Iran: “armi segrete” in grado di affondare navi USA dispiegate nel Golfo

Pubblicato il 25 maggio 2019 alle 12:23 in Iran USA e Canada

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La mossa americana di inviare truppe e navi in Medio Oriente, dopo aver accusato Teheran di essere il mandante dei recenti attacchi ai danni delle petroliere nella regione, è “estremamente pericolosa per la pace internazionale”, ha affermato il ministro degli Esteri iraniano. Lo stesso giorno, un ufficiale del Paese ha divulgato che l’Iran può affondare le navi USA usando missili e “armi segrete”.

Sabato 25 maggio, il Ministro degli Esteri di Teheran, Mohammad Javad Zarif, ha condannato la recente mossa americana, affermando: “La più forte presenza statunitense nella nostra regione è estremamente pericolosa e minaccia la pace e la sicurezza internazionali, e bisognerebbe fare qualcosa in merito”. Le sue parole sono state riportate dall’agenzia di stampa statale IRNA.

Lo stesso giorno, come rende noto l’agenzia di stampa semi-ufficiale Mizan, un ufficiale di alto rango dell’esercito iraniano, il generale Morteza Qorbani, ha affermato che il Paese è in grado di abbattere e affondare le navi da guerra che Washington ha inviato nella regione del Golfo tramite l’uso di missili e di “armi segrete”: “L’America sta inviando due navi da guerra nella regione. Se commetteranno la minima sciocchezza, faremo colare a picco queste navi sul fondo del mare insieme a tutto l’equipaggio e i loro aerei, utilizzando due missili o due nuove armi segrete”. Qorbani è un alto consigliere presso il commando militare iraniano.

La reazione del ministro e dell’ufficiale iraniani si riferisce alle recenti decisioni prese dagli Stati Uniti nel contesto di rinnovate tensioni tra Washington e Teheran, da cui gli USA temono “attacchi imminenti”. In particolare, le operazioni avviate da Washington sono due, una via terra, l’altra via mare: da una parte, venerdì 24 maggio, gli USA hanno annunciato il dispiegamento di 1500 unità in Medio Oriente a scopo preventivo; dall’altra, venerdì 10 maggio, il Pentagono ha approvato l’invio della nave da guerra USS Arlington in Medio Oriente. L’imbarcazione in questione trasporta veicoli anfibi e una batteria di missili Patriot, e si unirà al gruppo da battaglia della portaerei USS Abraham Lincoln, attualmente stanziato nel mar Rosso. La USS Arlington (LPD-24) trasporta marines, veicoli anfibi, velivoli ad ala rotante e una batteria di missili Patriot, e andrà a ingrandire le fila degli arsenali bellici statunitensi dispiegati nella regione mediorientale, presso il Commando Centrale americano CENTCOM. Di esso fa già parte il gruppo della portaerei USS Abraham Lincoln, la quale ha già oltrepassato il Canale di Suez, in Egitto, nella giornata di giovedì 9 maggio. Secondo Washington, tali spostamenti giungono in risposta alla “prontezza iraniana”, recentemente riscontrata, “a condurre operazioni offensive”. Teheran, dal canto suo, ha percepito la mossa di Washington come una “guerra psicologica” architettata per intimidirla.

Il mese di aprile 2019 ha visto una nuova escalation delle tensioni tra Washington e Teheran. Il 23 aprile, il Ministero del Petrolio ha denunciato nuovi attacchi da parte degli americani. Ciò faceva riferimento alla decisione statunitense, annunciata il 22 aprile, di non concedere più esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica. Gli USA assicuravano, però, che l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti avrebbero aumentato la produzione per mantenere stabile l’output e il prezzo del greggio. In risposta, i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz. Allo stesso tempo, il ministro iraniano del Petrolio ha dichiarato che i Paesi del Golfo stavano sovrastimando le loro capacità di produzione petrolifera. 

Il mese di maggio è stato ancora più teso. Il 6 maggio, il Consigliere per la sicurezza nazionale USA, John Bolton, ha riferito che gli Stati Uniti stavano schierando la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nel Golfo, in risposta “a una serie di segnali preoccupanti di escalation” da parte dell’Iran. Due giorni dopo, l’8 maggio, Teheran ha annunciato che non avrebbe più rispettato tali limitazioni imposte dall’accordo sul nucleare del 2015, a causa della crescente pressione americana contro la Repubblica Islamica e del mancato intervento dei Paesi europei a tale riguardo. A complicare ulteriormente il quadro, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno subito una serie di attacchi contro mezzi navali e infrastrutture legate alla produzione di greggio nel Golfo Persico, nelle giornate del 13 14 maggio. Le forze ribelli sciite yemenite, gli Houthi, tradizionalmente sostenuti dalla Repubblica Islamica nella loro rivolta, hanno rivendicato la responsabilità degli assalti. Teheran ha, tuttavia, affermato di non essere coinvolta in nessun modo in tali eventi, nonostante le accuse dell’Arabia Saudita.

Infine, mercoledì 15 maggio, Washington ha ordinato allo staff diplomatico non essenziale di lasciare l’Iraq, poiché la situazione era troppo tesa. “Se l’Iran vuole una guerra, sarà ufficialmente la sua fine” ha riferito Trump, in un tweet pubblicato il 19 maggio, volendo mettere in guardia il regime iraniano dalle conseguenze delle minacce che continuavano ad arrivare contro gli USA. Il tweet è giunto a seguito di un attacco contro la capitale irachena di Baghdad, avvenuto la stessa domenica 19 maggio, e che ha colpito la cosiddetta Zona Verde, dove si trovano edifici governativi e rappresentanze diplomatiche, con un razzo Katiusha. L’assalto si è verificato a pochi metri dall’ambasciata americana in Iraq. A seguito di tali attacchi e scontri verbali, la tensione, nell’area, rimane estremamente alta. 

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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