Iraq: condanna a morte per 4 jihadisti francesi dell’ISIS

Pubblicato il 29 maggio 2019 alle 7:00 in Francia Iraq

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un tribunale iracheno ha condannato a morte 4 cittadini francesi per aver fatto parte dello Stato Islamico. Le accuse, la difesa e la posizione di Parigi. 

Mustapha Merzoughi, Kevin Gonot, Leonard Lopez e Salim Machou sono stati condannati a morte per impiccagione, a seguito di un processo che ha confermato la loro partecipazione all’ISIS. “Le prove e la confessione mostrano che ti sei unito al gruppo dello Stato Islamico e che hai lavorato nel suo ramo militare”, ha riferito il giudice a Merzoughi, l’ultimo dei francesi ad aver ricevuto la sentenza di condanna. Negli ultimi mesi l’Iraq ha arrestato migliaia di sospetti jihadisti, compresi numerosi stranieri, catturati nella vicina Siria dalle Syrian Democratic Forces (SDF). Le SDF, supportate dagli Stati Uniti, hanno recentemente concluso la loro battaglia contro l’ISIS con la presa di Baghouz, ultima roccaforte dei terroristi in Siria, che è stata liberata il 23 marzo. Tuttavia, il Paese deve ora gestire i prigionieri e i loro processi. 

Le autorità giudiziarie irachene hanno dichiarato di aver processato e condannato più di 500 membri stranieri dell’ISIS, dall’inizio del 2018. “Non sono colpevole di crimini e omicidi, sono colpevole di essere andato in Siria”, si è difeso Merzoughi, di fronte al giudice. “Chiedo perdono al popolo iracheno, siriano, francese e alle famiglie delle vittime”, ha aggiunto. Merzoughi, 37 anni, cittadino francese di origine tunisina, ha raccontato agli investigatori di aver prestato servizio nell’esercito francese dal 2000 al 2010 e di aver preso parte ad una missione in Afghanistan, nel 2009. In Francia, viveva a Tolosa, la città natale dei due famosi fratelli jihadisti, Fabien e Jean-Michel Clain, che rivendicarono gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015 e rimasero uccisi combattendo in Siria. Per la sua preparazione alla jihad, Merzoughi si è recato prima in Belgio, poi in Marocco ed è stato, in fine, sottoposto ad un “addestramento religioso e militare ad Aleppo”, nel nord della Siria.

Un altro jihadista francese, Fodhil Tahar Aouidate, è apparso di fronte alla corte, lunedì 27 maggio, ma il suo processo è stato rinviato al 2 giugno. L’uomo ha denunciato di essere stato picchiato mentre si trovava in custodia, nelle carceri irachene, e il rinvio garantitogli è funzionale a consentire di effettuare una visita medica, per confermare o smentire tali fatti. Aouidate, 32 anni, effettuò un primo viaggio in Siria nel 2013 e ci ritornò nel 2014, per unirsi all’ISIS, secondo quanto ha riportato la magistratura francese. A seguito dell’attentato del 13 novembre 2015 a Parigi, dove persero la vita 130 persone, Aouidate ha diffuso un filmato in cui diceva che era “suo grande piacere e gioia vedere patire questi miscredenti, mentre noi soffriamo qui”. Da parte sua, lunedì 27 maggio, il governo francese ha riferito che avrebbe fatto tutti “i passi necessari” per cercare di impedire la pena di morte contro i propri cittadini. “La Francia si oppone in linea di principio alla pena di morte in ogni circostanza e in ogni luogo”, ha dichiarato il Ministero degli Esteri, che ha aggiunto che i detenuti stavano ricevendo assistenza consolare e che gli era assicurata una rappresentanza legale, in vista di un appello, che possono presentare entro 30 giorni. Il Ministero ha aggiunto, tuttavia, che Parigi “rispetta la sovranità delle istituzioni irachene” e ha riaffermato che i cittadini francesi arrestati in Siria non verranno rimpatriati e non saranno processati in Francia. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.