Libia: Haftar esclude tregua con governo di Tripoli

Pubblicato il 26 maggio 2019 alle 16:45 in Africa Libia

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Il comandante delle forze della Libia orientale, il generale Khalifa Haftar, ha escluso la possibilità di un cessate-il-fuoco in merito alla battaglia a Tripoli, e ha accusato le Nazioni Unite di cercare di dividere la Libia. 

A renderlo noto è stato il giornale francese Le Journal du Dimanche, che ha pubblicato un’intervista ad Haftar. “Certo, la soluzione politica è ancora l’obiettivo. Ma per tornare alla politica, dobbiamo prima finire con le milizie”, ha riferito il generale libico. Haftar ha poi aggiunto che, a suo avviso, il presidente della missione dell’Onu in Libia, Ghassan Salame, non è più imparziale: “La frammentazione della Libia è forse ciò che vogliono i nostri avversari. Questo è ciò che forse vuole anche Ghassan Salame”. 

Le parole dell’uomo forte del governo di Tobruk fanno seguito a un intervento del presidente francese, Emmanuel Macron, il quale, lo scorso 14 maggio, era intervenuto nella questione libica affermando di voler incontrare il comandante Haftar per esercitare pressioni affinché si raggiunga un cessate-il-fuoco e vengano ripresi i colloqui di pace. Tuttavia, la richiesta del presidente dell’Eliseo non ha avuto molta fortuna, come ha riferito anche un funzionario francese all’agenzia di stampa Reuters.

La posizione di Parigi è controversa. La Francia si trova in mezzo ai due leader del Paese, tuttavia è stata più volte accusata di aver sostenuto l’assalto di Haftar contro Tripoli dai Paesi Europei e dallo stesso governo di Serraj, che aveva interrotto i rapporti diplomatici con Macron. Tali accuse sono sempre state negate dall’Eliseo. La Francia ha stretto rapporti con il generale di Tobruk sotto il governo dell’ex presidente, Francois Hollande, e grazie alle politiche portate avanti dal suo ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian. Quando l’attuale presidente francese, Macron, ha nominato Le Drian come suo ministro degli Esteri, Parigi ha aumentato il sostegno a Haftar, in stretto allineamento con l’Egitto e con gli Emirati Arabi Uniti. La posizione di Macron ha creato tensioni con l’Italia, che, da parte sua, ha cercato di assumere un ruolo di primo piano nel processo di pace, per mettere fine alle instabilità della sua ex colonia, in accordo con le Nazioni Unite. Entrambi i Paesi europei sono coinvolti nello sfruttamento delle risorse energetiche della Libia. Nell’ultimo periodo, però, la Francia si è diplomaticamente allineata alla posizione dell’ONU e dell’Europa e ha fortemente condannato le violenze a Tripoli.

Il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli (GNA), riconosciuto a livello internazionale, sta sostenendo un assalto da parte delle forze fedeli al generale Haftar, l’Esercito Nazionale Libico (LNA), impegnato dal 4 aprile in un’offensiva per la conquista della capitale libica. Le milizie dell’LNA non sono ancora riuscite a rompere le difese meridionali della città, tuttavia, finora, i combattimenti hanno comportato la morte di almeno 510 persone, e hanno costretto circa 75.000 civili a fuggire dalle proprie case.

Dalla deposizione del dittatore Muammar Gheddafi, attraverso un intervento NATO capeggiato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011, il Paese soffre una forte instabilità. La Libia è un Paese frammentato e scosso dalle violenze. Il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. L’assedio di Tripoli rappresenta una delle partite principali nello scontro tra le due fazioni, che si fa sempre più violento, a discapito della popolazione locale.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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