Petrolio in Guyana: come gli USA possono smettere di dipendere dal Venezuela

Pubblicato il 30 maggio 2019 alle 6:30 in America centrale e Caraibi USA e Canada Venezuela

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ExxonMobil afferma di aver scoperto oltre 5,5 miliardi di barili di petrolio nelle acque territoriali della Guyana, nell’Oceano Atlantico. Una scoperta che potrebbe cambiare le relazioni economiche non solo del piccolo paese sudamericano, ma soprattutto la dipendenza USA dal petrolio venezuelano.

Oggi, la Guyana, ex colonia britannica, è il secondo paese più povero della regione. Secondo le stime, nei prossimi decenni potrebbe diventare uno dei maggiori produttori di petrolio pro capite del mondo. Tuttavia, l’esistenza di risorse non sempre equivale a un’economia sviluppata. Il piccolo paese caraibico potrebbe essere il pezzo perfetto in un puzzle che le armi statunitensi nella regione, spiega nel suo commento per la versione latinoamericana dell’agenzia di stampa russa Sputnik Tamara Lajtman, esperta del Centro di geopolitica strategica dell’America latina (CELAG).

La recente storia delle relazioni tra Stati Uniti, America Latina e Caraibi suggerisce che le multinazionali statunitensi saranno i principali beneficiari di questa scoperta. Lajtman cita esperti statunitensi che sottolineano come Washington potrebbe sostituire il petrolio venezuelano dal “regime petro-criminale di Caracas” con un fornitore molto più stabile.

 L’analista spiega che, alla fine dello scorso anno, l’American Security Project (ASP) ha organizzato un evento intitolato Guyana Building Sustainable Security. L’ASP è un’organizzazione dedita allo studio dei “problemi di sicurezza nazionale”. Il consiglio di amministrazione dell’ASP è composto da personalità come l’ex Segretario di Stato americano John Kerry e l’ex Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Chuck Hagel.

Dalle discussioni sull’evento Guyana Building Sustainable Security è sorto un documento che raccomanda ai politici statunitensi di stabilire un rapporto più stretto con la Guyana per garantire una sicurezza sostenibile a lungo termine. Sostiene inoltre che, mentre il caos continua a crescere in Venezuela, una Guyana in crescita e più prospera potrebbe diventare un asse di stabilità per il bacino dei Caraibi, aggiunge Lajtman.

Secondo diversi analisti, alcune delle principali compagnie petrolifere statunitensi hanno già avviato operazioni di produzione ed estrazione in Guyana, ciononostante, anche se le entrate del governo della Guyana dovessero aumentare, la maggior parte del paese non percepirà i benefici economici del petrolio, poiché i posti di lavoro sarebbero destinati principalmente agli stranieri.

Per decenni, la Guyana è stata considerata un paese di transito della cocaina che va dalla Colombia agli Stati Uniti. Il governo ha svolto programmi di assistenza volti a combattere il narcotraffico e approvato la legislazione contro il riciclaggio di denaro, contro il finanziamento del terrorismo e per regolare l’estradizione. Con l’aumento delle entrate petrolifere, riferiscono fonti del governo di Georgetown, si può fare di più in questo campo.

Nel luglio 2018, la Guyana, unico paese sudamericano assieme all’Uruguay, ha aderito all’iniziativa cinese della Nuova Via della Seta che comprende investimenti in un piano per porti e strade. È il più grande progetto realizzato finora nel paese. Il progetto di collegamento stradale ha un’importanza geostrategica fondamentale, poiché ridurrebbe i tempi di trasporto nel nord del Brasile (il principale partner commerciale della Cina nella regione) con una rotta più veloce verso il Canale di Panama.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e dall’inglese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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