Libia: scoperti aerei russi che trasportavano carichi non identificati ad Haftar

Pubblicato il 28 maggio 2019 alle 17:36 in Africa Libia

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Un’indagine dell’emittente araba Al-Jazeera ha scoperto che due aerei da carico di fabbricazione russa hanno trasportato materiale non identificato presso basi aeree controllate dal generale libico Khalifa Haftar.

Utilizzando immagini satellitari e informazioni di volo, è stato appurato che due aerei Ilyushin 76, registrati presso la società kazako-emiratina Reem Travel, hanno effettuato una serie di viaggi dagli Emirati Arabi Uniti, in Israele e in Giordania, per arrivare alle basi militari controllate da Haftar in Libia a inizio aprile. Proprio in quei giorni, il comandante libico, a capo delle truppe dell’Esercito nazionale (LNA), stava tentando di catturare la capitale Tripoli, controllata dal governo del primo ministro Fayez al-Sarraj, riconosciuto a livello internazionale. Sembra che i trasmettitori degli aerei siano stati spenti durante il volo.

La Libia è attualmente soggetta a un embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite. Tuttavia, tale condizione sembra non essere applicata in quanto sia Haftar sia il governo riconosciuto a livello internazionale continuano a ricevere armi.

Un video pubblicato su YouTube dalle forze di Haftar mostra il carico di uno degli aerei, con il numero di tracciatura UP-I7645, che viene scaricato presso la base aerea di Tamanhant. Un funzionario del luogo afferma che “il denaro sarebbe stato ricevuto da un comitato speciale sotto la supervisione delle Forze armate libiche”, una definizione che sembra riferirsi all’Esercito Nazionale Libico del comandante Haftar.

L’analista Bill Law ha sostenuto in un’intervista ad Al-Jazeera che “quello che stiamo vedendo sono molti giocatori che fanno il loro ingresso in Libia: è una ricetta che sta portando a riprodurre lo stesso scenario dello Yemen. Sta iniziando ad emergere una guerra per procura. In questa situazione di vuoto, sono sempre i giocatori esterni a emergere e ora stiamo vedendo questo”.

Il sedicente Esercito nazionale libico di Haftar riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Russia mentre il Qatar e la Turchia appoggiano il governo di Fayez al-Serraj riconosciuto a livello internazionale. L’assalto del generale a Tripoli, iniziato il 4 aprile, si è recentemente arrestato mentre i combattenti fedeli al governo della capitale continuano a mantenere una difesa di successo.

Il portavoce ufficiale dell’operazione governativa “Vulcano di rabbia”, Mohammed Qununu, ha dichiarato martedì 28 maggio al quotidiano The New Arab che non ci sono stati “combattimenti diretti” con le forze di Haftar, ma che le truppe dell’Esercito nazionale continuano a condurre un intenso bombardamento sulla capitale.

Fino ad oggi, i combattimenti nei pressi di Tripoli hanno causato la morte di almeno 510 persone, e hanno costretto circa 75.000 civili a fuggire dalle proprie case. Questo momento rappresenta una fase molto critica per la Libia, sconvolta da anni di instabilità e violenze. A seguito della deposizione del dittatore Muammar Gheddafi, attraverso un intervento NATO capeggiato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011, il Paese non è mai riuscito ad effettuare una transizione democratica. I due governi rivali, uno creato a Tripoli con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e uno con sede a Tobruk, in Cirenaica, non sono riusciti a trovare una soluzione politica alla situazione nel Paese e si trovano ora in conflitto aperto.

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Chiara Gentili

di Redazione

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