Incontro diplomatico USA-Taiwan dopo 40 anni: aumenta l’indignazione della Cina

Pubblicato il 27 maggio 2019 alle 13:49 in Cina Taiwan USA e Canada

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Le autorità di Taiwan hanno confermato, lunedì 27 maggio, di aver intrattenuto colloqui a sorpresa con il personale dell’amministrazione statunitense durante la visita del capo della sicurezza nazionale di Taipei, David Lee, alla Casa Bianca. L’incontro tra Lee ed il Consigliere americano per la sicurezza nazionale, John Bolton, si sarebbe svolto tra il 13 e il 21 maggio e sarebbe stato il primo da quando i due Paesi hanno interrotto i loro rapporti diplomatici formali nel 1979, 40 anni fa.    

“Durante il suo viaggio, insieme agli ufficiali governativi americani, il Segretario generale Lee ha incontrato i rappresentanti dei nostri alleati diplomatici, ribadendo il sostegno e l’impegno reciproco per una regione indo-pacifica libera e aperta”, si legge nella dichiarazione del Ministero degli Esteri di Taipei.

Alla notizia dell’incontro tra gli alti funzionari di Washington e Taipei, dopo circa quattro decenni di mancate relazioni, la Cina, che si trova in aperta contesa con entrambi gli Stati, ha subito reagito con disappunto. “Siamo estremamente delusi e decisamente contrari a tutto questo”, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri, Lu Kang, a margine di una conferenza stampa tenutasi in giornata. L’uomo ha anche specificato che Pechino è contro ogni forma di scambio ufficiale tra gli Stati Uniti e Taiwan. La Cina considera l’isola del Pacifico una provincia separatista e si è detta pronta ad assoggettarla con la forza, se necessario. D’altra parte, Pechino è ormai da mesi bloccata in un’aspra guerra commerciale con gli Stati Uniti, che, dal 10 maggio, hanno imposto una serie di nuovi dazi sui prodotti cinesi per un valore di 200 miliardi di dollari, tassando praticamente quasi tutte le importazioni dalla Cina. Successivamente, il 13 maggio, anche Pechino ha annunciato l’aumento delle tariffe su una serie di prodotti provenienti dagli Stati uniti, per un totale di 60 miliardi di dollari.

La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti è cominciata il 23 marzo 2018, quando Washington ha imposto dazi del 25% e del 10% sulle importazioni dall’estero rispettivamente di acciaio e alluminio. Vista l’esclusione di Europa, Canada, Messico, Australia, Corea del Sud, Argentina e Brasile da questa tassazione, la decisione ha direttamente colpito la Cina. Lo stesso giorno, Trump ha annunciato un piano di tariffe e sanzioni commerciali sui beni importati per un valore stimato intorno ai 60 miliardi di dollari. Pechino ha risposto il giorno seguente, annunciando tasse nei confronti di 128 prodotti americani per un valore di 3 miliardi di dollari. Il 6 luglio 2018 gli Usa hanno imposto dazi addizionali del 25% su altri prodotti cinesi, per un valore di altri 34 miliardi di dollari, dando avvio, secondo Pechino, alla “più grande guerra commerciale della storia economica”. Oggi, dopo più di un anno dall’inizio della “guerra”, i dazi americani sono arrivati a colpire quasi la totalità dei prodotti cinesi esportati negli Stati Uniti.

Le relazioni diplomatiche tra Pechino e Washington sono inoltre diventate più tese a causa del sostegno degli Stati Uniti a Taiwan e della pericolosa posizione militare della Cina nel Mar Cinese Meridionale, dove le pattuglie americane transitano in un regime di la libertà di navigazione. Questa è un’area fortemente contesa tra gli Stati del Sud est asiatico. La Cina frequentemente ammonisce gli Stati Uniti e i loro alleati per le operazioni navali che svolgono vicino alle isole occupate dalla flotta di Pechino. Washington ha espresso preoccupazione per il comportamento della Cina, considerato alla stregua di una “militarizzazione del Mar Cinese Meridionale” e ha sottolineato che la potenza asiatica sta costruendo installazioni militari su isole artificiali e barriere coralline. Pechino difende le sue costruzioni perché necessarie per l’autodifesa, affermando che sono gli Stati Uniti ad aumentare le tensioni nella regione, inviando navi da guerra e aerei militari vicino alle isole rivendicate dalla Cina.

Da quando il presidente americano, Donald Trump, è entrato nella Casa Bianca, gli Stati Uniti stanno conducendo una politica più aggressiva, mandando frequenti pattuglie militari nelle acque contese. L’ultimo episodio si è verificato il 22 maggio, quando l’esercito americano ha inviato due navi della Marina attraverso lo Stretto di Taiwan e ha innervosito la controparte cinese. Quest’ultima sta facendo pressioni militari e diplomatiche per affermare la propria sovranità sull’isola e conduce regolarmente esercitazioni nei pressi di Taiwan. D’altro canto, il Pentagono afferma che Washington, dal 2010, ha venduto a Taipei più di 15 miliardi di dollari in armi.

Nel corso degli ultimi 40 anni, i rapporti tra USA e Taiwan hanno visto una grande fioritura e si sono rafforzati con il processo di democratizzazione dell’isola iniziato negli anni ’90. Il Taiwan Relations Act rimane tuttavia il documento cardine per regolare le relazioni bilaterali, non ufficiali, tra i due Paesi. L’atto, emanato nel 1979, mirava a creare un quadro giuridico di riferimento per rassicurare il popolo taiwanese sulla volontà degli Usa di mantenere pace, sicurezza e stabilità nel Pacifico Occidentale e di continuare relazioni non formali con l’isola, nonostante l’allacciamento di rapporti diplomatici tra Washington e Pechino. Il punto maggiormente controverso del Taiwan Relations Act è quello che riguarda la dimensione politica e in materia di difesa. In ambito di difesa, glli Usa forniscono all’isola di Taiwan ingenti quantitativi di armi e supporto alla formazione e all’addestramento delle forze armate dell’isola. Il Taiwan Relations Act stabilisce che gli Usa forniscano armamenti per la difesa di Taiwan in base alle necessità di quest’ultima.

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Chiara Gentili

di Redazione

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