Il Kazakistan verso il voto tra apertura e proteste

Pubblicato il 30 maggio 2019 alle 9:33 in Asia Kazakistan

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Il 9 giugno i kazaki sono chiamati alle urne per eleggere il nuovo presidente del paese, in piena transizione dopo le dimissioni, lo scorso 19 marzo, di Nursultan Nazarbaev.

Per la prima volta in 14 anni, il governo Kazakistan ha permesso una candidatura nettamente d’opposizione e molto critica nei confronti dell’esecutivo: il 6 maggio scorso la Commissione elettorale centrale ha registrato Amirjan Kosanov come candidato alle elezioni presidenziali del 9 giugno.

Kosanov non ha alcuna possibilità concreta di vincere contro l’attuale presidente ad interim Kasym-Jomart Tokaev, la cui rielezione, secondo tutti gli analisti, appare scontata sia per il ferreo controllo che il governo esercita nel paese a tutti i livelli della società, sia per i tassi di crescita e sviluppo registrati negli ultimi anni che hanno migliorato sensibilmente la qualità di vita della popolazione.

Il voto è stato progettato per legittimare Tokaev come nuovo presidente del Kazakistan. Il processo di successione è gestito dall’ex presidente Nursultan Nazarbaev, che si è dimesso a marzo ma esercita ancora poteri significativi come presidente del Consiglio di Sicurezza del Kazakistan e come leader del partito Nur-otan.

Tuttavia, la presenza di Kosanov sulle schede elettorali cambia un po’ il gioco politico in Kazakistan, dove le ultime due elezioni presidenziali hanno visto Nazarbaev stravincere elezioni contro candidati che le organizzazioni internazionali hanno considerato “di facciata” solo per dare “una parvenza di democrazia”. 

Nel 2011, uno di questi candidati, Mels Eleusizov, non ha fatto mistero del suo ruolo quando ha ammesso di aver votato per Nazarbaev, che ha vinto le elezioni di quell’anno con il 96% dei voti. Nel 2015, Nazarbaev ha conquistato il 98% dei voti. L’ultima volta che il presidente del Kazakistan ha affrontato un candidato dell’opposizione risale al 2005.

“Oggi non sono stato io a registrarmi, ma tutte le persone che hanno sognato Giustizia e Verità, Libertà e Spirito Nazionale e che mi hanno sostenuto” – ha scritto su Facebook un esultante Kosanov , pubblicando un selfie mentre brandisce copia dell’avvenuta registrazione.

Kosanov, di professione giornalista, è stato nominato da un movimento chiamato Destino della Nazione, che si batte per i diritti linguistici e culturali kazaki. 

Gli altri cinque candidati che sfidano Tokaev, tra cui spicca il comunista Jambyl Ahmetbekov, sono considerati per lo più parte dell’establishment. Tra questi, Danija Espaeva, del partito filogovernativo Ak Zhol, la prima donna a candidarsi alla presidenza in Kazakistan, ha causato sconcertate reazioni quando ha affermato che crede che un leader dovrebbe essere maschio.

In Kazakistan gli indipendenti non possono correre per la presidenza, e il Kazakistan non ha partiti di opposizione che funzionino legalmente per sostenere i candidati sul campo. Il gruppo politico di Kosanov, Forum Jana Qazaqstan, un movimento pro-riforma istituito lo scorso anno, non può presentare un candidato in quanto non è ufficialmente registrato.

Kosanov è un noto critico del governo, con una storia di politica dell’opposizione che risale a due decenni fa. Tuttavia, alcuni osservatori hanno suggerito che lui e il suo movimento potrebbero essere stati cooptati dall’amministrazione, o per lo meno stanno auto-censurando le loro critiche. La campagna elettorale, iniziata il 13 maggio, si sta svolgendo senza particolari incidenti o polemiche, come lasciavano invece presagire alcune, invero poco partecipate, dimostrazioni di protesta nelle settimane precedenti.

Le dimissioni di Nazarbaev e la convocazione delle elezioni anticipate avevano catalizzato le proteste a favore della democrazia. Circa 80 persone sono state arrestate alle manifestazioni il 1 maggio e almeno 10 sono state incarcerate per brevi periodi. Altre proteste si sono svolte il 9 maggio, in occasione del Giorno della Vittoria. 

Due attivisti che sono stati imprigionati per 10 giorni per aver dispiegato uno striscione che chiedeva elezioni libere alla maratona di Almaty ad aprile sono stati rilasciati dal carcere il 5 maggio scorso.

Il 18 maggio scorso numerosi attivisti hanno denunciato di essere stati selezionati come membri della riserva dell’esercito, come misura punitiva per aver protestato contro la successione pilotata da Nazarbaev. 

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dal russo e dall’inglese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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