Libia: arrestato comandante dell’ISIS, rischio infiltrazioni terroristiche tra le fila di Haftar

Pubblicato il 28 maggio 2019 alle 7:03 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Ministero dell’Interno del Governo di Accordo Nazionale (GNA) ha annunciato l’arresto di un comandante dell’ISIS, conosciuto come Amir Al-Hisbah, l’Emiro della Dottrina, e di un altro militante legato ad al-Qaeda. Le autorità di Tripoli hanno poi denunciato casi di infiltrazione terroristica tra i soldati di Haftar. 

In una dichiarazione, rilasciata domenica 26 maggio, il Ministero ha confermato le catture e ha riferito che queste sono avvenute nel mese di aprile, senza aggiungere ulteriori dettagli. Le autorità di Tripoli hanno, tuttavia, sottolineato la loro continua cooperazione con gli Stati vicini nei programmi congiunti di lotta alla criminalità e al terrorismo. Per quanto riguarda la guerra a Tripoli, il GNA ha ribadito che presenterà una serie di prove al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, per dimostrare i crimini di guerra compiuti dal generale Khalifa Haftar e l’infiltrazione di gruppi terroristici e criminali nelle sue file. Il Ministero dell’Interno ha specificato di aver rilevato le attività di alcuni gruppi estremisti coinvolti nell’attacco contro Tripoli, lanciato il 4 aprile dal generale di Tobruk. A supporto di tale accusa, esisterebbe una fatwa religiosa, l’opinione di un dotto islamico, che accusa gli uomini che combattono per difendere Tripoli di non essere veri musulmani. Tali infiltrazioni sono, tuttavia, da verificare. 

È importante sottolineare che Haftar è considerato da i Paesi che lo sostengono, tra cui Egitto, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, come un baluardo contro la minaccia islamista, sopratutto a seguito della sua missione nel Sud della Libia, nell’instabile regione del Fezzan, dove il generale ha portato avanti una campagna contro i numerosi gruppi jihadisti presenti nell’area. Tuttavia, è vero anche che l’assalto contro Tripoli ha attivato alcune cellule dormienti dell’ISIS, che approfittano dei combattimenti nella capitale per effettuare nuovi attacchi in altre aree. Il 9 aprile, per esempio, alcuni militanti dello Stato Islamico avevano effettuato un assalto nella città libica di al Fuqaha, situata nel distretto centrale di Giofra, nel deserto, a circa 600 km da Tripoli. L’attacco aveva ucciso almeno 3 persone, tra cui il presidente di un Consiglio locale, e il capo delle guardie municipali era stato rapito. 

Intanto, a Tripoli, l’offensiva continua. Le milizie di Haftar non sono ancora riuscite a rompere le difese meridionali della capitale e, fino ad oggi, i combattimenti nella città hanno causato la morte di almeno 510 persone, e hanno costretto circa 75.000 civili a fuggire dalle proprie case. Questo momento rappresenta una fase molto critica per la Libia, sconvolta da anni di instabilità e violenze. A seguito della deposizione del dittatore Muammar Gheddafi, attraverso un intervento NATO capeggiato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011, il Paese non è mai riuscito ad effettuare una transizione democratica. I due governi rivali, uno creato a Tripoli con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e uno con sede a Tobruk, in Cirenaica, non sono riusciti a trovare una soluzione politica alla situazione nel Paese e si trovano ora in conflitto aperto. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.