Arabia Saudita: al via i vertici di emergenza della Mecca

Pubblicato il 30 maggio 2019 alle 16:42 in Arabia Saudita Medio Oriente

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I due vertici straordinari della Lega Araba e del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) hanno avuto inizio giovedì 30 maggio alla Mecca, in Arabia Saudita. Il meeting dell’Organizzazione per la Cooperazione islamica (OIC), invece, è previsto per venerdì 31 ed avrà come titolo: “Il vertice della Mecca: una mano tesa verso il futuro”.

Lo scopo di questi incontri è esaminare la minaccia iraniana e le tensioni che interessano la regione del Golfo, in particolare dopo l’attacco del 13 maggio alle quattro navi saudite ed emiratine nei pressi dello Stretto di Hormuz, e le offensive da parte delle milizie Houthi, l’ultima risalente al 26 maggio. I vertici si concentreranno, inoltre, sulle operazioni di pace e le crisi che interessano la regione.

Il ministro degli Esteri saudita, Ibrahim al-Assaf, il 29 maggio, ha aperto i lavori della conferenza preparatoria con i ministri degli Esteri dell’OIC. Nel suo discorso, al-Assaf ha dichiarato che il mondo islamico continua ad affrontare alcune sfide, il cui pericolo maggiore è l’ingerenza negli affari interni di ciascun Paese. Il ministro ha poi evidenziato che l’Umma islamica, ovvero la comunità dei fedeli, sta rivolgendo lo sguardo verso la Siria, la Libia, la Somalia e gli altri Paesi in difficoltà.

A detta di al- Assaf, l’Arabia Saudita si interessa molto alla stabilità in Yemen e prova rammarico di fronte alla situazione del Paese, che ha visto i ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, prendere il sopravvento sull’autorità legittima. Questa, secondo il ministro saudita, è una delle questioni a cui deve rivolgersi l’OIC, tenendo conto della contravvenzione delle convenzioni internazionali. Inoltre, di fronte alla crescente sofferenza del popolo yemenita, è necessario ribadire l’importanza del sostegno a livello internazionale per giungere ad una soluzione politica, come stabilito dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza n. 2216, dall’iniziativa del Golfo del 2011 e dagli incontri di Stoccolma del 6 dicembre 2018.

Altro tema evidenziato da al- Assaf è il conflitto arabo- palestinese, che continua a rappresentare una sfida da affrontare per l’OIC, così come una delle questioni principali per il regno saudita. Quest’ultimo desidera per i palestinesi il rispetto dei propri diritti legittimi e l’istituzione di uno Stato indipendente con capitale Gerusalemme Est. Anche in questo caso, secondo il ministro, è necessario che la comunità internazionale si faccia carico della propria responsabilità politica e morale per giungere ad una soluzione del conflitto.

Come riportato da Al-Jazeera, anche il primo ministro qatarino, Abdullah bin Nasser al-Thani, parteciperà ai vertici, in rappresentanza del proprio Paese. La portavoce del Ministero degli Esteri del Qatar, Lolwah R M Al-Khater, ha dichiarato che il Qatar non ha mai perso la volontà di partecipare attivamente agli eventi del mondo ed ora desidera interessarsi alla regione e alle tensioni attuali. Lolwah ha aggiunto che le circostanze difficili e l’escalation di tensioni richiedono al Qatar e agli altri Stati di adempiere al proprio dovere nazionale ed umanitario per salvaguardare la sicurezza e gli interessi della regione.

La speranza è che i vertici portino ad una posizione unitaria di fronte alle molteplici questioni nate soprattutto dalle tensioni tra USA ed Iran. A partire dall’8 maggio 2018, data in cui il presidente americano, Donald Trump, ha deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare, le relazioni bilaterali tra i due Paesi sono peggiorate, a causa della re-imposizione delle sanzioni contro Teheran. Ad un anno di distanza dall’uscita dal patto, l’8 maggio 2019, Washington ha schierato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nei mari del Medio Oriente, con il fine di dimostrare la propria forza nel caso di eventuali attacchi dalla controparte iraniana.

Teheran, per tutta risposta, ha dichiarato di non voler più rispettare le limitazioni sull’arricchimento dell’uranio e ha descritto la presenza americana un bersaglio da colpire.

Il 15 maggio, dalla Casa Bianca è arrivato l’ordine per lo staff diplomatico non essenziale di lasciare l’Iraq. “Se l’Iran vuole una guerra, sarà ufficialmente la sua fine” ha riferito Trump, in un tweet pubblicato il 19 maggio. Nello stesso giorno un razzo Katiusha ha colpito la Zona Verde di Baghdad, a pochi metri dall’ambasciata americana in Iraq.

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di Redazione

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