Yemen: coalizione araba lancia nuova operazione contro gli Houthi

Pubblicato il 29 maggio 2019 alle 11:24 in Medio Oriente Yemen

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La coalizione araba in Yemen ha annunciato di aver lanciato un’operazione militare contro le postazioni dei ribelli Houthi nella provincia di Dalea, mercoledì 29 maggio.

L’Arabia Saudita è il Paese che guida la coalizione araba formata da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar, che è sostenuta anche dagli Stati Uniti. La guerra civile nello Yemen è scoppiata il 19 marzo del 2015, e fin dal 26 marzo dello stesso anno, la coalizione è intervenuta per sostenere le forze governative del presidente Rabbo Mansour Hadi. L’altra fazione protagonista del conflitto è quella dei ribelli sciiti Houthi, che godono del supporto logistico e diplomatico dell’Iran. Gli scontri tra le parti continuano ad essere all’ordine del giorno e, negli ultimi mesi, le offensive si sono intensificate, con attacchi aerei e per mezzo di droni, sia sul territorio yemenita, sia in luoghi chiave per gli interessi sauditi in altre regioni.

La coalizione araba ha chiesto ai residenti della provincia di Dalea di evitare di passare intorno ai siti bersagliati e ha dichiarato che l’operazione ha come obiettivo quello di neutralizzare le capacità offensive degli Houthi. Secondo quanto dichiarato da fonti saudite, la missione sarebbe in linea con il diritto internazionale e umanitario e alcuni ufficiali militari hanno assicurato che prenderanno tutte le misure necessarie a proteggere i civili.

In supporto alla coalizione, sono intervenuti anche gli Stati Uniti, i quali inviano armi e carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence a sostegno del presidente Hadi, il cui governo è riconosciuto dalla comunità internazionale. Gli Houthi, da parte loro, controllano la capitale del Paese, Sana’a, e altre vaste aree dello Yemen fin dallo scoppio del conflitto. Le Nazioni Unite stanno portando avanti numerosi colloqui con gli Houthi e il governo sostenuto dai sauditi per trovare una soluzione politica a questa tremenda guerra, che continua a seminare morte e che ha ridotto lo Yemen sull’orlo della carestia. Il Paese, a seguito di questi 4 anni di conflitto, rappresenta la realtà più povera del Medio Oriente. Inoltre, a novembre del 2018, che è stato il mese che ha contato più vittime in Yemen, dall’inizio del conflitto, si sono verificati almeno 2.959 decessi documentati. In totale, dal 2015, più di 13.000 persone sono morte a causa del conflitto, secondo le stime dell’ONU.

Solo nell’ultima settimana, gli Houthi hanno condotto tre attacchi contro la coalizione. Il 22 maggio, il gruppo aveva effettuato un attacco con droni contro l’aeroporto saudita di Najran, prendendo di mira le strutture dove si trovano gli aerei da guerra e un deposito di armi dell’aeroporto, situato nel Sud-Ovest dell’Arabia Saudita; la città di Najran dista 840 chilometri dalla capitale del Regno, Riad, e si trova nei pressi del confine con lo Yemen. Tale attacco si era verificato meno di 24 ore dopo un primo assalto contro lo stesso aeroporto, avvenuto il 21 maggio, e rivendicato ugualmente dagli Houthi. Il giorno precedente, il 20 maggio, Riad aveva accusato gli stessi ribelli di aver effettuato due raid in città che si trovano nei pressi della Mecca. Da parte sua, il movimento ha negato qualsiasi coinvolgimento in assalti che prendessero di mira la città sacra dell’Islam. 

 Tali attacchi arrivano in un momento estremamente teso per la regione. Martedì 14 maggio, gli Houthi avevano lanciato una serie di bombardamenti con droni contro un oleodotto in Arabia Saudita. Nel rivendicare l’attacco, i ribelli sciiti lo hanno definito una vendetta per i raid aerei che la coalizione a guida saudita continua ad effettuare contro infrastrutture civili yemenite. L’Arabia Saudita ha accusato l’Iran di aver ordinato l’attacco alle infrastrutture petrolifere e ha bombardato la capitale dello Yemen, Sana’a, che è controllata dagli Houthi. Gli ultimi raid contro la capitale, che si sono verificati il 15 maggio, hanno causato la morte di 6 civili. 

Lo Yemen subisce l’aumento delle tensioni tra l’Iran e Stati Uniti nella regione del Golfo. L’Arabia Saudita è un forte alleato di Washington, che sostiene in una serie di rinnovati sforzi contro presunte minacce rilevate dagli Stati Uniti. Il 6 maggio, gli USA hanno schierato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nel Golfo, in risposta “a una serie di segnali preoccupanti di escalation” da parte dell’Iran. Adel al-Jubeir, ministro degli Affari Esteri saudita, ha dichiarato, il 19 maggio, che il Regno non vuole la guerra ma “non resterà con le mani legate” se sarà attaccato. Lo stesso giorno, anche il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato Teheran. “Se l’Iran vuole combattere, quella sarà la sua fine ufficiale. Non minacciare mai più gli Stati Uniti!”, si legge in un post di Trump su Twitter. 

Inoltre, il 21 maggio, un ufficiale iraniano ha accusato l’Arabia Saudita di essere tra i responsabili dell’attacco all’ambasciata americana di Baghdad, verificatosi il 19 maggio nella Zona Verde della capitale. Come riportato da al al-Jazeera, il capo del Comitato per la Sicurezza Nazionale e le Politiche Estere del Parlamento iraniano, Hishmat Allah Faht Bisha, ha dichiarato che l’offensiva fa parte della politica estera saudita, il cui scopo è creare una situazione di “caos indomabile” nella regione. Da parte americana, un ufficiale del Dipartimento di Stato ha affermato che, fino ad ora, non è stato dichiarato nessun colpevole per l’attacco a Baghdad ma ha poi aggiunto: “Se le milizie o altri membri delle forze militari iraniane sono tra i fautori, l’Iran stesso sarà ritenuto responsabile e noi risponderemo con la stessa moneta”. La tensione tra USA e i Paesi della regione continua, in questo modo, ad aumentare. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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