Afghanistan: esplosione presso accademia di addestramento militare, ISIS rivendica

Pubblicato il 30 maggio 2019 alle 12:57 in Afghanistan Asia

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Un attentatore suicida si è fatto esplodere all’entrata di un centro di addestramento militare nella capitale afgana di Kabul, giovedì 30 maggio, uccidendo almeno 6 persone e ferendone altre 6.

Un funzionario delle forze di sicurezza, che ha parlato in condizioni di anonimato, ha riferito che l’aggressore si sarebbe fatto saltare in aria dopo che gli era stato impedito di entrare nell’Università di Difesa nazionale Marshal Fahim, situata nella parte ovest di Kabul. L’esplosione si è verificata mentre alcuni cadetti lasciavano l’edificio, una delle principali accademie di formazione degli ufficiali afghani. L’attentato è stato poi rivendicato dall’ISIS che ha pubblicato l’immagine di un uomo segnalato come colui che ha commesso il colpo. 

Attacchi contro ufficiali di sicurezza e forze di polizia sono all’ordine del giorno nel Paese. Uno dei più recenti è avvenuto il 6 maggio, quando un gruppo di talebani ha assaltato un posto di blocco dell’esercito, nella provincia occidentale di Farah, uccidendo 20 soldati afghani. Il giorno precedente, un’autobomba aveva già causato la morte di almeno 7 persone e il ferimento di 55 altre presso un quartier generale delle forze di sicurezza dell’Afghanistan settentrionale. All’attacco, ugualmente rivendicato dai talebani, era seguito uno scontro armato. Un funzionario del Ministero dell’Interno di Kabul aveva reso noto che il kamikaze si era fatto esplodere dentro ad una vettura Humvee, carica di ordigni, presso i cancelli d’entrata della stazione di polizia della città di Pul-e-Khumri. 

Le violenze non si arrestano. I continui scontri, soprattutto negli ultimi mesi, sottolineano i lenti progressi del processo di pace e le debolezze in materia di sicurezza emerse nei negoziati di Doha, in Qatar, iniziati l’1 maggio e terminati il 9 dello stesso mese. In tali incontri gli Stati Uniti hanno tentato di trovare un accordo con i talebani per portare la pace nel Paese. Tuttavia, le due parti continuano ad apparire in evidente contrasto sulla questione chiave del ritiro delle forze straniere dall’Afghanistan, tema principale discusso durante gli incontri. I negoziati dovrebbero mettere fine alla guerra più lunga condotta degli Stati Uniti, iniziata nel 2001, con un accordo per il ritiro americano dal territorio.

I colloqui di Doha hanno rappresentato il sesto round di incontri tra talebani e USA. Benché siano stati considerati da entrambe le parti positivi e costruttivi, i progressi procedono lenti e risultano aggravati dalla crescente frustrazione per l’inarrestabile violenza che continua a minare la sicurezza del Paese.

Da parte sua, la NATO ha reso noto che le sue truppe rimarranno in Afghanistan fino a quando non sarà raggiunta una pace duratura. Tale dichiarazione è arrivata a seguito della richiesta dei talebani di fornire una data precisa per il ritiro completo delle forze straniere dal Paese. Nicolas Kay, rappresentante della NATO per l’Afghanistan, ha dichiarato che l’alleanza vuole assicurarsi della stabilità nell’area, prima di pensare ad un ritiro delle proprie forze.

L’esplosione di oggi è avvenuta mentre una delegazione di rappresentanti talebani ha incontrato alcuni alti politici afghani a Mosca per cercare di dare un ulteriore stimolo agli sforzi fatti finora e provare a raggiungere un accordo per porre fine al conflitto che dura ormai da 18 anni. negoziati tra le parti risultano particolarmente importanti in questo periodo, caratterizzato da una crescente conflittualità nel Paese. Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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