Libia: la battaglia di Tripoli continua

Pubblicato il 29 maggio 2019 alle 16:24 in Africa Libia

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La zona aeroportuale di Tripoli, situata a Sud della capitale, è terreno di scontri armati continui dalla sera di martedì 28 maggio. A confrontarsi nell’area di Tarhuna, regione della Tripolitania situata a circa 95 km a Sud – Est della capitale, sono l’Esercito Nazionale Libico (LNA), con a capo il generale Khalifa Haftar, e le forze del governo di Tripoli.

Il portavoce dell’operazione “Vulcano di rabbia” del governo di Tripoli, Mohammed Gununu, ha precisato che gli scontri stanno interessando l’asse che collega l’aeroporto a Ben Gascir, città a 34 km a sud della capitale. Da un lato, il governo di Tripoli continua a fare progressi nella difesa e riconquista della città. Dall’altro, le forze di Haftar stanno cercando di salvaguardare le zone occupate sino ad ora.

Secondo i resoconti dei media, l’attacco ha colpito nello specifico un avamposto della Nona Brigata, un gruppo affiliato all’LNA, provocando decine di vittime. Tale gruppo avrebbe poi chiesto alle forze di Haftar di ritirarsi dal centro della città e di ridefinire le aree di influenza di ognuno.

La Nona Brigata è una formazione originaria di Tarhuna, nota altresì con il nome di Kaniat o ‘Kanì, dal cognome dei tre fratelli che ne sono a capo. Prima di unirsi alle forze di Haftar nell’offensiva verso Tripoli, il suo nome era “Ottava Brigata” ed era a servizio del Ministero della Difesa del governo di Tripoli. Il 15 aprile, il Ministero dell’Interno ha denunciato il coinvolgimento di questo gruppo armato nei crimini commessi contro i civili, tra cui sparizione forzata e rapine a mano armata.

Altre dichiarazioni sull’accaduto del 28 maggio sono giunte dal centro medico civile, i cui operatori si sono impegnati nella notte per prestare soccorso ai feriti ed aprire corridoi sicuri, volti a favorire il passaggio di coloro che sono bloccati nelle aree colpite. Secondo quanto dichiarato, l’attacco è un crimine ingiustificabile e le organizzazioni locali, regionali ed internazionali sono chiamate a proteggere i civili ed il personale medico.

Gununu ha dichiarato che le forze aeree hanno altresì lanciato raid sul campo di Borshada, nei pressi di Garian, altra città della Tripolitania a circa 80 km a Sud di Tripoli, causando la morte di numerosi uomini di Haftar.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con Khalifa Haftar. L’Esercito Nazionale Libico di Haftar riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Russia mentre il Qatar e la Turchia appoggiano il governo riconosciuto a livello internazionale.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA. Sino ad ora, il bilancio delle vittime causate da tale operazione è di 510 persone, a cui si aggiungono circa 75.000 civili costretti a fuggire dalle proprie case.

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di Redazione

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