Germania-Iran: incontro diplomatico incentrato sul tema del nucleare

Pubblicato il 25 maggio 2019 alle 6:38 in Germania Iran

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Il direttore generale per gli Affari politici del ministero degli Esteri tedesco, Jens Ploetner, accompagnato dall’ambasciatore tedesco a Teheran, Michael Klor Berchtold, si è recato in Iran per discutere i rapporti tra i due Paesi e l’accordo sul nucleare del 2015. 

L’incontro si è tenuto a Teheran, il 23 maggio, secondo quanto ha riferito l’agenzia di stampa iraniana IRNA. Il quotidiano tedesco, Süddeutsche Zeitung, aveva già annunciato tale visita e ha citato un alto funzionario del ministero degli Esteri tedesco che ha riferito: “la negoziazione politica nella situazione attuale ha un’importanza straordinaria”. Anche l’ambasciatore tedesco a Teheran è dello stesso avviso. A seguito dell’incontro, Klor Berchtold ha scritto in un post su Twitter: “è tempo per la diplomazia”. I due funzionari tedeschi hanno incontrato il viceministro degli Esteri della Repubblica Islamica, Abbas Araqchi. “Colloqui intensi”, ha poi commentato Klor-Berchtold. Il tema principale del colloquio è stato il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). La Germania è uno dei firmatari di tale accordo, da cui il presidente americano, Donald Trump, si è ritirato unilateralmente, l’8 maggio 2018, definendolo la peggior intesa mai stipulata. Con tale mossa gli Stati Uniti hanno reintrodotto le sanzioni contro la Repubblica Islamica e le tensioni con l’Iran sono progressivamente aumentate. 

Il mese di aprile 2019 ha visto una nuova escalation delle ostilità tra Washington e Teheran. Il 23 aprile, il Ministero del Petrolio ha denunciato nuovi attacchi da parte degli americani. Ciò faceva riferimento alla decisione statunitense, annunciata il 22 aprile, di non concedere più esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica. Gli USA assicuravano, però, che l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti avrebbero aumentato la produzione per mantenere stabile l’output e il prezzo del greggio. In risposta, i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz. Allo stesso tempo, il ministro iraniano del Petrolio ha dichiarato che i Paesi del Golfo stavano sovrastimando le loro capacità di produzione petrolifera. 

Il mese di maggio è stato ancora più teso. Il 6 maggio, il Consigliere per la sicurezza nazionale USA, John Bolton, ha riferito che gli Stati Uniti stavano schierando la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nel Golfo, in risposta “a una serie di segnali preoccupanti di escalation” da parte dell’Iran. Due giorni dopo, l’8 maggio, Teheran ha annunciato che non avrebbe più rispettato tali limitazioni imposte dall’accordo sul nucleare del 2015, a causa della crescente pressione americana contro la Repubblica Islamica e del mancato intervento dei Paesi europei a tale riguardo. A complicare ulteriormente il quadro, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno subito una serie di attacchi contro mezzi navali e infrastrutture legate alla produzione di greggio nel Golfo Persico, nelle giornate del 13 14 maggioLe forze ribelli sciite yemenite, gli Houthi, tradizionalmente sostenuti dalla Repubblica Islamica nella loro rivolta, hanno rivendicato la responsabilità degli assalti. Teheran ha, tuttavia, affermato di non essere coinvolta in nessun modo in tali eventi, nonostante le accuse dell’Arabia Saudita.

Infine, mercoledì 15 maggio, Washington ha ordinato allo staff diplomatico non essenziale di lasciare l’Iraq, poiché la situazione era troppo tesa. “Se l’Iran vuole una guerra, sarà ufficialmente la sua fine” ha riferito Trump, in un tweet pubblicato il 19 maggio, volendo mettere in guardia il regime iraniano dalle conseguenze delle minacce che continuavano ad arrivare contro gli USA. Il tweet è giunto a seguito di un attacco contro la capitale irachena di Baghdad, avvenuto la stessa domenica 19 maggio, e che ha colpito la cosiddetta Zona Verde, dove si trovano edifici governativi e rappresentanze diplomatiche, con un razzo Katiusha. L’assalto si è verificato a pochi metri dall’ambasciata americana in Iraq. Un corrispondente dell’emittente emiratina al- Arabiya ha confermato: “Tutti gli indizi dimostrano che l’attacco mirava all’ambasciata americana”. A seguito di tali attacchi e scontri verbali, la tensione, nell’area, rimane estremamente alta. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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