti e talebani a Doha, in Qatar. Da quel momento, le due parti continuano ad apparire in evidente contrasto sulla questione chiave del ritiro delle forze straniere dall’Afghanistan, principale tema di discussione agli incontri svoltisi dall’1 al 9 maggio. Si è trattato del sesto round di negoziati tra talebani e USA. Tali colloqui hanno tentato di porre fine alla più lunga guerra degli Stati Uniti. Suhail Shaheen, portavoce dei talebani durante i colloqui di Doha, aveva riferito in un post su Twitter che i negoziati erano stati “positivi e costruttivi”, aggiungendo che le parti si sarebbero incontrate di nuovo. “Entrambe le fazioni si sono ascoltate con cura e pazienza”, aveva comunicato Shaheen. Da parte sua, il capo della delegazione degli Stati Uniti, Zalmay Khalilzad, ha dichiarato che i colloqui con i talebani stanno facendo progressi costanti, ma lenti. Khalilzad ha tuttavia sottolineato una crescente frustrazione per l’inarrestabile violenza che continua a minare la sicurezza del Paese.

negoziati tra le parti risultano particolarmente importanti in questo periodo, caratterizzato da una crescente conflittualità nel Paese. Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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