Siria: 450 militanti francesi legati all’Isis rischiano la pena di morte

Pubblicato il 29 maggio 2019 alle 16:17 in Francia Siria

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Circa 450 cittadini francesi legati allo Stato Islamico sono detenuti nei campi profughi della Siria nord-orientale, ha riferito oggi, mercoledì 29 maggio, il ministro degli Esteri di Parigi, Jean-Yves Le Drian. Parlando alla Commissione Affari Esteri del Parlamento, Le Drian ha detto precisamente: “Pensiamo che ci siano tra i 400 e i 450 francesi, detenuti nella Siria nord-orientale. Alcuni sono rinchiusi nei campi, altri sono stati arrestati e trattati come prigionieri, compresi alcuni bambini”. Il ministro ha chiarito che solo i minori potrebbero essere rimpatriati qualora fossero orfani o le madri dessero il loro consenso.

La Francia per lungo tempo ha insistito affinché i suoi cittadini catturati in Iraq o in Siria e considerati legati all’Isis venissero processati a livello locale, rifiutando di rimpatriarli nonostante il rischio che potessero ricevere condanne a morte. “La nostra posizione rimane sempre la stessa e non la cambieremo: i combattenti devono essere giudicati lì dove hanno commesso i reati”, ha chiarito Le Drain.

Le osservazioni sono arrivate dopo che un tribunale iracheno ha condannato a morte, martedì 28 maggio, 4 cittadini francesi accusati di aver aderito al gruppo jihadista dello Stato islamico, portando a 6 il numero di membri francesi dell’Isis che rischiano di cadere nel braccio della morte in Iraq. Da marzo, Parigi ha rimpatriato solo cinque orfani e una bambina di tre anni la cui madre è stata condannata all’ergastolo a Baghdad.

Le Drian ha dichiarato che più di 100 combattenti francesi sono ancora presenti a Idlib, l’ultima roccaforte jihadista nel nord-ovest della Siria, inesorabilmente bombardata dalle truppe del presidente Bashar al-Assad. L’area è stata definita dal ministro “una bomba in tempo reale”, con circa 30.000 militanti tuttora rintanati nella zona, e ha avvertito del rischio di rifugiati da questa regione verso l’Europa.

Negli ultimi mesi l’Iraq ha preso in custodia migliaia di sospettati jihadisti, tra cui innumerevoli stranieri. Questi stanno affrontando una serie di processi spesso criticati pesantemente dai gruppi per i diritti umani, i quali fanno riferimento a prove solitamente estorte attraverso la tortura e a violenze fisiche.

Nonostante la condanna rilasciata ieri a Baghdad contro Mustapha Merzoughi, Kevin Gonot, Leonard Lopez e Salim Machou, i 4 cittadini francesi che dovranno affrontare la pena capitale con impiccagione, Le Drian ha tenuto a sottolineare che: “La Francia si oppone in linea di principio alla pena di morte in ogni momento e in ogni luogo”. Il ministro ha poi detto che i detenuti stanno ricevendo assistenza consolare per assicurarsi di avere una rappresentanza legale in vista di un appello della sentenza, che può essere presentato entro 30 giorni.

I tribunali iracheni hanno condannato molti sospetti combattenti all’ergastolo o alla pena di morte, ma nessun membro straniero dell’Isis è ancora stato giustiziato. Il governo di Baghdad si è rifiutato di fornire dati sui centri di detenzione o sui prigionieri, inclusi quelli accusati di terrorismo, ma alcuni studi stimano che siano 20.000 i detenuti per presunti collegamenti con lo Stato Islamico. Il numero di condanne a morte emesse dai tribunali iracheni è più che quadruplicato rispetto al 2017 passando da 65 a circa 271 nel 2018.

I jihadisti imprigionati in Iraq sono stati spesso catturati negli ultimi mesi nella vicina Siria dalle Syrian Democratic Forces (SDF). Le SDF, supportate dagli Stati Uniti, hanno recentemente concluso la loro battaglia contro l’ISIS con la presa di Baghouz, ultima roccaforte dei terroristi in Siria, che è stata liberata il 23 marzo. Tuttavia, il Paese deve ora gestire i prigionieri e i loro processi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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