Il Mali e il terrorismo

Pubblicato il 25 maggio 2019 alle 6:01 in Approfondimenti Mali

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Il Mali è un Paese dell’Africa occidentale che è teatro di scontri tra gruppi armati. La sicurezza dello Stato è peggiorata da quanto, nel 2013, le forze francesi locali hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori a nord che erano stati occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. Al-Qaeda del Maghreb (AQIM) è particolarmente radicata in Mali, dove ha compiuto un attentato, il 20 novembre 2015, contro un hotel di Bamako, in cui sono morte 20 persone. Da allora è stato indetto uno stato di emergenza, che è stato prolungato per la durata di un anno nell’ottobre 2018.

Il Global Terrorism Index 2018 ha inserito il Mali al 22esimo posto tra i 163 Paesi di cui è stato analizzato l’impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 6. Il Mali è teatro anche di scontri etnici che, nel corso degli anni passati, hanno causato la morte di migliaia di persone. I principali scontri coinvolgono i cacciatori di etnia Dogon ed i mandriani Fulani. Nel marzo 2019, alcuni membri dogon hanno ucciso oltre 150 residenti in un villaggio fulani.

Il centro ed il Nord del Paese, in prossimità dei confini con il Burkina Faso ed il Niger, essendo poco controllati, continuano ad essere le aree maggiormente interessate dalle attività terroristiche. Secondo il Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, le autorità del Mali continuano ad aumentare gli sforzi nella lotta contro il terrorismo. Nonostante nel giugno 2015 sia stato firmato un accordo di pace con due coalizioni di gruppi armati, ripristinando il controllo delle forze di sicurezza maliane nel Nord, le autorità di Bamako hanno continuato a chiedere l’aiuto della missione dell’Onu UN Multidimensional Integrated Stabilization Mission (MINUSMA), e delle forze francesi per assicurare la stabilità nella regione, minacciata dai continui attacchi terroristici contro tutte le parti dell’accordo. Nell’ambito della MINUSMA, le Nazioni Unite hanno dispiegato circa 12.000 unità tra polizia ed esercito. Si tratta della missione più pericolosa tra tutte le quelle dei caschi blu. L’iniziativa è stata creata con la Risoluzione 2100 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il 25 aprile 2013, con l’obiettivo di fornire sostegno al processo di transizione politica e stabilizzazione nel Paese.

I soldati francesi continuano a portare avanti la missione anti-terrorismo Barkhane nel Sahel che, nel 2018, è passata da 3.000 soldati a 4.500. Tale forza, insieme all’esercito del Mali, ha lanciato una serie di operazioni per contrastare i gruppi estremisti violenti come al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), al-Murabitoun (AMB), il Movement for Unity and Jihad in West Africa (MUJAO), il Macina Liberation Front e Ansar al-Dine (AAD). L’operazione Barkhane, attiva dall’1 agosto 2014, in particolare, ha cercato di colpire i terroristi nel Mali settentrionale e centrale, in particolare il gruppo Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), il gruppo che si è formato dall’unione della branca sahariana di AQIM, di al-Murabitoun, di Ansar al-Dine e del Fronte di liberazione della Macina, il 2 marzo 2017. Il 3 aprile 2019, l’operazione Barkhane ha reso noto di stare costruendo una nuova base a Gossi, città del Mali centrale dove si trova una ex base dell’Onu.

L’attuale codice penale è stato adottato nel 2013, con l’intenzione di combattere il terrorismo e il crimine transnazionale organizzato. Le forze di sicurezza locali, insieme alla Malian National Guard e alla polizia sono responsabili delle operazioni anti-terrorismo e, al fine di migliorare le loro attività, hanno creato una nuova unità chiamata Forces Speciales Anti-terroristes (FORSAT). Tale organo ha collaborato a stretto contatto con il programma degli Stati Uniti, Antiterrorism Assistance Program, per la prevenzione e la risposta agli attentati. Sotto la guida del Ministero della Difesa, l’esercito maliano rimane la prima entità del Paese incaricata di gestire la sicurezza del Mali. Le autorità di Bamako non dispongono di meccanismi di difesa e controllo efficaci ai confini del Paese, soprattutto a Nord e a Sud, contribuendo ad aumentare l’instabilità di tali aree. Per di più, le unità militari non ricevono gli addestramenti adeguati e non dispongono nemmeno di equipaggiamenti sufficienti a mettere in scurezza i confini del Mali. Al fine di migliorare la situazione, gli USA hanno collaborato con l’esercito locale, aumentando anche gli sforzi per prevenire attacchi contro i cittadini americani che si trovano all’interno del Paese. Le forze armate maliane sotto il Ministero della Difesa (MOD) sono rimaste le entità principali responsabili della protezione del Mali contro le minacce terroristiche. La direzione generale della sicurezza dello Stato, sotto il Ministero della sicurezza e della protezione civile (MOS), ha l’autorità di indagare e detenere persone per reati di terrorismo. Le missioni combinate di controterrorismo che coinvolgono le forze dell’ordine e le unità militari mancano di delineazione e coordinamento ad avviso del Dipartimento di Stato americano.

In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, il Mali è un membro dell’Inter-Governmental Action Group contro il riciclaggio di denaro nell’Africa occidentale e, inoltre, l’unità di intelligence finanziaria di Bamako fa parte del gruppo Egmont of Financial Intelligence Units. In linea con la risoluzione 1373 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulle sanzioni contro al-Qaeda e l’ISIS, il Mali ha introdotto alcune procedure all’interno del proprio codice normativo per abilitare il congelamento degli asset legati ai terroristi che, tuttavia, sono rimaste incomplete. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha la responsabilità di fornire la lista delle sanzioni contro i gruppi terroristici previste dalle Nazioni Unite a tutte le istituzioni nazionali e finanziarie.

Per quanto riguarda il contrasto all’estremismo violento, a giugno 2016, il Mali ha elaborato la sua prima strategia nazionale per la prevenzione della radicalizzazione. Il Ministero degli Affari Esteri è responsabile della coordinazione e del monitoraggio di tale strategia. Il Ministero degli Affari Religiosi, invece, si occupa di collaborare con l’High Islamic Council e altri organi religiosi per promuovere l’Islam moderato e mantenere lo Stato secolare. Tuttavia, l’assenza del controllo da parte del governo centrale nel nord del Paese rende vani tutti gli sforzi per combattere tali fenomeni.

Il Mali è attivo nell’ambito della cooperazione regionale facendo parte dell’Economic Community of West Afrtican States, delle Nazioni Unite, dell’Unione Africana, del Trans-Sahara Counterterrorism Partership e de Global Counterterrorism Forum. Il Mali fa altresì parte del G5-Sahel, un forum istituzionale per la cooperazione nell’Africa occidentale, fondato il 16 febbraio 2014 a Nouakchott, in Mauritania, che ha l’obiettivo di promuovere i legami economici tra i Paesi africani e combattere la minaccia terroristica nella regione. Nel febbraio del 2017 è stata lanciata l’operazione G5 Sahel Force, allo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa nord-occidentale e per contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. La missione si compone di 5.000 ufficiali, tra cui soldati, poliziotti e agenti speciali originari di Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso e Ciad. La Francia è uno dei principali sostenitori dlel’iniziativa.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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