Israele: fallisce la formazione del nuovo governo, previste seconde elezioni

Pubblicato il 28 maggio 2019 alle 14:45 in Israele Medio Oriente

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Il neoeletto Parlamento di Israele sta redigendo un disegno di legge per decretare il suo scioglimento. La mossa giunge alla scadenza del termine ultimo per la formazione, da parte del primo ministro Benjamin Netanyahu, di un nuovo governo di coalizione. Se il decreto dovesse passare, Israele affronterà le sue seconde elezioni nazionali nel giro di pochi mesi.

All’indomani delle votazioni del 9 aprile, il premier di Tel Aviv sembrava poter contare nuovamente su una coalizione di maggioranza dopo che il suo partito, Likud, aveva ottenuto 35 seggi ed era pronto ad allearsi con altri partiti minori di destra per formare una maggioranza più solida. Tuttavia, anche Blu e Bianco, l’alleanza politica guidata da Benny Gantz e formatasi nel febbraio 2019, pur non potendo contare su ulteriori intese, aveva conquistato 35 seggi. Netanyahu sembrava quindi destinato a diventare il primo ministro israeliano più longevo, superando lo stesso David Ben-Gurion, padre fondatore del Paese.

Nonostante i presupposti, il futuro governo del premier è stato messo in crisi da una serie di complicazioni. L’ex ministro della Difesa, Avigdor Lieberman, si è infatti rifiutato di piegarsi alle richieste dei piccoli partiti ebraici ultraortodossi e ha insistito sull’approvazione di una nuova legge che impone l’ordine militare agli ortodossi estremisti di sesso maschile. Lieberman ha sottolineato, lunedì 28 maggio, che non cederà e ha sostenuto di volere subito nuove elezioni. Senza di lui, Netanyahu non può avere la maggioranza. Per governare e formare la coalizione di cui ha bisogno, il primo ministro avrebbe dovuto ottenere sia l’appoggio del partito di Lieberman, Yisrael Beitenu, sia quello degli ultraortodossi. Il Likud, insieme ai suoi alleati, avrebbe raggiunto così 65 dei 120 seggi nel Parlamento, inclusi i 5 seggi di Yisrael Beitenu e i 16 degli ultraortodossi.

Un portavoce del Likud ha riferito oggi, martedì 28 maggio, che “se Lieberman continua a insistere per abbattere il governo, il partito deve iniziare i preparativi in vista delle elezioni”. Avigdor Lieberman, ex ministro della Difesa di estrema destra, ha altresì chiesto a Netanyahu di porre fine ai tentativi di tregua con Hamas e di cambiare radicalmente la politica nei confronti del gruppo di Gaza come condizione per unirsi a qualsiasi coalizione di destra. L’accordo per il cessate il fuoco è entrato in vigore lunedì 6 maggio, dopo una serie di lanci di missili e attacchi aerei, che hanno causato la morte di 24 palestinesi, tra cui alcune donne e un bambino di 14 mesi. Anche 4 israeliani hanno perso la vita in queste giornate di violenza. La tregua prevede che l’esercito israeliano smetta di attaccare i cortei di protesta pacifici, ma anche misure per una vita quotidiana più dignitosa a Gaza. Israele dovrebbe garantire una maggiore fornitura di elettricità alla Striscia, che ne riceve solo per poche ore al giorno. Inoltre, dovranno essere aumentate le quantità di beni importati nell’enclave, per soddisfare il fabbisogno della popolazione. Infine, l’ultima condizione prevede il miglioramento delle strutture carcerarie israeliane dove sono detenuti i prigionieri palestinesi.

Nei prossimi mesi, Netanyahu dovrà inoltre affrontare potenziali accuse di corruzione, frode e abuso d’ufficio. Nonostante il premier si sia presentato alle elezioni indebolito da tali scandali, il suo destino politico ha decretato ancora una volta il successo elettorale. La campagna di Netanyahu si è basata sulla linea dura nei confronti della resistenza palestinese e sui successi ottenuti nelle relazioni con i maggiori leader mondiali. Uno dei più importanti traguardi raggiunti durante il suo mandato è stato il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, avvenuta il 14 maggio 2018. Tale evento ha seguito il riconoscimento della città come capitale di Israele, da parte degli Stati Uniti, nonostante la Città Santa goda di uno status internazionale, regolato da un piano di spartizione delle Nazioni Unite. Un altro rilevante successo è stato il riconoscimento americano, avvenuto il 25 marzo, della sovranità israeliana sulle Alture del Golan, conquistate alla Siria a seguito della vittoria della guerra arabo-israeliana del 1967. L’ultimo annuncio di Netanyahu, durante questa campagna elettorale, ha riguardato l’intenzione di annettere le colonie israeliane in Cisgiordania, un atto considerato illegale secondo il diritto internazionale. A tale proposito, l’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite ha dichiarato che Netanyahu attenderà che il piano di pace americano per il Medio Oriente venga svelato, prima di annettere le colonie israeliane della Cisgiordania.

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Chiara Gentili

di Redazione

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