Libia-Egitto: Haftar consegna ad al-Sisi super-terrorista egiziano

Pubblicato il 30 maggio 2019 alle 9:49 in Egitto Libia

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Uno dei militanti egiziani più ricercati, Hisham al-Ashmawy, catturato in Libia l’anno scorso, è stato trasferito in Egitto, mercoledì 29 maggio, per essere giudicato dalle autorità del Cairo. Il generale libico Khalifa Haftar ha consegnato l’uomo dopo un incontro con il capo dei servizi segreti egiziani a Bengasi.

Mercoledì mattina, i media filogovernativi del Cairo hanno trasmesso filmati in cui si vedeva Ashmawy arrivare in Egitto su un aereo militare. “Le forze armate libiche hanno consegnato il terrorista Hisham Ashmawy all’intelligence generale egiziana”, ha riferito la tv di stato sul suo sito web.

Ex ufficiale delle forze speciali egiziane, Ashmawy ha lasciato l’esercito nel 2012 e si è unito ad Ansar Beit al-Maqdis, un’organizzazione terroristica con sede nella penisola del Sinai. Si ritiene che l’uomo si sia trasferito in Libia nel 2013, circa un anno prima che il gruppo di Ansar Maqdis giurasse fedeltà allo Stato Islamico nel novembre 2014. Da quel momento Ashmawy divenne uno dei terroristi più ricercati in Egitto e, poco dopo, lasciò la sua organizzazione originaria per diventare leader del gruppo militante al-Mourabitoun, allineato ad al-Qaeda. L’uomo è accusato di essere dietro agli attacchi nella regione del deserto occidentale d’Egitto e di operare al fianco di Emad al-Din Abdel Hamid, un altro ufficiale dell’esercito diventato capo jihadista.

Ashmawy è stato catturato dalle forze di Haftar nell’ottobre 2018 nella città di Derna, a est della Libia. Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, aveva immediatamente chiesto la consegna del leader jihadista. “Vogliamo arrestarlo”, aveva dichiarato in quel momento.

L’uomo fa parte di una piccola ma altamente pericolosa successione di ex ufficiali dell’esercito egiziano che si sono uniti a gruppi militanti, complicando gli sforzi di al-Sisi per affrontare quella che definisce la “minaccia esistenziale” dell’estremismo.

Haftar, che sta conducendo un’offensiva militare contro il governo di Tripoli del primo ministro Fayez al-Serraj, riconosciuto dall’ONU, ha sequestrato la città di Derna la scorsa estate. Le forze dell’esercito nazionale libico (LNA), da lui guidate, sono sostenute soprattutto da Egitto ed Emirati Arabi Uniti. All’inizio di questo mese, Haftar ha respinto le richieste delle Nazioni Unite per un cessate il fuoco, esortando le sue truppe ad “annientare” le forze fedeli al governo durante il mese sacro islamico del Ramadan. Oltre 510 persone sono state uccise, mentre 2.000 sono state ferite, nell’assalto di Haftar a Tripoli, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Almeno 70.000 abitanti sono invece stati costretti a fuggire dalle loro case. Dopo giorni in cui i combattimenti sembravano essersi ridotti, martedì 28 maggio, le truppe di Haftar hanno attaccato la zona aeroportuale di Tripoli, situata a sud della capitale, riaccendendo gli scontri e riprendendo l’offensiva contro le forze del governo presieduto da Serraj.

In Egitto, il Sinai del Nord è teatro da anni di operazioni militari. L’esercito di al-Sisi ha lanciato, il 9 febbraio 2018, una campagna antiterroristica, chiamata Comprehensive Operation – Sinai, con l’obiettivo di intensificare i controlli nella regione e contrastare i ribelli islamisti e le altre attività criminali che compromettono la sicurezza e la stabilità del Paese. Tuttavia, sebbene l’esercito egiziano non sia riuscito a frenare l’ondata di attacchi che hanno colpito sia le forze militari sia la polizia egiziana, la sua presenza nella regione ha portato ad un maggiore controllo dell’area, con la conseguente riduzione del numero di attacchi. Le iniziative promosse dal governo egiziano hanno altresì permesso di distruggere grandi quantità di infrastrutture e materiale militare appartenenti ai terroristi.

Il Country Report on Terrorism 2017 del governo americano ha descritto il 2018 come un anno in cui l’Egitto è stato vittima di numerosi attacchi terroristici. I fautori sono principalmente affiliati dell’ISIS, tra cui ISIS-Sinai Province (ISIS-SP) e un gruppo distinto che si autodefiniva Stato Islamico (IS Egitto), oltre a gruppi come Harakat Sawa’d Misr (HASM) e Liwa al- Thawra. Il peggior attacco terroristico nella storia dell’Egitto ha avuto luogo il 24 novembre 2017 in una moschea Sufi nel Nord Sinai ed ha causato la morte di oltre 312 civili.

Lo stato di emergenza vige in Egitto sin dal 10 aprile 2017. Inizialmente, il presidente egiziano, Abdel Fattah el-Sisi, ha imposto tale misura nel Sinai del Nord il 25 ottobre 2014, alla luce degli attacchi terroristici nella regione che avevano causato la morte di 26 militari egiziani. Successivamente, il 10 aprile 2017, il presidente egiziano ha esteso tale condizione a tutto il Paese, dopo l’uccisione di 47 persone negli attentati contro due chiese copte durante le celebrazioni religiose della domenica delle Palme. Il 2 gennaio scorso, vista l’instabilità persistente, è stato nuovamente dichiarato lo stato di emergenza per 3 mesi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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