Maduro denuncia il sabotaggio di 10 navi che trasportavano benzina e cibo in Venezuela

Pubblicato il 29 maggio 2019 alle 9:00 in Venezuela

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Dieci barche con benzina e cibo diretti in Venezuela sono state sabotate. Ad affermarlo il presidente venezuelano Nicolás Maduro durante un incontro del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) tenutosi a Caracas il 27 maggio.

Maduro ha segnalato inoltre che sono state bloccate anche le barche complementari che trasportavano cibo destinato alla distribuzione da parte dei Comitati Locali di Approvvigionamento e Produzione (CLAP).

Secondo il leader venezuelano, il problema “è già in via di risoluzione”. “Si tratta ancora una volta della persecuzione di un intero paese, della tortura dell’apparato economico del Venezuela promossa dagli Stati Uniti”, ha affermato.

Il governo venezuelano ha ripetuto in diverse occasioni che il Paese non sta vivendo una crisi umanitaria, ma sta affrontando “difficoltà sociali” causate dall’embargo promosso dagli Stati Uniti e dai suoi alleati.

All’inizio di maggio, l’opposizione venezuelana aveva tentato di realizzare un colpo di stato. Juan Guaidó e i suoi sostenitori si erano radunati a Caracas di fronte alla base militare di Carlota. In precedenza, Guaidó aveva invitato il popolo venezuelano e l’esercito a scendere in strada per completare l’operazione e rovesciare il presidente Nicolás Maduro. Da parte sua, Maduro, così come il ministro della Difesa, il generale Vladimir Padrino, hanno dichiarato la lealtà delle forze armate alle autorità legittime. Successivamente, l’amministrazione presidenziale ha annunciato il fallimento del tentativo di colpo di stato e Maduro ha ordinato l’apertura di un’inchiesta.

Lo scorso 30 aprile, infatti, Guaidó aveva annunciato l’inizio della fase finale della cosiddetta “Operazione Libertà”, volta a rovesciare il governo di Maduro servendosi dell’esercito. Il governo statunitense è tra i principali sostenitori del leader dell’opposizione.

Sullo sfondo della dichiarazione di Guaidó, i suoi sostenitori hanno organizzato una rivolta a Caracas nel distretto Chacao. Per disperderli le forze dell’ordine hanno usato i gas lacrimogeni. A seguito degli ultimi scontri, secondo stime non ufficiali, in tutto il paese 13 persone sono morte e oltre un centinaio sarebbero rimaste ferite.

Da gennaio il paese caraibico sta affrontando una grave crisi politica ed economica. Lo scorso 5 gennaio Juan Guaidó è stato eletto presidente dell’Assemblea Nazionale, controllata dall’opposizione. Il 23 gennaio, l’opposizione venezuelana ha tentato un colpo di stato e il presidente del parlamento, Juan Guaidó, si è autoproclamato presidente ad interim del Paese. Questa azione è stata appoggiata dagli Stati Uniti e da oltre 50 paesi. Oltre che dalla Russia, che ha inviato negli ultimi mesi alcuni suoi militari a Caracas, Maduro, che rimane attualmente il legittimo presidente costituzionalmente eletto del paese caraibico, è sostenuto da diversi paesi tra cui spiccano Cuba, partner storico di Caracas, Messico, Cina, Turchia, Bielorussia, Indonesia, Bolivia, Iran, Siria, El Salvador e Nicaragua.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.