Israele: il Parlamento fissa nuove elezioni per il 17 settembre

Pubblicato il 30 maggio 2019 alle 15:26 in Israele Medio Oriente

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Il Parlamento israeliano ha votato, giovedì 30 maggio, per l’istituzione di nuove elezioni nazionali, previste per il 17 settembre, dopo che il primo ministro Binjamin Netanyahu non è riuscito a formare una coalizione in grado di governare il Paese.

In una mossa senza precedenti, la Knesset, ovvero il Parlamento monocamerale di Israele, rinnovato solo due mesi fa con le elezioni del 9 aprile, ha votato 74 a 45 a favore del suo auto-scioglimento e della programmazione di nuove votazioni. Il motivo di questa decisione è stato il fallimento di Netanyahu nel raggiungere un accordo di coalizione nei tempi previsti, nonostante il suo partito, Likud, insieme agli alleati di destra, avesse ottenuto la maggioranza dei seggi. Il partito del primo ministro aveva conquistato 35 seggi, mentre i suoi due alleati, l’Yisrael Beitenu, dell’ex ministro della Difesa Avigdor Lieberman, e il partito degli ultraortodossi, avevano ottenuto insieme 21 seggi, rispettivamente 5 e 16. Uniti in coalizione, i tre avrebbero dunque raggiunto i 65 seggi necessari a formare una maggioranza in grado di governare.

Tuttavia, Lieberman, poco dopo le elezioni, ha deciso di rifiutare l’accordo a causa di una controversia con Netanyahu e con gli ultraconservatori su alcune questioni ritenute centrali. L’ex ministro ha chiesto al premier di porre fine ai tentativi di tregua con Hamas e di cambiare radicalmente la politica nei confronti del gruppo di Gaza, affermando che queste rimangono condizioni imprescindibili per unirsi a qualsiasi coalizione di destra. Di conseguenza, Netanyahu ha dovuto spingere per indire nuove elezioni al fine di prevenire lo scenario peggiore per il suo futuro, ovvero che il presidente israeliano Reuven Rivlin selezioni un altro membro del Parlamento per cercare di formare una coalizione di governo.

Tenere elezioni così vicine l’una all’altra sarà senza precedenti per Israele. Il rivale più temuto è l’alleanza del Blu e Bianco, guidata da Benny Gantz e yair Lapid, che pur non potendo contare su altre coalizioni, aveva conquistato 35 seggi alle elezioni del 9 aprile. In più, nei prossimi mesi, Netanyahu dovrà affrontare possibili accuse di corruzione, frode e abuso d’ufficio. Nonostante il premier si sia presentato alle elezioni indebolito da tali scandali, il suo destino politico ha decretato ancora una volta il suo successo elettorale. La campagna di Netanyahu si è basata sulla linea dura nei confronti della resistenza palestinese e sui successi ottenuti nelle relazioni con i maggiori leader mondiali. Uno dei più importanti traguardi raggiunti durante il suo mandato è stato il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, avvenuta il 14 maggio 2018. Tale evento ha seguito il riconoscimento della città come capitale di Israele, da parte degli Stati Uniti, nonostante la Città Santa goda di uno status internazionale, regolato da un piano di spartizione delle Nazioni Unite. Un altro rilevante successo è stato il riconoscimento americano, avvenuto il 25 marzo, della sovranità israeliana sulle Alture del Golan, conquistate alla Siria a seguito della vittoria della guerra arabo-israeliana del 1967. L’ultimo annuncio di Netanyahu, durante questa campagna elettorale, ha riguardato l’intenzione di annettere le colonie israeliane in Cisgiordania, un atto considerato illegale secondo il diritto internazionale. A tale proposito, l’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite ha dichiarato che Netanyahu attenderà che il piano di pace americano per il Medio Oriente venga svelato, prima di annettere le colonie israeliane della Cisgiordania.

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Chiara Gentili

di Redazione

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