Negoziati Oslo, Guaidó: Maduro si dimetta

Pubblicato il 28 maggio 2019 alle 6:10 in America Latina Venezuela

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L’appello di Juan Guaidó è arrivato poche ore dopo che la Norvegia aveva annunciato che i negoziati con i rappresentanti del presidente Nicolás Maduro continueranno durante questa settimana.
In precedenza, il presidente dell’Assemblea Nazionale aveva pubblicato un tweet ribadendo che l’opposizione si accontenterà solo della rimozione di Maduro, nonostante i negoziati in Norvegia.“Perseguiamo tutte le opzioni con responsabilità. Il nostro percorso è molto chiaro: la fine dell’usurpazione, la creazione di un governo provvisorio ed elezioni libere, e lotteremo fino alla fine”, ha scritto Guaidò.L’appello è arrivato poche ore dopo che il ministero degli Esteri norvegese aveva annunciato che il secondo round dei negoziati tra i rappresentanti di Maduro e di Guaidó si terranno questa settimana.Maduro, da parte sua, ha ringraziato il governo norvegese per i suoi sforzi nel rendere possibili tali negoziati. “La nostra delegazione si recherà a Oslo con la volontà di lavorare sull’agenda globale concordata e di promuovere la creazione di grandi accordi”, ha scritto sul suo profilo Twitter nella giornata di sabato.In precedenza, Guaidó si è servito di una combinazione di proteste di piazza e colloqui con Washington nei suoi tentativi di estromettere Maduro. Il suo inviato negli Stati Uniti, Carlos Vecchio, ha incontrato nelle settimana scorse i funzionari del Dipartimento di Stato e del Pentagono. Secondo alcune fonti, Vecchio avrebbe inviato una lettera al Pentagono chiedendo “una pianificazione strategica e operativa” nel paese caraibico.
Intanto il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha espresso la speranza che i negoziati di Oslo si concentrino sulla destituzione di Maduro.

All’inizio di maggio, l’opposizione venezuelana aveva tentato di realizzare un colpo di stato. Juan Guaidó e i suoi sostenitori si erano radunati a Caracas di fronte alla base militare di Carlota. In precedenza, Guaidó aveva invitato il popolo venezuelano e l’esercito a scendere in strada per completare l’operazione e rovesciare il presidente Nicolás Maduro. Da parte sua, Maduro, così come il ministro della Difesa, il generale Vladimir Padrino, hanno dichiarato la lealtà delle forze armate alle autorità legittime. Successivamente, l’amministrazione presidenziale ha annunciato il fallimento del tentativo di colpo di stato e Maduro ha ordinato l’apertura di un’inchiesta.

Lo scorso 30 aprile, infatti, Guaidó aveva annunciato l’inizio della fase finale della cosiddetta “Operazione Libertà”, volta a rovesciare il governo di Maduro servendosi dell’esercito. Il governo statunitense è tra i principali sostenitori del leader dell’opposizione.

Sullo sfondo della dichiarazione di Guaidó, i suoi sostenitori hanno organizzato una rivolta a Caracas nel distretto Chacao. Per disperderli le forze dell’ordine hanno usato i gas lacrimogeni. A seguito degli ultimi scontri, secondo stime non ufficiali, in tutto il paese 13 persone sono morte e oltre un centinaio sarebbero rimaste ferite.

Da gennaio il paese caraibico sta affrontando una grave crisi politica ed economica. Lo scorso 5 gennaio Juan Guaidó è stato eletto presidente dell’Assemblea Nazionale, controllata dall’opposizione. Il 23 gennaio, l’opposizione venezuelana ha tentato un colpo di stato e il presidente del parlamento, Juan Guaidó, si è autoproclamato presidente ad interim del Paese. Questa azione è stata appoggiata dagli Stati Uniti e da oltre 50 paesi. Oltre che dalla Russia, che ha inviato negli ultimi mesi alcuni suoi militari a Caracas, Maduro, che rimane attualmente il legittimo presidente costituzionalmente eletto del paese caraibico, è sostenuto da diversi paesi tra cui spiccano Cuba, partner storico di Caracas, Messico, Cina, Turchia, Bielorussia, Indonesia, Bolivia, Iran, Siria, El Salvador e Nicaragua.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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