Siria: continuano bombardamenti a Idlib, altri 14 morti

Pubblicato il 30 maggio 2019 alle 6:44 in Medio Oriente Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Attivisti e soccorritori siriani hanno reso noto che l’artiglieria e gli aerei da guerra del regime hanno attaccato l’ultima roccaforte ribelle nel Paese, quella della provincia di Idlib, uccidendo almeno 14 persone nella giornata di mercoledì 29 maggio.

Quest’ultimo assalto arriva a un mese esatto da quando le forze del presidente siriano, Bashar Al-Assad, hanno intensificato la loro offensiva sulla regione nord-occidentale del Paese, occupata dalle truppe dell’opposizione, dove vivono circa 3 milioni di persone.

Bombardamenti e attacchi aerei, alcuni condotti con barili bomba, da parte di velivoli da guerra del regime, e talvolta da aerei russi, hanno causato un aumento drastico nel numero di vittime civili. La violenza ha rotto il fragile accordo di tregua raggiunto grazie alla mediazione di Mosca e Ankara nel settembre scorso e sta causando ingenti sfollamenti di massa. L’ONU ha avvertito che le sue operazioni umanitarie nella regione nord-occidentale sono a rischio.

Almeno 27 civili sono morti in circostanze simili il giorno precedente, martedì 28 maggio, a Idlib, facendo registrare il più alto numero di vittime nella regione da quando Damasco ha aumentato gli attacchi a fine aprile. Gli aerei da guerra del regime siriano avevano infatti effettuato un attacco contro uno storico sito cristiano nella provincia, causando numerosi danni.  Dozzine di luoghi di interesse storico e culturale sono stati presi di mira dagli attacchi del regime di Assad e dei suoi alleati fin dall’inizio del conflitto in Siria, nel 2011. 

Il regime non ha mai ufficialmente annunciato l’inizio di una nuova offensiva totale per riprendere Idlib, in gran parte controllata da Hayat Tahrir al-Sham, un gruppo dominato da ex membri della filiale siriana di al-Qaeda. Gli analisti prevedono che il governo del presidente Assad e i suoi alleati continuino a compiere offensive nella regione ma ritengono che non scateneranno mai un assalto importante, poiché rischierebbe di creare il caos alle porte della vicina Turchia.

A partire dal 30 aprile, l’esercito siriano fedele ad Assad, insieme ai suoi alleati, ha lanciato un’offensiva contro i territori compresi tra Hama e Idlib. Tale zona della Siria sarebbe interessata da un’intesa tra Turchia, Russia, Iran e Siria, raggiunta il 17 settembre 2018 a Sochi. Questa mirava a scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti e i civili evacuati dalle altre città. Era stata dunque istituita un’area di 15 – 20 chilometri in cui queste persone, insieme a le proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano di Assad, da quando l’ultima roccaforte dell’ISIS in Siria, Baghouz, è stata liberata, il 23 marzo.

Tuttavia, già il 7 ottobre 2018, il presidente siriano Assad aveva dichiarato che l’accordo russo-turco era “temporaneo” e che, nonostante fosse stato funzionale ad evitare ulteriori spargimenti di sangue, il fine ultimo del suo governo rimaneva quello di ripristinare il controllo su tutta la Siria. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha specificato che 665 persone, tra civili e ribelli, sono state uccise in 23 giorni di bombardamenti. Un portavoce del Dipartimento di Stato americano, Morgan Ortagus, martedì 21 maggio, ha dichiarato che il regime siriano potrebbe aver utilizzato nuovamente armi chimiche nell’attacco condotto il 19 maggio sulla Siria Nord-occidentale. Ortagus ha poi aggiunto che, nel caso in cui l’ipotesi venga confermata, gli USA risponderanno immediatamente ed in modo adeguato.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione