Kuwait: invito alla cautela di fronte alle tensioni regionali

Pubblicato il 28 maggio 2019 alle 15:02 in Kuwait Medio Oriente

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L’emiro del Kuwait, lo sceicco Sabah al-Ahmad al-Jabir Al Sabah ha dichiarato, lunedì 27 maggio, che bisogna essere cauti e preparati di fronte alle tensioni della regione del Golfo, le cui conseguenze e sviluppi potrebbero essere pericolosi. Secondo lo sceicco, la prudenza è la chiave per preservare la sicurezza e la pace dell’area ed è necessario salvaguardare quanto realizzato sino ad ora all’interno del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), una garanzia nella lotta alle sfide attuali.

In occasione degli ultimi dieci giorni del mese di Ramadan, il mese sacro per i musulmani dedicato al digiuno, alla preghiera e alla meditazione, che ha avuto inizio il 5 maggio scorso, l’emiro kuwaitiano ha sottolineato che la stabilità regionale potrà essere raggiunta solo attraverso la sinergia, la cooperazione, la coesione e l’unità nazionale, che non deve essere violata. Inoltre, per Sabah al-Ahmad, è necessario rafforzare il fronte interno al Paese per proteggere i propri confini da coloro che cercano di destabilizzarlo, alimentando tensioni e danneggiandone il tessuto sociale.

Rivolgendosi al proprio popolo, l’emiro ha affermato che il Kuwait è al sicuro ma è necessario che tutta la nazione abbia fiducia e devozione e si impegni intensamente per continuare a progredire e a realizzare gli obiettivi auspicati. “Lo status di eccellenza del nostro Paese deve renderci orgogliosi. Pertanto, è necessario profondere sforzi per preservarne la sicurezza e diffondere la cultura della pace”, questo il suo invito.

Secondo l’emiro kuwaitiano, è necessaria altresì una cooperazione “costruttiva” tra le autorità legislative ed esecutive del Paese, al fine di rafforzare le istituzioni del Paese, lo Stato di diritto e continuare a sviluppare le riforme desiderate. Tale collaborazione porterebbe,

poi, al completamento e all’applicazione delle leggi pianificate e del programma economico elaborato precedentemente. Quest’ultimo mira a diversificare le fonti produttive nazionali e a creare opportunità di lavoro soprattutto per i giovani, guidando il Kuwait verso lo sviluppo e verso guadagni derivanti non solo dal petrolio.

Sabah al-Ahmad ha poi invitato tutti i media a svolgere il proprio lavoro in modo cosciente e responsabile, senza alcuna distorsione, soprattutto in momenti critici come quelli attuali. Anche in questo caso, il focus è la salvaguardia della sicurezza e dell’unità della nazione. La critica dell’emiro è rivolta soprattutto ai social media, spesso un terreno fertile per innescare tensioni e odio all’interno della società.

Lo scenario politico regionale è divenuto particolarmente instabile negli ultimi mesi, a causa di tensioni riguardanti soprattutto USA ed Iran. A partire dall’8 maggio 2018, data in cui il presidente americano, Donald Trump, ha deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare, le relazioni bilaterali tra i due Paesi sono peggiorate, a causa della re-imposizione delle sanzioni contro Teheran. Ad un anno di distanza dall’uscita dal patto, l’8 maggio 2019, Washington ha schierato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nei mari del Medio Oriente, con il fine di dimostrare la propria forza nel caso di eventuali attacchi dalla controparte iraniana. Teheran, per tutta risposta, ha dichiarato di non voler più rispettare le limitazioni sull’arricchimento dell’uranio e ha descritto la presenza americana un bersaglio da colpire. L’Iran ha poi accusato gli Stati Uniti di condurre una “guerra psicologica” ed il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha affermato che “non c’è possibilità” di negoziare con gli Stati Uniti per ridurre le tensioni.

Dal canto suo, il Kuwait, insieme all’Oman, è uno dei Paesi del Golfo relativamente pacifico, caratterizzato da una politica estera indipendente e da una posizione neutrale. Lo Stato ha svolto un ruolo rilevante nel mediare la crisi del Golfo, scoppiata il 5 giugno 2017, quando Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto hanno interrotto le relazioni diplomatiche con il Qatar, con l’accusa di aver finanziato e sostenuto le organizzazioni terroristiche. Successivamente, il 1 gennaio 2018, l’Emirato, dopo una pausa di circa 40 anni, è divenuto membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu, l’organo dell’organizzazione internazionale, la cui responsabilità principale è il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Lo Stato del Golfo era entrato a far parte delle Nazioni Unite nel 1963, ma era stato eletto come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza soltanto una volta, nel biennio 1978-1979.

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di Redazione

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